Un’Italia da quinta elementare, anzi da quarta

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L’unico elemento in continua crescita è l’ignoranza. Tutto il resto è in crisi. Mentre si moltiplicano le università on line e gli atenei fasulli, l’ultima proposta è la riduzione di un anno del corso di studi. Così i giovani possono entrare prima nel mercato del lavoro. Non è ancora chiaro ai nostri governanti e legislatori, né ai cittadini, che il traguardo oggi non è conseguire il diploma o la laurea, ma il grado di conoscenza e la capacità di sfruttarla. Ogni riforma è stata peggiore della precedente. È la scuola elementare che bisogna fortificare, in modo che avvocati e medici non facciano errori di grammatica e sintassi, che i politici non litighino col congiuntivo e capiscano ciò che leggono.

Non sempre i fiori più belli sbocciano in una serra

Anche se ci disperiamo, precipitando per il dirupo della morale, appare, per fortuna, un barlume di speranza che ci indica la giusta via. Sarebbe un delitto sprecarlo. Tanto più che non proviene dagli intellettuali, impegnati come tutti a mendicare. Ma dalla sensibilità di chi è solitamente violento, però leale e generoso. La Curva Nord, ha nobilmente esposto un enorme striscione. “I nemici di una vita salutano Francesco Totti”. Chi si aspettava, in una società arida e spietata, sentimenti così delicati e tanta superiorità d’animo, tra belve che di solito mettono a soqquadro gli stadi e mangiano bambini? Proprio quella sera, invece, mentre la Lazio perdeva con l’Inter, finalmente lo sport vinceva.

Ci sono nati, ma non è la loro patria

Negli stadi ci sono i metal detector, all’Arena di Manchester no. I giocatori valgono milioni, mentre i bambini niente. La Lega vuole frenare il terrorismo bloccando le migrazioni. Con la stessa perspicacia governerebbe il paese. Invece, i kamikaze nascono dove i genitori hanno trapiantato le radici per dargli un futuro migliore. La seconda generazione è cresciuta nell’odio per chi li ha accolti, tanto da suicidarsi pur di uccidere. Una pace troppo lunga ci ha disabituati a combattere. Infatti, a Westminster ci sono agenti inermi, negli aeroporti i poliziotti annoiati e distratti si lasciano disarmare. Non è facile prevedere attentati. Ma un  po’ più di attenzione renderebbe ai terroristi la vita più difficile.

Finché c’è guerra c’è speranza

La lobby delle armi è potentissima, come quella della droga, come tutto ciò che uccide. L’arricchimento è per pochi, il lutto per tutti gli altri. Macabro ma apprezzato commercio. Ogni anno se ne vendono per diversi miliardi di dollari in tutto il mondo. Nessuno si chiede come verranno usate. Solo per la difesa sarebbe una spesa eccessiva. A quanti paesi si vuole dichiarare guerra? Purtroppo la vita ruota attorno al denaro, quindi alla morte. Come mai le coscienze rimangono pulite? Nelle democrazie parlamenti ed elettori approvano, e anche coloro che manifestano per la pace. È l’odio il motore del mondo. Tutti applaudono perché, mentre tanti innocenti muoiono, arriva il benessere.

Siamo stati davvero un tempo faro di civiltà?

L’Italia ha avuto il privilegio di ospitare la 48 ore degli uomini che decidono le sorti del mondo. In tanti l’hanno contestata, perché non capiscono che qualcuno deve pur gestire le nostre vite. Altri hanno cercato di farlo apparire proficuo o inutile, secondo l’interesse politico. Ma noi, poveri lettori di giornali in crisi di identità – come pure gli stranieri che ci giudicano dai commenti della TV – abbiamo percepito solo il lato ridicolo dell’evento. Trump ha una moglie, coetanea delle sue figlie, che indossa abiti dal prezzo da capogiro. Macron, invece, ne ha una, che ha l’età della madre. Nelle foto di gruppo qualcuno ha rubato il primo piano ad altri. Non sapremo mai cos’è successo al G7.