Una pillola contro l’obesità, Colao: Terapia pratica ed efficace, ma insieme a dieta e attività fisica

in foto Annamaria Colao

La semaglutide arriva anche in versione orale per il trattamento dell’obesità. La Commissione europea ha autorizzato l’immissione in commercio della compressa da 25 mg, primo agonista del recettore Glp-1 in pillole approvato in Europa per la gestione del peso.

Secondo Annamaria Colao, professoressa ordinaria di Endocrinologia e Malattie del metabolismo all’università Federico II di Napoli, la nuova formulazione potrà favorire l’adesione dei pazienti alla terapia grazie alla maggiore praticità rispetto alla versione iniettiva.

“Non serve il frigorifero per conservare la siringa ed è più semplice da portare con sé, anche in viaggio”, spiega l’esperta.

La nuova compressa, precisa Colao, ha un dosaggio studiato specificamente per l’obesità, superiore rispetto alla formulazione già utilizzata per il diabete. Un ulteriore vantaggio riguarda le possibili interazioni: il farmaco, pur dovendo essere assunto a digiuno, non interferirebbe con l’assorbimento di altre terapie, come quelle a base di statine o gli estroprogestinici.

Sul fronte dell’efficacia, gli studi clinici indicano una riduzione del peso corporeo di circa il 17% in un anno rispetto al placebo, un risultato paragonabile alla formulazione iniettiva dello stesso principio attivo, anche se inferiore rispetto ai nuovi farmaci con doppio agonismo somministrati per via iniettiva.

Colao invita però alla prudenza: “Non sono caramelle, sono terapie”. Il farmaco deve essere prescritto dal medico e inserito in un percorso che comprenda alimentazione equilibrata e attività fisica.

“L’obesità è una pandemia – sottolinea l’endocrinologa – e avere anche una terapia in compresse può facilitare molto il trattamento. Ma non deve diventare una scorciatoia per perdere peso”.

L’efficacia nella pratica quotidiana dipenderà soprattutto dall’aderenza dei pazienti alla terapia. I dati degli studi clinici sono rassicuranti, ma saranno le evidenze della cosiddetta “real life” a mostrare l’impatto del farmaco nella gestione dell’obesità nel lungo periodo.