Un Gattopardo alla corte di Napoli, cronache d’emozione dispersa

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Le due curve del colonnato della Basilica di San Francesco di Paola abbracciano la piazza e li, sullo sfondo, lo splendido Palazzo Reale. C’erano una volta la Reggia, quella con Re, Regine, Principi. Quale posto migliore per una mostra sul principe per antonomasia, quel Tomasi di Lampedusa che, in un Italia appena alfabetizzata negli anni 50/60, rese nota la vita pubblica e privata di un vero “sangue blu” e di sua moglie, la principessa, “una donna che, a letto, si fa il segno della croce prima di ogni abbraccio e che, dopo, nei momenti di maggiore emozione non sa dire che:’Gesummaria!’ ”? Grazie a quel romanzo, e ancor di più grazie al film, fu chiaro a tutti che, tra l’altro, carrozza e cavalli a parte, la principessa era molto simile a qualunque donna della sua epoca, con le sue fisime, il suo credo e le sue abitudini di vita.
Oh certo, il taglio che si è voluto dare a questa mostra è molto intellettuale e raffinato.
Intende, infatti, sottolineare Il valore della parola, e l’incontro tra il principe e i giovani. Il principe Tomasi di Lampedusa, il profondo conoscitore della letteratura francese e inglese, che scrisse le lezioni solo per l’allievo Francesco Orlando.
Le udienze tra Tomasi di Lampedusa e il Principe Ferdinando di Borbone, tenute proprio nel Palazzo Reale di Napoli, hanno offerto la sede giusta per una mostra che molto si fonda sulla frase “ per vivere bene bisogna aver letto bene”.
C’è davvero tanto materiale da godere: libri della sua biblioteca, testi, manoscritti, oggetti personali, fotografie, immagini tratte dal famosissimo film, l’albero genealogico con i ritratti di tutta la genia. Foto, tante foto del Principe e dei suoi familiari, e immagini tratte dal grande film.
Per dirla con una terminologia attuale: tanta roba. La grande sala nella quale è allestita la mostra si offre generosa ai visitatori del Palazzo Reale, ma non suscita nei turisti quell’emozione che prelude ad un ritorno, a un desiderio di approfondimento. Come mai? Una radiosa Claudia Cardinale, il magnetico Helmut Berger, e l’ammiccante nonché bello come il sole Alain (Delon, ma la giovanile ammirazione per cotanta bellezza impone un po’ di familiarità) occhieggiano dalle foto e rischiano di depistare l’attenzione dal tema della mostra: la figura di Tomasi quale lettore prima che scrittore. Il pubblico è perplesso, l’obbiettivo sfocato: “Ma dove sono le altre immagini?” Quelle foto ”sono” il Gattopardo, almeno nell’immaginario di una collettività che non è fatta solo di lettori e, proprio per questo, il tipo di esposizione particolare e mirata, doveva essere più fedele al tema della figura del principe lettore. Ovviamente le scene del film sono un enorme attrattore, e di certo la loro potenza è stata valutata, ma la mostra ne ha davvero ricavato un beneficio? Più che di foto, o di filmati tratti dal film le sale avrebbero potuto essere inondate da un crescendo musicale tratto dalla sua colonna sonora. Usata con attenzione la musica avrebbe evocato senza distrarre, avrebbe suscitato il Tomasi sensibile e perspicace appassionato di letteratura internazionale, e avrebbe trasportato il pubblico nel suo mondo di colto di lettore pronto a diventare allievo per apprendere la lingua spagnola.
Lo scrittoio nei cui cassetti sono conservate tutte le sue schede di lettura, epicamente trasferito dalla Sicilia pieno di tutto il suo contenuto, avrebbe potuto essere il fulcro intorno a cui far girare l’esposizione. Luci e rumori studiati per creare attesa nel pubblico avrebbero potuto mostrare quello scrigno pieno di cura e attenzione. Avrebbero consegnato al visitatore il giusto premio per la caccia al tesoro nel raffinato intelletto di Tomasi di Lampedusa e l’emozionante lungimiranza della famosissima e sempre valida “ se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi”.