UniCredit, i rettori degli atenei del Sud: Il futuro passa da Industria 4.0

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Nel pieno della Quarta rivoluzione industriale, digitalizzazione e conoscenza sono punti decisivi per lo sviluppo del Mezzogiorno. A Città della Scienza, che dell’economia della conoscenza fa il suo cavallo di battaglia, management di UniCredit e accademici discutono de “Le opportunità di Industria 4.0 e la sfida della conoscenza: la formazione manageriale come chiave per lo sviluppo del Sud”. L’occasione è la presentazione di “+Valore”, il grande progetto di accelerazione e accompagnamento alla crescita ideato da UniCredit per 100 aziende del Sud Italia. Il percorso punta su alcuni dei maggiori atenei del Mezzogiorno e su Città della Scienza per accompagnare le aziende verso una ridefinizione delle competenze, la formazione e l’identificazione di nuove figure professionali adatte alle nuove esigenze del mercato. “Internazionalizzazione ed educazione sono elementi decisivi per il futuro dell’industria italiana – sostiene il consigliere delegato di Città della Scienza, Vincenzo Lipardi – È dimostrato da qualsiasi dato che solo i paesi che investono nell’educazione fin dalla scuola primaria, crescono. Internazionalizzazione, fare network sono altri elementi fondamentali nella nuova economia”.
Il direttore regionale Sud di UniCredit, Elena Goitini, spiega da dove nasce l’impegno del gruppo bancario per la digitalizzazione delle imprese del Sud: “Il progetto di ‘+Valore’ nasce da un nostro studio che dimostrava in maniera inequivocabile che la percentuale di conoscenza riguardo ai temi di Industria 4.0 diminuiva pesantemente tra le aziende del Mezzogiorno. Allora ci siamo resi conto che è necessario un vero e proprio percorso di alfabetizzazione digitale per ridurre il gap. Noi facciamo da accompagnatori, le università forniscono le competenze”. E il primo partner accademico della banca è l’università Federico II di Napoli. “L’università è pronta a fare la sua parte in questa nuova fase per l’economia – dice il rettore dell’ateneo, Gaetano Manfredi – Bisogna vedere piuttosto se è pronto il sistema-paese. In questo processo è fondamentale il fattore tempo: anche l’università sta rivedendo la rigidità del suo sistema di studi per andare verso forme più flessibili, adatte alle esigenze del mercato. Un esempio è dato dalla nostra academy  con Apple”.
Il rettore del Politecnico di Bari, Eugenio Di Sciascio, racconta la propria esperienza accademica nel campo della digital transformation: “Il nostro Digital innovation hub è l’unico nel Sud Italia. Ci siamo accorti, prima ancora che fosse varata Industria 4.0, che questi temi rappresentavano il futuro dell’economia italiana e creammo un centro inter-ateneo. Le aziende iniziano ad arrivare, l’attenzione è rivolta soprattutto alle pmi. È importante però che ogni digital innovation hub sia calato sul territorio”. “Importante in questo processo è non solo il tempo ma anche lo spazio – sostiene il rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa, Lucio D’Alessandro – Oggi le idee possono camminare attraverso il digitale: l’università, che ha una sua funzione storicamente legata al territorio, può essere allo stesso tempo globale perché è nei flussi di sapere. Per questo il mondo accademico rappresenta un’opportunità straordinaria per il mondo dell’industria”. Antonio Ferraioli, presidente dell’Advisory board Sud di UniCredit e amministratore delegato di La Doria, racconta la propria esperienza di innovazione in uno dei case-study proposto da UniCredit alle aziende che hanno aderito al progetto “+Valore”: “Digitalizzare è fondamentale, questo significa allora formatizzare i processi industriali, la logistica, il contro qualità. Un altro punto fondamentale è l’e-commerce: l’Italia è ancora troppo indietro. I millenials sono i consumatori del domani, allora la distribuzione va totalmente ripensata. Penso che nel prossimo futuro 1/3 dello spazio fisico delle attività commerciali sparirà, le aziende che sopravviveranno saranno quelle al passo con i tempi”.