Una gestione autonoma può rilanciare l’economia dei beni culturali

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Gli eterni imminenti, ever green degli annunci senza seguito come la valorizzazione turistica dei Campi Flegrei, l’eterna gestazione del piano risolutivo per la rinascita di Bagnoli, la rinascita delle piccole strutture museali ancora in attesa di un affluenza di pubblico almeno dignitosa, tornano ciclicamente alla ribalta quali testimonianze di mancanza di attenzione economica di questo o quell’altro ente o, quando tutto va bene, di uno stato un po’ spilorcio che non eroga mai abbastanza.
Un mare di irrisolti e la colpa è sempre di quei “danè” che sono sempre troppo pochi. Che
noia. Possibile che a nessuno venga in mente, almeno per un momento che il danaro, i
danè, possano nascere proprio dal buon uso delle strutture e non sotto l’albero di Pinocchio?
G come gestione. Parola abusata negli anni delle proteste scolastiche, delle piccole e grandi
rivoluzioni e poi ancora sulle labbra di chi non sapeva cosa dire su un qualsiasi argomento,
se considerata nel suo vero significato può offrire un punto di vista risolutivo nell’ambito della organizzazione turistico culturale del nostro patrimonio. E allora? “che vuol dì?” Gestione ovvero amministrazione con poteri decisionali. Ecco il punto. I poteri decisionali, l’autonomia d’azione. Facciamo un esempio: per organizzare una mostra, un esposizione, la legge italiana prevede che si debba inoltrare una domanda alla Soprintendenza detentrice dei beni che si intende esporre. Fin qui è logico: se voglio che mi presti qualcosa di tuo devo chiederti il permesso. Però tu che fai? Nel caso della Soprintendenza inoltra un parere alla Direzione Generale del Ministero che dopo una lunga istruttoria emetterà un verdetto. A volte sarà necessario anche anche il parere del Comitato Tecnico Scientifico. Come se Sandrina per prestare una bambola dovesse chiedere il permesso alla mamma che a sua volta potrebbe parlarne con I nonni o con la maestra. Questo è solo un esempio della farraginosità che impedisce una gestione elastica e snella del patrimonio. E’ più che altro un rimpallo di responsabilità affinchè nessuno in particolare ne sia gravato.
Se l’ente che decide di prestare le opere per la mostra avesse un potere decisionale, pieno di responsabilità ma privo di sudditanze burocratiche, il tempo del gestore potrebbe essere
impiegato in modo più produttivo ai fini del successo della mostra. L’autonomia della gestione dei beni culturali non è soltanto una filosofia, un proclama o uno spot politico. E’ un esigenza che, se soddisfatta, potrebbe consentire al direttore di un sito o di un museo di stipulare accordi speciali con le aziende di trasporti, di decidere orari d’apertura o piccole esposizioni spot da mandare in giro per pubblicizzare il proprio prodotto. La diversificazione delle attività nelle quali coinvolgere il visitatore servirà a trattenerlo il più a lungo possibile,
offrendogli una serie di esperienze che produrranno l’autosostenimento del bene ed
un vasto indotto occupazionale, artigianale e produttivo. L’uso dell’interpretazione nelle
mostre, esposizioni fisse ecc, è fondamentale per garantire la durata della visita. I laghi
flegrei hanno molte e diverse caratteristiche vendibili sul mercato turistico: l’Averno,
con i romantici ruderi romani e le reminiscenze dei miti classici; íl lago di Lucrino, che ai
tempi di Augusto ospitava gli allevamenti ittici di Lucio Orata, cοsì celebri che la
specie di pesce allevatavi prese il nome del proprietario; il Mar Morto, porticciolo
turistico tutto da organizzare intorno alle importanti emergenze romane. Ognuno di
questi caratteri può essere sfruttato per suscitare l’interesse del turista che addirittura potrebbe essere coinvolto in un tour tra i laghi. In questo caso il gestore
dovrebbe avere la possibilità di organizzare arrivi e partenze dai siti, di permettere la
vendita di specie arboree locali, di scegliere I modi della pubblicità, di individuare
gadget e poter progammare il posizionamento di punti di ristoro.
La Gestione ha bisogno d’autonomia per raggiungere risultati efficaci. Il gestore deve essere autonomo nell’individuazione dell’esperienza che intende offrire ai visitatori e
nei modi di porgerla. Sgarbi sostiene, a fronte del flusso di visitatori alla mostra I
tesori nascosti” da lui allestita a Napoli l’ancora scarsa consapevolezza e sensibilità
degli Italiani per le cose dell’arte. La verità è che oggi non bastano più il nome di un
personaggio famoso se pur del suo calibro o la curiosità per opere d’arte mai viste: il
visitatore desidera l’esperienza. Fornirgliela è compito della gestione.