Per un turismo economicamente soddisfacente forma e sostanza devono essere in equilibrio

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Sorpresa delle sorprese. Il MasterCard’s Global Destination Cities Index ha stilato la classifica delle città più visitate al mondo, tenendo conto dei dati relativi ad almeno un pernottamento. Ripeto: sorpresa delle sorprese. Dopo tutti i proclami sull’aumento vorticoso del numero di turisti, dopo gli allori confezione regalo per le direttive governative all’avanguardia, dopo l’agire moderno, considerato spregiudicato addirittura, di alcuni direttori di museo di nuova nomina, ecco i risultati. Nero su bianco e senza tante parafrasi l’elenco delle città più visitate al mondo esclude qualsiasi città italiana dall’elenco delle prime 10 in classifica. Milano con 7,65 milioni, e non Roma, è solo quattordicesima. Le classifiche, come i sondaggi elettorali, non possono essere prese come oro colato. Da questi saggi però si può trarre qualche indicazione per migliorare la propria performance.
La prima città in classifica nel 2016 è risultata Bangkok con 21,47milioni di turisti. Dubai è al quarto posto,Parigi nonostante gli attentati ha contato 18,03 milioni di visitatori. Le cifre sono molto lontane da quelle al top della classifica. Poco interessa se Dubai è prima o quarta o se Bangkok abbia davvero realizzato quei numeri strepitosi. E’ la tendenza, il trend come si dice nel lessico modaiolo, che deve indurre la riflessione. Il guizzo che a noi sembra aver avuto il turismo in Italia è pochissima cosa se confrontato alle performances delle città del resto del mondo. E se per caso nessuno se ne fosse accorto il mondo è grandissimo, pieno di gente, tutta potenziale turistico. Non possiamo certamente sparare fuochi d’artificio per i risultati (peraltro di pochi, non di tutti) ottenuti grazie a ciò che sembra l’innovazione nella gestione del settore. E’ vero l’Italia è piccola e preziosa come un diamante e non enorme e anche sguaiata come tanti altri luoghi turistici del mondo. Se però la nostra politica dev’essere quella del “ piccolo prezioso e specialissimo scrigno” si deve però fare in modo che l’élite che vince il premio di una visita alle città italiane debba essere proprio convinta che premio sia, e riservato a pochi, non a tutti. Non è una questione di discriminazione economica, ma sicuramente di una selezione culturale. In
Italia la crassa non eleganza di luoghi multi stellati non può trovare soddisfazione. Noi piccoli e preziosi però dobbiamo sottolineare questo nostro pregio, dobbiamo, per dirla in puro slang contemporaneo, tirarcela un po’. La spesa effettuata dai turisti che visitano il nostro paese suggerisce chiare indicazioni: l’Italia non compare nelle prime 20 posizioni della classifica mondiale che è guidata da Dubai con 31,3 miliardi di entrate, cui segue Londra con i poco disprezzabili 19,76 miliardi e quindi New York. Pazienza, noi bomboniera del mondo possiamo confrontarci solo con città nostre pari. Ecco allora Parigi con 12,88 miliardi, Barcellona con 9,3, Madrid con 8,02, Istanbul con 7,5 e persino Berlino con 5 milioni all’ultimo posto. Un visitatore medio in città come Milano (4,6 miliardi) e Roma (4,5 miliardi) non spenderebbe, evidentemente, nemmeno 700 euro al giorno, rivelandoci che da noi ha attecchito un turismo, così detto, povero. Domanda: quanto spende un visitatore medio a Napoli? La domanda ha un particolare significato oggi quando si osserva che il turismo in città sta conoscendo un enorme incremento che però
non trova riscontro nell’avanzamento economico dei suoi abitanti. L’economia, in una città dove alberghi e strutture ricettive appaiono sempre pieni, non decolla e continuiamo ad essere afflitti da incipiente povertà e disoccupazione. Come mai questo sortilegio? La verità è che vogliamo essere bomboniera, scrigno di beltà e cultura ma non ci comportiamo come tale pretesa richiederebbe. I nostri tesori non sono offerti sul vassoio d’argento ma su uno stuoino di paglia non sempre pulito. Mettere un fiocco, una stellina, un piccolo decoro su un pacco regalo induce il destinatario a pensare che quell’attenzione sia mirata proprio a lui e a nessun altro. Questo manca alla nostra offerta turistica. Il fiocco, la stellina che renda ancor più speciale un contenuto dalle qualità imponenti.
Potremmo spaziare dal discorso sull’origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini, alla società/spettacolo di Debord da Andy Warhol all’iconografia del prestigio nella storia dell’arte, in ogni caso i fenomeni estetici possono essere considerati fatti che organizzano pratiche sociali, economiche, legali molto distanti tra loro. Potremmo più banalmente osservare come luoghi senza particolari pregi riescano a vendere il proprio prodotto come se fosse prezioso e delicatissimo. La forma non è così lontana dalla sostanza. Napoli di sostanza ne ha tanta. Bisogna imparare a darle la forma giusta.