Un finale amaro ma prevedibile: il Napoli saluta l’Europa League

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Europa League – Sedicesimi di finale
Stadio: Nuevo Estadio de Los Cármenes (A) – Diego Armando Maradona (R)
Tabellino (Assist): Herrera (Kenedy), Kenedy (Machis), Zielinski (Insigne), Montoro (Foulquier), Fabian (Insigne)
Complessivo: Granada 3 – Napoli 2

Giunge rapidamente al termine l’avventura europea del Napoli, che si ferma ai sedicesimi contro il Granada, un avversario ampiamente alla portata che chiude la qualificazione già nella partita d’andata, con un 2-0 secco. La squadra di Martinez ha sfruttato le debolezze, oramai note, degli azzurri, ed ha ottenuto una qualificazione quasi impensabile nonostante le assenze: gli alibi vengono lasciati a qualcun altro.

Granada 2 Napoli 0 (Andata)
Gli spagnoli, fin dal primo minuto, sono parsi ordinati e concentrati, pronti a far male ai partenopei sfruttando le loro caratteristiche: pressing alto e palle lunghe a scavalcare la difesa. Il Napoli dimostra, ancora una volta, tutta la sua disorganizzazione: malissimo le marcature in occasione del primo goal; la squadra è incapace di offendere a causa di un giro palla lento e prevedibile, orientato a tornare indietro piuttosto che andare avanti. La squadra di Gattuso produce un solo tiro in porta durante tutta la partita, non pericoloso. Il Granada è invece sceso in campo con la mentalità giusta: in seguito ad un 2-0 rapido e letale (al 19’ ed al 21’) ha concesso il possesso al Napoli, in attesa di far male in ripartenza grazie ad un pressing veloce e funzionale, che spesso ha portato alla riconquista del pallone.

Al 78′ il Granada prosegue con il suo pressing alto, nonostante il vantaggio. La loro
organizzazione gli consente di bloccare le linee di passaggio degli avversari aggredendo il portatore di
palla: la transizione si concluderà con la riconquista alta del pallone

L’andata non regala troppe emozioni: il Napoli attacca con poca convinzione, soffrendo molto il pressing avversario. Il primo goal subito dagli azzurri è la perfetta istantanea della squadra allenata da Gattuso, con marcature raramente giuste in fase di copertura.

Napoli 2 Granada 1 (Ritorno)
Gattuso cambia nuovamente assetto tattico, ed il Napoli apre subito le marcature con Zielinski al 3’: Bakayoko scippa un ottimo pallone ed Insigne innesca il polacco, che mette a segno un altro grandissimo goal da fuori area. Gli azzurri giocano bene nei primi 20’, salvo poi rallentare nuovamente con i soliti passaggi all’indietro. Il Granada, inizialmente spaventato dall’immediato vantaggio, comincia a spingere e trova il pareggio, favorito dall’atteggiamento del Napoli: cross dalla destra di Foulquier, che pesca Montoro in area di rigore, perfetto il colpo di testa dell’andaluso. Nonostante la presenza di tre centrali le marcature del Napoli non funzionano, non certo una novità in questa stagione. Al 35’ Insigne colpisce la traversa su punizione, miracolosa la deviazione di Rui Silva. Nei successivi 15 minuti si giocherà pochissimo, nonostante un corposo recupero, a causa di diverse tensioni tra le due squadre ed i continui falli che spezzettano il gioco.
Il Granada perde altri due uomini in corso d’opera, escono infatti Gonalons e Neva prima del secondo tempo, il Napoli sostituisce un disastroso Maksimovic con Ghoulam.
Nella ripresa meglio il Napoli (ma con tre goal da recuperare non potrebbe essere altrimenti), al 52’ Elmas si fa ipnotizzare da Rui Silva e fallisce una clamorosa occasione a tu per tu con il portiere; sette minuti più tardi Fabian accorcia le distanze su un’imbucata di Insigne, il risultato è di 2-1. Mertens subentra ad Elmas e riesce a dare una scossa alla squadra, rendendosi autore prima di un pallonetto e poi di una buona girata di testa, ma il tempo scorre e gli azzurri non riescono a segnare.
Termina con il risultato di 2-1 il ritorno al Maradona, la reazione troppo tardiva e comunque confusionaria del Napoli non basta ad ottenere una qualificazione scontata, almeno sulla carta. Sui social spopola il #GattusoOUT, ma la società affida al tecnico il compito di risollevare questa stagione, guardando avanti verso l’ultimo obiettivo possibile: la qualificazione nell’Europa che conta.

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