Un anno di pizza Unesco: boom di richieste di pizzaiuoli di scuola napoletana in tutto il mondo

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Nell’arco di un anno si è registrato un boom di richieste di pizzaiuoli di scuola napoletana in tutto il mondo. E ancora, si è capito che la pizza fatta a regola d’arte è cosa diversa da quella industriale il che significa “una vittoria della cultura artigianale rispetto alle lobby del cibo anonimo e industrializzato”. Lo ha detto il presidente della Fondazione UniVerde Alfonso Pecoraro Scanio alla Reggia di Portici, sede del Dipartimento di Agraria della Università degli Studi Federico II, in occasione del primo compleanno del riconoscimento ottenuto dall’Unesco sull’arte del Pizzaiuolo napoletano. Alla platea di pizzaioli, professori universitari e studenti, Pecoraro Scanio ha ricordato che “è cresciuta l’apertura di locali all’estero e in Italia di pizzaiuoli di scuola napoletana ed è aumentato l’export di prodotti della nostra agricoltura legati alla attività della pizza: dalle farine ai pomodori, dalla mozzarella all’olio extravergine di oliva”. Un successo lusinghiero per il piatto più conosciuto al mondo. Adesso però “bisogna aumentare la capacità dei pizzaiuoli, e in generale di coloro che fanno ristorazione, di saper raccontare cosa è un prodotto artigianale, quale è il territorio che c’è dietro – ha spiegato Pecoraro Scanio -. Dobbiamo evitare che vi siano usi commerciali e distorti di quello che è un riconoscimento dato non alla pizza ma alla cultura, all’arte, alla capacità di trasformare i prodotti del territorio in quello che è diventato il piatto più conosciuto del pianeta”. Nel corso dell’incontro moderato dal giornalista Luciano Pignataro è giunto il messaggio della sottosegretaria alle Politiche agricole, alimentari forestali e del turismo, Alessandra Pesce: ”Questo riconoscimento, in modo del tutto speciale, mette l’accento sull’arte intesa come capitale umano e immateriale del Pizzaiuolo. Non solo, il capitale immateriale della sapienza e della tradizione trascina con sé il patrimonio materiale dei territori, composto da produzioni di eccellenza, quali pomodori, mozzarelle di bufala, fior di latte, farine e olii di oliva, ingredienti che divengono capaci di generare valore per le comunità e di trasmettere una cultura del cibò’ si legge “Occasioni come questa di oggi offrono reali strumenti per comprendere come una tradizione artigianale, la cui sapienza viene tramandata di generazione in generazione, possa costituire un modo per rafforzare l’identità di un territorio, divenire uno dei principali simboli dell’Italia nel mondo e nello stesso tempo costituire una reale opportunità di lavoro per le nuove generazioni”. Alla Reggia è stato presentato anche un annullo filatelico con cartoline celebrative del primo anniversario. Al tavolo si sono alternati gli interventi dei relatori: Matteo Lorito direttore del Dipartimento di Agraria, Rosanna Romano direttore generale per le politiche culturali e turismo della Regione Campania, Antonello De Riu per il Ministero degli Affari Esteri, Jimmy Ghione inviato di Striscia la Notizia, Sergio Miccòù presidente associazione pizzaiuoli napoletani, Antonio Pace presidente associazione verace pizza napoletana, Gennaro Masiello vice presidente nazionale Coldiretti e presidente Coldiretti Campania. Tra i presenti in sala il sindaco di Portici Vincenzo Cuomo, il presidente dell’associazione culturale Oronero dalle scritture del fuoco Carmine Maione.