Una radiografia con l’IA del pensiero di Gaetano Fausto Esposito sull’Enigma dello sviluppo

di Claudio Quintano (*) e Antonio D’Amaro ()**

 

L’Enigma dello Sviluppo: sintesi dell’articolo

Gaetano Fausto Esposito affronta il tema complesso dello sviluppo economico, individuando nell’imprenditore il protagonista del processo innovativo, in linea con la concezione schumpeteriana di distruzione creatrice. Tuttavia, la sua analisi si inserisce in un quadro più ampio, volto a esplorare il legame profondo tra impresa e valori civili.

 

Il ruolo dell’imprenditore e il contesto italiano

L’imprenditore è visto come motore dell’innovazione e della dinamica capitalistica. Nel contesto italiano — dove il capitalismo ha spesso una natura personale e familiare — l’impresa mantiene un forte radicamento territoriale. Per alimentare la vitalità imprenditoriale, però, è necessario liberarsi da alcuni stereotipi che ostacolano l’innovazione. Esposito ne individua tre principali:

  1. Lo stereotipo efficientista – Riduce l’impresa alla sola ricerca del profitto immediato, trascurando la complessità dei processi produttivi e valori come coesione ed equità. In realtà, numerose “imprese coesive” — che coniugano obiettivi economici ed etici — mostrano performance superiori in termini di fatturato, export e innovazione, come dimostrano le analisi dell’Istituto Tagliacarne.
  2. Lo stereotipo del declinismo – Riflette la tendenza tutta italiana a interpretare anche i successi come episodici, all’interno di una presunta stagnazione strutturale. Tale atteggiamento rischia di frenare fiducia e spirito d’iniziativa.
  3. Lo stereotipo della rassegnazione – È l’accettazione passiva dell’inevitabilità degli eventi. Un mito smentito dai dati: tra il 2021 e il 2024, la crescita del PIL, dell’occupazione e dell’export italiani ha superato quella di Francia e Germania. Anche il Mezzogiorno, pur restando segnato da divari strutturali, ha evidenziato una crescita cumulata e una propensione all’innovazione digitale superiori alla media nazionale.

 

Aspirazione imprenditoriale e barriere

L’Italia è il secondo Paese europeo per densità imprenditoriale, ma il penultimo per presenza di giovani imprenditori tra i 15 e i 30 anni. Paradossalmente, il Mezzogiorno mostra una quota di imprese giovanili più alta rispetto al Centro-Nord.

I giovani under 35 manifestano una forte propensione all’autonomia e all’imprenditorialità — più marcata che in Francia, Germania e Spagna — mentre gli over 35 restano ancorati al desiderio del “posto fisso”. Tuttavia, tra aspirazione e realtà permane un divario: un quinto degli italiani sogna di avviare un’impresa, ma meno della metà riesce a farlo.

Tra gli ostacoli principali figurano la burocrazia, la difficoltà di accesso al credito e l’incertezza normativa: l’Italia si colloca al 98° posto su 213 Paesi per facilità di avvio d’impresa. Nonostante ciò, gli under 44 rappresentano oggi la fascia più dinamica di imprenditori, spinta da reali opportunità di mercato e da un forte investimento in capitale umano.

 

Verso una cultura dell’intraprenditorialità

Per superare gli stereotipi del declino, Esposito propone di promuovere una cultura dell’intraprenditorialità che vada oltre la logica del profitto. Ciò implica riconoscere l’iniziativa — in ogni campo, dall’economia sociale all’istruzione — come valore etico e civile, capace di generare anche equilibrio economico.

