Un caso su mille?

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Bakary Coulibaly è il primo laureato migrante dell’Università di Sassari. Lui, arrivato con un barcone, ha dimostrato grandi potenzialità e determinazione a tutti noi, italiani, soprattutto a quelli scettici riguardo l’argomento ‘’immigrazione’’.
Diventerà o non diventerà un talento, sicuramente ha mostrato tenacia e forza d’animo di fronte ai pregiudizi destinati alle persone come lui. Tutto è relativo a ciò che fai o a ciò che sei: un diploma, una laurea ed ogni tipo di traguardo raggiunto può essere di grande valore per chi ha dovuto lottare per conquistarlo; così come può essere considerato di poco valore per chi ha avuto un percorso facilitato.
A tutti dovrebbero essere riconosciute le azioni buone o semplicemente quelle degne di nota. Ma in questo caso il riconoscimento dovrebbe valere doppio per i sacrifici che il ragazzo ha dovuto affrontare. Non è semplice perseguire obiettivi importanti quando il mondo ti è ‘’contro’’, soprattutto se ti viene attribuito uno stigma negativo difficile da rimuovere. Infatti, molti studi dimostrano che c’è una forte correlazione tra etichettamento negativo e performance: più l’etichetta assume connotazioni negative, più la performance correlata cala.
L’identità personale, cioè il sentimento che in ciascuno si viene a strutturare in ordine all’esistenza e all’unicità della propria persona, è molto fragile (soprattutto in età adolescenziale, durante la sua formazione) e viene influenzata dallo status che ricoprono le persone.
Di conseguenza, una serie di status squalificanti facilita l’assunzione di ruoli, cioè aspettative sociali, altrettanto squalificanti. Da questo processo è evidente capire come sia stato faticoso il percorso di Bakary Coulibaly. Probabilmente se riuscissimo a non essere condizionati dai pregiudizi ci sarebbero più casi di successo come questi.