Ieri gli Italiani hanno ricevuto un regalo particolatmente gradito, anche perché non atteso. Con la calma e la lucidità di pensiero che lo distinguono, il Presidente Sergio Mattarella è intervenuto al plenum del Consiglio Superiore della Magistratura. Lo ha presieduto in qualità di Presidente ex lege dello stesso – l’attribuzione della carica è prevista dalla Costituzione – e nel suo intervento è apparsa chiara la motivazione che gli ha fatto rimuovere ogni dubbio sull’ opportunità: l’affaire referendum. La polemica, meglio il chiacchiericcio che sta accompagnando la vicenda, ha superato ormai da tempo i limiti di ogni genere del vivere correttamente. Questa circostanza ha fatto da acceleratore perché un autorevole “Terzo” intervenisse sulla scottante questione. Da notare con particolare attenzione che Mattarella, nel corso del suo lungo mandato, fino a ieri non aveva mai dismesso il suo abito scuro da Presidente della Repubblica per indossare la toga che quel consesso richiede. Il suo intervento merita a pieno titolo la definizione : “smorzare i toni si può e si deve”. Non resta che attendere il risultato della consultazione del 22 e 23 marzo, con l’augurio che, nel frattempo, il buon senso sia riuscito a far tornare in bonis i comportamenti degli appartenenti alle due fazioni ( il termine sembra essere il più appropriato ). Anche perchè quanto sta accadendo “pare brutto” soprattutto per chi osserva da oltre confine. Oggi è uno di quei giorni che può essere definito “dies irae”. Diverse commissioni internazionali, per la precisione tre, si riuniranno in altrettante località diverse, per tentare di risolvere i vari conflitti, oramai prossimi alla decozione. Con tale termine si intende esprimere il pensiero che quei fatti di guerra sono avviati a inasprirsi se non saranno risolti a breve. Certo è che i commenti a caldo alla fine dei tre meeting, non sono stati del tipo di quelli che inducono a fare salti di gioia: stando alle ultime notizie, la guerra tra Stati Uniti e Iran sarebbe a un punto estremamente critico. E quanto è riportato innanzi è l’ennesima riprova che la civiItà, come tutte le speci animali e vegetali, quando non riesce a avanzare, finisce per retrocedere. Quindi la condizione stabile è solo temporanea e in equilibrio precario.





































