Una mattina all’Archeologico, che stupore

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Giornata del contemporaneo al Museo Archeologico di Napoli. Si rimane rapiti dalla lunga fila, la maggioranza formata da stranieri (quale orgoglio), che attende rispettosa, consapevole di entrare in uno dei musei più importanti del mondo. Già carichi di stupore alla vista di questo fenomeno di fermento internazionale/culturale, ancor più colpisce a primo impatto, sito al centro del monumentale atrio, “Ultimo reperto” di Laura Cristinzio. L’installazione è una testimonianza evidente di un dialogo del moderno con l’antico, quasi una sorta di continuità, proponendosi l’opera “come una evocativa reinterpretazione” della villa di Oplontis, appartenuta probabilmente a Poppea, seconda moglie di Nerone. Suggestioni del passato rivisitate in chiave attuale, è l’autrice in persona a svelarne il suo intento: dalle pareti parallele in acciaio che tracciano corridoi e cubicula, e rimandano al triclinio, alludendo alla presenza di Poppea Sabina ( figura definita specie nel volto ) e all’eruzione che seppellì la splendida dimora, alle pareti trasparenti che evocano gli affreschi della villa, fino ai frammenti d’acciaio sparsi sul pavimento e che richiamano gli antichi mosaici. Il tema della convivialità si respira ancor più grazie ai due “polipedi” come i tripodi di un tempo dove si bruciavano essenze profumate e alle due “mense” dalle lastre rosso fluo con cornucopie odoranti mosto di vino. A rafforzare quindi il legame dell’opera con la terra vesuviana, i colori dei materiali, gli odori, ci si trova davvero in una dimensione sensoriale che invita ad approfondire la sua storia e conoscere quanto prima la splendida villa imperiale portata alla luce solo nel 1964. Il viaggio dell’antico che dialoga col moderno continua al primo piano con la mostra “Pompei e l’Europa” che evoca la storia della città vesuviana, inesauribile fonte d’ispirazione, in un costante confronto tra il versante delle arti e quello degli scavi, dove dal 1748 al 1943, archeologi, storici dell’arte, dell’architettura e della letteratura, sono chiamati a raccontare la riscoperta di Pompei. E’ un incanto per gli occhi poter ammirare tali effervescenze di opere. Sempre al primo piano sulla sinistra si è accolti dall’albero della cuccagna, “AlnusThaiAurea”, derivante dal nome del primo ciclo di maschere realizzato dal suo autore in Tailandia intorno al 2000. E’ il maestro Luigi Ontani in persona, nella giornata inaugurale, ad accattivare il pubblico spiegando il senso della sua opera e ad elargire generosamente dediche personalizzate scritte con pennarello dorato. La mattinata volge al desio, si continuerebbe instancabilmente ad assorbire tanta bellezza, ma è l’ora di rientrare a casa. E se ancora si conserva il ricordo pieno della brevi ma intense ore di nutrimento storico artistico, è merito di Diana Di Girolamo, cultrice dell’arte, curatrice delle schede informative di “Ultimo reperto”, che facendo per amicizia da guida preziosa durante il percorso al museo, ha risvegliato interessi sopiti e contagiato con la sua autentica passione della storia dell’arte a trecentosessanta gradi. Respirare i luoghi, e ammirare le opere artistiche della nostra città, nella condivisione, sembra essere uno dei segreti per innamorarsene sempre più.