Una politica alla ricerca di “autori” più credibili

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Riproponiamo l’articolo di Ermanno Corsi apparso sul Roma di martedì 14 giugno all’interno della rubrica “Spigolature”.

di Ermanno Corsi

Referendum 12 giugno e votanti 20,9%: chi ne è uscito più sconfitto, la magistratura o la politica? Primo turno delle amministrative votanti 54,7: risultati più chiari, e quindi più utili, al Nord o al Sud? (alle urne qui, capoluoghi di regione come Palermo e Catanzaro, capoluoghi di provincia come Messina e Taranto). Comunicazioni del premier Draghi al Parlamento, il 21 giugno, sulla guerra Russia-Ucraina: l’Italia farà passi indietro, o no, rispetto alla posizione di netta condanna della putiniana aggressione? (non manca, peraltro, chi vede aleggiare un pacifismo in salsa moscovita). Elezioni politiche generali (forse in primavera): la vita del Paese si paralizzerà del tutto in attesa del “regolamento di conti” che i partiti affidano alle urne? Quello che appare di oggettiva evidenza è che si è formato un panorama scompostamente in fermento e convulsamente caotico.

TEATRINO PARTENOPEO. Il principale animatore è stato senza dubbio Berlusconi proprio nelle ore in cui riprendeva il processo che lo riguarda con Ruby “rubacuori” ma anche “nipote” di Mubarak.La Mostra d’Oltremare scenario naturale per chi si sente “napoletano più di tutti”. Il Berlusca fa sfoggio di capriole. L’amicizia con Putin non gli impedisce di condannare l’aggressione all’Ucraina. Però un momento: se proprio si debbono mandare armi alla nazione aggredita, si faccia in silenzio in modo che nessuno lo sappia, cercando di convincere Zelensky ad “accogliere” le richieste dell’invasore. Di fronte alla reazione della Gelmini (ministro Affari regionali e Autonomie per Forza Italia), ecco una nota che riafferma i valori dell’europeismo e dell’atlantismo (ma alla riunione del Partito popolare europeo Berlusconi non parteciperà). Piccolo, ma non tanto, colpo finale: Antonio Tajani propone Berlusconi come premier dopo Draghi. Peccato che Affari Italiani (primo quotidiano digitale con 26 anni di vita), fa sùbito sapere che in un sondaggio l’80 per cento degli italiani è nettamente contrario).

ACROBATA SENZA RETE. Mai così spericolato, Matteo Salvini, come negli ultimi mesi. Aggredita l’Ucraina, va in Polonia per “predicare pace”. Il sindaco di Przemysl, poco distante da Leopoli, lo ferma, non gli dà la mano, gli mostra la maglietta con le testa di Putin che alcuni anni prima aveva indossato davanti al Cremlino. Si parla di figuraccia davanti alle tv di mezzo mondo. Smanioso di recuperare spazio (i sondaggi lo danno in caduta libera e quasi scomparso a Napoli e in Campania, mentre la Meloni piazza i suoi Fratelli d’Italia al primo posto), Salvini s’arrampica sugli specchi. Lo aiuta un faccendiere di Ambasciate come quella della Russia a Roma. Suo spin doctor è l’ex deputato berlusconiano Antonio Capuano, nativo di Frattaminore, che da Perito elettrotecnico diventa “divoratore di lauree”. All’Università telematica Marconi in 6 anni ne prende tre: Scienze politiche, Giurisprudenza, Economia e Commercio. Non gli manca però nemmeno il tempo di meritare “plurime segnalazioni” all’Antiriciclaggio per trasferimenti di denaro dal Kuwait e dalla Romania. A lui si sarebbe affidato Salvini per l’annunciato, poi rapidamente revocato, viaggio a Mosca. Questo mentre l’ex presidente russo Medvedev covava l’illuminato pensiero di “odio mortale” verso gli occidentali che vorrebbe distruggere tutti. Dubbio: compreso Matteo Salvini?

MASTELLA AL CENTRO. Il “vizio assurdo”, direbbe Cesare Pavese, del sindaco di Benevento è adesso quello di rimettere insieme personaggi che non vogliono uscire di scena e pensano a un “partito unico dei moderati”. Nessuna preclusione da Carfagna a Renzi, da Casini a Calenda. Una sola per Pd e 5Stelle perché “dormono nello stesso letto” ma “fanno sogni diversi”. Al tempo di Ciriaco De Mita, il sindaco sannita divenne famoso per le “truppe mastellate”: l’enorme quantità di persone che riusciva a convogliare in soccorso del grande lider nativo di Nusco. Ora, sulla strada di Mastella il macigno Paolo Cirino Pomicino che non lesina pessimismo quando vede la galassia centrista come miscela di personaggi e girandola di sigle capaci, al massimo, di dar vita a piccoli Comitati elettorali. Di pensiero politico, quindi, nemmeno l’ombra.