UNA CENA PER POCHI INTIMI ALLA CASA BIANCA NON VALE UNA DICHIARAZIONE DI GUERRA ALLA RUSSIA

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L’Italia sta male, ma l’Europa non sta meglio. Malanni di stagione, vorremmo poter dire, ma purtroppo non è così. Almeno per il Belpaese, poi, la febbre non è di oggi. Né potrà alcunché l’aspirina, ovvero, gli interventi “monstre” (e un tantino demagogici) piazzati qua e là nella bozza della legge di Bilancio, che ora è all’esame dei draconiani burocrati di Bruxelles, per curare l’infezione che da almeno un ventennio ci portiamo dietro.

Il fatto è – come sottolinea in una nota l’Istituto Bruno Leoni, depositario del liberismo italico – “l’orizzonte temporale dei leader politici non va mai al di là del prossimo appuntamento elettorale. Se c’è una legge ferrea della politica democratica, è questa. È una legge che ha avuto poche, straordinarie eccezioni. Fra queste non figurano le politiche di bilancio programmate per il triennio 2017-2019, che ripercorrono le strade battute nello scorso biennio. Allargando lo sguardo, però, quel che deve preoccupare sono le implicazioni di medio periodo di una ulteriore legislatura persa dal lato della crescita, della finanza pubblica e quindi del paese”. Insomma, per farla breve, “la legge di stabilità appare scritta con in testa l’idea che l’economia possa essere sostenuta da una politica fiscale espansiva in misura modesta, ma pur sempre crescente. Da questo punto di vista, il fatto che il disavanzo pubblico passi dal 2,6% del 2015 al 2,4% del 2016 e al 2,0% del 2017 (al netto delle spese di carattere non ricorrente che lo porterebbero, Commissione Europea permettendo, al 2,3%) è sostanzialmente irrilevante. Ben più importante è notare che il disavanzo strutturale (corretto cioè per l’andamento del ciclo economico) passa dallo 0,7% del 2015, all’1,2% del 2016 e lì rimane, o quasi, nel 2017”.

Facile, dunque, immaginare quale sarà il voto della Commissione europea, la quale, tuttavia – ogni mondo è paese – non è certamente sorda alle raccomandazioni. E nel nostro caso – per il presidente del Consiglio Matteo Renzi, intendo dire – la “buona parola” con lorsignori questa volta ce l’ha messa niente po’ po’ di meno che il presidente americano, Barack Obama.

Il quale sarà anche in vista della scadenza del mandato, come fanno notare gli avversari politici interni ed esterni al Pd, ma è pur sempre però il presidente della prima potenza mondiale. Un presidente democratico che sta per lasciare il testimone, peraltro, alla prima presidente donna degli Usa, la collega democratica Hillary Clinton, moglie di un ex presidente, la quale intanto s’è aggiudicato – stando ai sondaggi – anche l’ultimo scontro diretto televisivo con il repubblicano Donald Trump. E alla quale, con il lasciapassare per la stanza dei bottoni, Obama ha lasciato in eredità (ma già ce l’aveva di suo, mi pare) anche una dichiarazione di guerra al nostro migliore partner commerciale, la Russia. (A pensarci bene, qualcosa di analogo con noi Hillary lo fece già con la Libia: ricordate?).

E sarebbe, nel caso, per noi un prezzo molto salato da pagare, in cambio di una cena di Matteo Renzi con pochi intimi alla Casa Bianca.

Ad ogni modo, che la febbre resti alta lo dicono alcuni indicatori incontrovertibili. Il primo, è il calo di assunzioni a tempo indeterminato registrato proprio questa settimana dall’Inps: – 32,9% in otto mesi. Vale a dire, nel periodo gennaio-agosto 2016 sono risultate 3.782.000, con una riduzione di 351.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-8,5%). Il che dice anche che il lavoro non si crea per decreto legge.

A peggiorare le cose c’è poi il dato riferito alla povertà, che secondo un rapporto della Caritas aumenta in Italia col diminuire dell’età. In altre parole: la persistente crisi del lavoro ha penalizzato e sta ancora penalizzando soprattutto i giovani e giovanissimi in cerca di occupazione e gli adulti rimasti senza impiego. Poi c’è il dato relativo ai mutui, che mai come in questo periodo sono convenientissimi. Ma appunto perché sono sempre meno quelli che, pur desiderandolo, hanno la possibilità di accenderne uno.

Più in generale, dicevamo, le cose vanno male anche nel Vecchio Continente. A ricordarcelo è il presidente della Bce, Mario Draghi, che ha lasciato (unitamente al Direttivo, s’intende) il tasso principale al minimo storico dello 0,00%, quello sui depositi bancari a -0,40% e quello di rifinanziamento marginale a 0,25%.

Per concludere, però, due annotazioni di segno opposto o almeno in parte. La prima, la Camera ha approvato in via definitiva la nuova legge contro il caporalato. La seconda, il lander Schiapparelli – 40% di tecnologia e ricerca italiana – dopo sei mesi di navigazione interplanetaria è arrivato sul suolo di Marte. E poco importa se, alla fine, la navicella s’è schiantata al suolo: magari – come sembra – per un errore del computer di bordo, non degli scienziati. E vai.