Unesco: Consorzio vini Pantelleria, da viticoltori impegno per muretti a secco

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Trapani, 3 dic. (Labitalia) – “Per Pantelleria ospitare ben due Patrimoni Unesco rappresenta qualcosa di straordinario, probabilmente di unico in tutto il panorama italiano. Basti pensare che, dei 9 beni italiani riconosciuti dall’Unesco Patrimonio immateriale dell’umanità, 2 sono i simboli della nostra isola, uniti tra loro da un legame inscindibile. A Pantelleria, infatti, dove non c’è muretto non c’è vite, una tradizione per la cui tutela è stato fondamentale l’impegno costante di tutte le aziende aderenti al Consorzio, ma che per poter proseguire ancora a lungo dovrà tutelare con ancor maggiore attenzione anche il suo antico autore, quel contadino pantesco il cui spirito e conoscenze hanno bisogno di rinnovarsi nelle nuove generazioni per non rischiare di scomparire”. Così Benedetto Renda, presidente del Consorzio volontario per la tutela e la valorizzazione dei vini a Doc dell’Isola di Pantelleria, commenta il riconoscimento dell’arte dei muretti a secco fra i Patrimoni Immateriali dell’Umanità protetti dall’Unesco.

“Per l’Italia ,che aveva presentato la candidatura insieme a Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera, rappresenta un altro ingresso significativo, ma ancor più d’impatto lo è per l’isola di Pantelleria, che, dopo quello della vite ad alberello del 2014, vede riconosciuto l’alto valore umano e culturale di un altro, importantissimo elemento attraverso cui è intessuto il suo intero territorio”, ribadisce.

“Ben 12.000, infatti, sono i km di muretti a secco – ricorda – che attraversano l’isola, configurandosi nell’immaginario collettivo come un elemento ‘naturale’ del paesaggio pantesco nonostante, a tutti gli effetti, siano un prodotto artificiale dell’uomo. Un uomo che, sull’isola di Pantelleria, ha dei connotati ben precisi: quelli del contadino pantesco, custode di una tradizione millenaria che affonda le proprie origini nell’epoca della colonizzazione fenicia e che, in seguito, ha visto intrecciare la propria storia con la dominazione saracena, araba e bizantina”.

“Una tradizione che tuttavia, ancora prima che dal contatto con le altre culture, si è formata – rimarca – attraverso l’aspro confronto con una natura bellissima e, al contempo, severa. L’intensità dei venti e l’irrilevanza delle precipitazioni, infatti, hanno obbligato nei secoli il contadino pantesco a ottimizzare le risorse a sua disposizione: da qui le vere e proprie invenzioni come la caratteristica abitazione dell’isola, il dammuso, o il giardino pantesco, ma soprattutto l’adozione del sistema dei muretti a secco, che ha una duplice valenza: da un lato, quella di proteggere le piante dal vento e, dall’altro, di favorire la preservazione dell’umidità dei terreni che delimitano”.

“I muretti a secco – spiega Benedetto Renda – sono stati costruiti nel tempo dai contadini senza alcun tipo di malta e attraverso l’utilizzo esclusivo di pietre lavorate, sistemate e concatenate in doppia fila, a contatto o, se troppo spesse, con un’intercapedine riempita di pietrame minuto. Presenti praticamente in tutta l’isola, costituiscono il perimetro di confine e contenimento dei terreni, quasi sempre terrazzati a causa delle pendenze e dei dislivelli del suolo”.

“Si tratta di uno dei primi esempi di manifattura umana, ed è presente a vario titolo in quasi tutte le regioni italiane, sia per fini abitativi che per scopi collegati all’agricoltura. Simbolo perfetto dell’equilibrio tra uomo e natura, in Italia si contano 170.000 km complessivi di muretti a secco, circa 20 volte la lunghezza della Grande Muraglia Cinese”, conclude il presidente del Consorzio volontario per la tutela e la valorizzazione dei vini a Doc dell’Isola di Pantelleria.