 

Sviluppo e sostenibilità negli scritti di Esposito

Il pensiero economico di Esposito ruota attorno all’idea di un capitalismo a “alta intensità umana”, in cui etica e sostenibilità sono componenti essenziali dello sviluppo. I pilastri di questa visione possono essere sintetizzati come segue:

  • Imprenditorialità come valore etico – L’iniziativa economica è vista come espressione della dignità e della libertà umana, non solo come attività produttiva.
  • Capitalismo umano – In contrasto con il paradigma neoliberista centrato sullo shareholder value, Esposito richiama la tradizione italiana (da Genovesi a Einaudi), che concepisce il mercato come spazio di relazione e l’impresa come attore di bene comune.
  • Efficienza e distribuzione del valore – La sostenibilità non si misura solo nei bilanci, ma nella capacità di valorizzare il lavoro e reinvestire le rendite nel capitale umano.
  • Transizione verde – L’Italia “si tinge di verde”, grazie a investimenti in fotovoltaico e risparmio energetico che riflettono una crescente sensibilità ambientale e una nuova forma di “ecologia umana”.

 

Intelligenza Artificiale: opportunità e rischio sociale

Il valore etico riguarda anche l’approccio di Esposito all’Intelligenza Artificiale che è coerente con la sua visione umanocentrica dell’economia. Egli avverte che la rapida diffusione dell’IA potrebbe colpire il ceto medio, già provato da inflazione e finanziarizzazione, se non accompagnata da adeguate politiche di inclusione.

La produttività — grande promessa dell’IA — non può prescindere dal capitale umano. Il vero motore dello sviluppo è la capacità ricombinante: l’abilità delle persone di integrare intelligenza e tecnologia per generare nuove soluzioni e creatività diffusa.

In linea con il paradigma di Industria 5.0, Esposito sostiene la necessità di un’IA human-centered, orientata a potenziare, e non sostituire, le capacità umane. Un segnale positivo viene dal 27% delle imprese italiane pronte a investire in IA, riconoscendone il potenziale nel quadro della doppia transizione — verde e digitale — del Paese.

 

Le Catene Globali del Valore e la “bravura” italiana

Esposito descrive l’Italia come un Paese “trasformatore”, fortemente integrato nelle Catene Globali del Valore (CGV). Dietro il tradizionale Made in Italy del “Bello, Buono e Ben Fatto”, si cela un sistema competitivo fondato su eccellenze tecnologiche e componentistiche spesso invisibili.

Accanto alle tre “B”, Esposito nr introduce una quarta: la Bravura, ossia la capacità innovativa e la competenza silenziosa delle imprese italiane. La loro forza poggia su quattro pilastri — le “4 I”:

  1. Innovazione
  2. Intangibles (know-how)
  3. Integrazione locale
  4. Internazionalizzazione

La pandemia e le tensioni geopolitiche hanno riacceso il dibattito sul reshoring, ossia il ritorno delle produzioni in patria. Tuttavia, più che un fenomeno diffuso, esso rappresenta per Esposito una strategia in evoluzione, orientata alla diversificazione e alla resilienza delle catene di fornitura.

L’obiettivo non è un ritorno nostalgico, ma una riorganizzazione basata su criteri di affidabilità, coprogettazione e open innovation. In questo scenario, le PMI italiane, grazie alla loro flessibilità e competenza, possono rafforzare il proprio ruolo nelle CGV più corte e sostenibili.

 

Conclusione

Per Esposito, la risposta italiana all’instabilità globale non è una fuga dal mercato, ma un consolidamento del proprio posizionamento di eccellenza. L’intelligenza artificiale e il reshoring costituiscono i due pilastri della nuova politica industriale, capaci di ridefinire lo sviluppo nazionale in chiave sostenibile, etica e competitiva.

In definitiva, l’economia italiana potrà crescere solo se saprà integrare tecnologia e capitale umano, innovazione e coesione sociale, produttività e valori civili — gli stessi elementi che da sempre ne rappresentano la forza più autentica.

 *Professore Emerito di Statistica Economica dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” – Rettore dell’Ateneo dal 2010 al 2016
**Studente alla New York University, Stern School of Business – Incoming Investment Banking Leveraged Finance Analyst presso Société Générale, New York