Unione Industriali di Napoli, Abete sulla Fase 3: Nel Sud è ora di produrre cose nuove

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In foto Giovanni Abete
Il Mezzogiorno? E’ una risorsa per l’Italia e per l’Europa se trova un posto al sole nella specializzazione produttiva globale, se diventa competitivo, se comincia a fare cose che gli altri non sanno o non possono fare. Parla Giovanni Abete, 51 anni, amministratore delegato della “A. Abete”, impresa fondata dal padre Arcangelo, oggi una realtà industriale con centotrenta dipendenti, attiva nei settori Aerostrutture, Motori, Difesa e Attrezzature aeronautiche. Ingegnere gestionale e presidente della sezione Meccatronica dell’Unione industriali di Napoli, tiene a sottolineare che “nel Sud e in Campania soffriamo un divario le cui cause risalgono all’alba della Unificazione. Ma dopo centocinquant’anni è il momento di guardare al futuro. Abbiamo brand, saperi, competenze e risorse – afferma – per interpretare in maniera nuova il nostro ruolo negli scenari dell’economia globale”.
Ingegnere, partiamo dal suo settore, la meccanica, colpito in pieno dalla crisi della pandemia. Non è così?
L’avvento del Coronavirus ha colpito in maniera più o meno forte tutti i comparti dell’imprenditoria. I dati dell’ultima relazione della Banca d’Italia sull’economia regionale lo confermano. La pandemia è arrivata mentre la Campania registrava un recupero – benché solo parziale – dei livelli di attività antecedenti alla crisi finanziaria del 2007 – 2013, scoppiata negli Stati Uniti in seguito alla crisi dei subprime. In realtà il quadro economico regionale ante covid vede gli investimenti ancora molto lontani dai livelli pre-2008, ma confermano che l’esportazione era e resta un importante fattore di crescita per il nostro territorio.
Quali sono i comparti che hanno permesso all’economia campana questo recupero che il Covid 19 ha rimesso in discussione?
Oltre ad agroalimentare e farmaceutico, trasporti e automotive. E, naturalmente anche aeronautico e aerospaziale. Vale a dire i settori più dinamici e più integrati nei mercati internazionali, dove l’esistenza di brand e tipicità, alleate all’innovazione e ai saperi tecnologici, fanno la differenza. E’ da qui che è possibile intervenire, con decisione. per favorire la ripresa di una domanda anche sul fronte interno.
Quali scelte vanno adottate a suo parere?
Per una regione che tradizionalmente ha nell’export una marcia in più, non c’è opzione migliore che rinsaldare la capacità di penetrazione internazionale del nostro tessuto produttivo. Partendo dall’industria metalmeccanica che è un punto di forza della nostra economia, con realtà che si distinguono per grande tradizione e presenze qualificate.
Come sistema di imprese quale contributo contate di offrire?
Reagire alle criticità come siamo abituati da sempre. Puntando su innovazione ed eccellenza di processi e prodotti. Faremo la nostra parte, mettendo in campo una capacità di resilienza caratteristica di chi fa impresa in contesti non sempre favorevoli. La pandemia ci offre l’opportunità di reinventare la nostra specializzazione produttiva favorendo l’inserimento delle aziende meridionali in business del tutto nuovi.
Vuole approfondire questo punto?
Poniamoci una domanda: qual è il ruolo storico dell’industria meridionale? Essere al servizio dell’interdipendenza economica tra aree del Paese e dell’Europa. In altri termini la nostra funzione storica è stata quella di fare da ingranaggio di una catena di valore che ha testa e radici altrove. Fino ad ora siamo stati più trasformatori e fornitori che attori di mercato in grado di giocare un ruolo autonomo e di primo piano nella competizione su scala globale.
Vuole dire quindi dobbiamo essere più audaci nell’avere il coraggio di smettere di lavorare per gli altri?
Dobbiamo individuare settori in cui possiamo puntare ad essere leader, dove abbiamo i requisiti fondamentali per farlo. Serve una accurata analisi di scenario sui mercati e i settori più promettenti in cui agire da protagonisti. Capire e anticipare ciò di cui il mondo ha bisogno. Inserirsi nelle nicchie in cui abbiamo l’occasione per distinguerci. Ed essere competitivi laddove abbiamo i mezzi per fare la nostra parte non da comprimari.
Quale insegnamento possiamo trarre dalla esperienza della pandemia?
Il virus ci ha messi di fronte a una realtà tristemente banale: non avevamo in Italia abbastanza mascherine per affrontare l’impatto con il contagio. Mascherine, dico, e non presidi sanitari più sofisticati. Ci siamo resi conto bruscamente che queste elementari protezioni provenivano solo dalla Cina e, peggio ancora, di non essere in grado di produrne a sufficienza per il nostro fabbisogno in una emergenza eccezionale. Un handicap a cui abbiamo poi rimediato a fatica.
Ci parli della sua azienda. Come è divenuta una eccellenza del territorio campano?
L’impresa nasce con mio padre agli inizi degli anni Sessanta. Io mi sono formato in un ambiente in cui le tecnologie del tornio e della fresa erano pane quotidiano. La tecnologia come pallino, un interesse che coltivo da ragazzo. In azienda non sono entrato, si può dire che ci sono cresciuto.
Il suo primo incarico?
Me lo assegnò mio padre Arcangelo, più o meno all’età di quindici anni, quando sono andato a Bergamo per un corso di programmazione di una macchina utensile. Era la prima a controllo numerico che abbiamo introdotta nei nostri processi industriali. A lanciarmi nel cimento del controllo numerico installato su un computer industriale è stato mio padre.
Oggi contate oltre centoventi dipendenti. Quali sono i prodotti di punta?
Disponiamo di più di cinquant’anni di esperienza nel settore delle lavorazioni meccaniche di precisione. Siamo divenuti un riferimento a livello internazionale nella progettazione e realizzazione di componenti e assiemi per motori e parti strutturali dei velivoli per big player come Boeing, Airbus, Leonardo, Avio Aero. I pezzi che vengono assemblati nelle nostre strutture produttive sono circa ventimila al mese e riguardano velivoli che volano nei cieli di tutto il mondo, in ambito civile e militare.
Se dovesse riassumere in poche parole cosa fa della sua azienda una eccellenza industriale del Mezzogiorno, cosa direbbe?
In una parola: tecnologia avanzata. Sia che si tratti di pezzi unici piuttosto che di serie industrializzate, A.Abete srl utilizza le migliori soluzioni tecnologiche per garantire un elevato livello di qualità delle lavorazioni. Lo conferma il parco macchine del nostro stabilimento di Nola, che sono all’avanguardia per le operazioni di fresatura, tornitura, elettroerosione e rettifica. Sono la manifestazione più visibile dell’impegno della società nelle attività di lavorazione dei materiali metallici.
Re.De.