Un accordo per i diritti TV da 1 miliardo di euro: basta veramente?

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Dopo un’asta più che travagliata, con mancati accordi a destra e a sinistra, la Serie A è riuscita a vendere i propri diritti TV per la cifra che voleva: 1,05 miliardi di euro a stagione per il prossimo triennio. Il compratore è stato MediaPro, società spagnola che ora sta trattando – non senza difficoltà – per venderli a Sky o Mediaset.
Secondo un’analisi riportata da Calcio e Finanza, la Serie A viene valutata 1,42 miliardi di euro all’anno, a cui vanno aggiunto circa 370 milioni di Euro per la vendita dei diritti all’estero; considerando anche la vendita nazionale ed internazionale della Coppa Italia e della Supercoppa Italiana, bisogna togliere dal totale circa 50 milioni di euro di commissione per Infront, il 10% per la mutualità, più 60 milioni per il paracadute e 20 milioni per i premi della Coppa Italia e versamenti di Serie B. In totale, il guadagno effettivo si aggirerà intorno agli 1,2 miliardi di euro all’anno, in aumento di circa 300 milioni rispetto ai numeri attuali.
La nuova legge per i diritti tv è, più o meno, in linea con quanto guadagnano in Spagna, che l’anno scorso ha stipulato un contratto da 1,25 miliardi di euro, tra l’altro scontentando di molto le big Real Madrid e Barcellona, che hanno avuto 75 milioni di euro in meno rispetto a prima. Il divario maggiore, però, è quello con l’Inghilterra. In questo momento la Premier League è il campionato con più appeal del mondo e guadagna più del doppio dell’Italia. Nell’ultimo accordo, infatti, il calcio inglese è stato valutato 2,39 miliardi di euro, ma nei prossimi anni la forbice potrebbe tranquillamente allargarsi, con la FA, cioè la federazione calcistica inglese, intenzionata ad arrivare, attraverso anche i mercati esteri, a circa 6 miliardi di euro. Insomma, ci avviciniamo verso un vero e proprio impero britannico, con le squadre inglesi pronte ad avere una potenza di fuoco spaventosamente superiore rispetto a quella delle compagini degli altri paesi europei.
Dov’è che questo ampio distacco è palesemente visibile? Neanche a dirlo, sul mercato. Parlavamo di potenza di fuoco: ebbene, soltanto analizzando l’ultimo mercato di riparazione, si vede quali sono le differenze tra l’Italia e il resto d’Europa. C’è da dire che, in realtà, in Serie A non si vedono mai movimenti enormi nella sessione di gennaio, ma quest’anno si è quasi raschiato il fondo del barile, visto e considerato che l’acquisto più oneroso è stato quello che ha portato Pol Lirola dalla Juventus al Sassuolo – da dove era in prestito – per un totale di sette milioni di euro. In Inghilterra, invece non si è badato a spese: l’Arsenal, neanche classificata tra le prime quattro l’anno scorso e molto probabilmente nemmeno quest’anno, aveva bisogno di un attaccante e ha tirato fuori dal portafoglio 64 milioni di euro per portare Aubameyang a Londra. Il Manchester City di Guardiola, invece, non contento di aver comprato in estate Walker, Danilo e Mendy, ha pensato bene di portare a casa dall’Athletic Bilbao il difensore francese Aymeric Laporte pagando la clausola di 65 milioni di euro.
Sul podio, invece, abbiamo, in ordine, il passaggio di Diego Costa dal Chelsea all’Atletico Madrid per 66 milioni di euro, quello di Van Dijk dal Southampton al Liverpool per circa 79 milioni di euro e Coutinho, che dal Liverpool è andato al Barcellona per la modica cifra di 120 milioni di euro + 40 di bonus.
Siamo di fronte a uno spartiacque? Dovremo essere sempre spettatori del mercato e mai protagonisti in Italia? Di certo non lo sappiamo, ma tutte le manfrine che stanno accadendo in materia di diritti TV non fanno sperare sicuramente niente di buono. Intanto il calcio europeo si evolve: e noi?