Un commissario per Napoli

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A cura di Claudio D’Aquino Bisogna commissariare Napoli, come sostiene lo storico Giuseppe Galasso incrociando dal Corriere del Mezzogiorno una polemica con l’economista Massimo Lo Cicero, che dalle colonne del Mattino sembrava A cura di Claudio D’Aquino Bisogna commissariare Napoli, come sostiene lo storico Giuseppe Galasso incrociando dal Corriere del Mezzogiorno una polemica con l’economista Massimo Lo Cicero, che dalle colonne del Mattino sembrava suggerirlo? O, piuttosto, a pensarci meglio, la soluzione finale è un’altra: uno scambio uno a uno dei napoletani con i tedeschi, gli olandesi, gli svizzeri, gli inglesi? Napoli è un “paradiso abitato dai diavoli”. Paradiso per il panorama, il clima, il cibo… E i diavoli? Pullulano tra i vicoli, sfilando dai panni stesi, in tre o quattro sullo stesso motorino, che rombante alza una zaffata di smog e inciviltà. I figli davanti, la moglie dietro, nessuno ha la controfigura di un casco… E no, troppo comodo. Il lazzaro ripulito che risale contromano i vicoli di via Tribunali è certamente un diavolo. Ma non di meno lo è il professionista alto borghese che nel week end si affaccia dagli spalti di Posillipo o di Capri e, sorbendo sul terrazzo rigoglioso un gelato all’ananasso, si duole con il vecchio compagno di classe (e di rituali) per l’irreparabile parabola di sfacelo che ha imboccata dalla città. Esattamente quella in cui torna a vivere dal lunedì al venerdì, trecento giorni all’anno. Questo idealtipo napoletano non hanno mai varcato il confine di Piazza San Ferdinando. Nemmeno da lontano vuole sentire l’afrore dei Quartieri Spagnoli. E’ a lui che è dedicata l’ultima parte del Manifesto delle tre E. Il risveglio collettivo di cui Napoli ha bisogno, viene sì da Economia, Etica ed Estetica, ma non senza un intervento chirurgico sulla pasta umana partenopea e i suoi difetti. Lo si legge sul Manifesto medesimo, alle ultime righe: pressappochismo, infantilismo, incompetenza, arroganza, familismo, clientelismo, rozzezza estetica, trasformismo, provincialismo, disfattismo, sospetto, dietrologia, irriconoscenza, individualismo, rassegnazione. Le mefistofeliche inclinazioni che impediscono al vagone di coda di diventare locomotore, riguardano tutti. L’uomo del basso come l’uomo del terrazzo. Quello che non ha mai visto il mare dalla finestra e quello che dalla finestra vede il mare e il Vesuvio e Capri insieme. Riguarda il lazzaro e riguarda i borghese, che ormai a Napoli non si distinguono nemmeno per l’ammontare del conto in banca e per il numero delle carte di credito nei rispettivi portafogli. E’ questa la Napoli che andrebbe commissariata, se fosse possibile: la Napoli dei napoletani. Ma non potendo mettere un grillo parlante dietro ogni pinocchio partenopeo, una alternativa forse c’è: lo scambio uno a uno (coi tedeschi o con gli inglesi), popolo contro popolo.