Unione Industriali Napoli, Grassi sul decreto Dignità: Un errore smantellare il Jobs act

51
In foto Vito Grassi

“Mi sembra che si voglia tornare al passato proprio quando le cose, e non parlo solo per le imprese, stavano iniziando ad andare nella direzione giusta”, lo ha detto Vito Grassi, presidente dell’Unione Industriali di Napoli, intervistato dal Mattino a proposito del Decreto dignità. Il numero uno degli industriali sottolinea come tutto il mondo della produzione abbia preso posizione in merito e aggiunge: “Mi auguro che il governo e il Parlamento ne prendano atto e modifichino il testo”.
Sul tema della precarietà del lavoro, soprattutto al Sud, e sui provvedimenti assunti dal vecchio governo Grassi non ha molti dubbi: “Intanto non esiste una situazione nel Mezzogiorno diversa da quella del resto del Paese. C’è la stessa consistenza, a dimostrazione del fatto che il problema è fisiologico e peraltro in linea con la percentuale media dei Paesi europei. Il Jobs act garantisce una maggiore flessibilità in uscita e mi pare che i risultati anche dal punto di vista occupazionale siano stati finora incoraggianti. Certo, tutto si può migliorare ma ripristinare certi paletti rischia di frenare la fiducia degli imprenditori e di frenare le nuove assunzioni”.
Quali rischi per la Campania che negli ultimi anni ha registrato una crescita superiore a quella di altre regioni? “Noi abbiamo sottoscritto un Patto per lo sviluppo della Campania e della Città metropolitana di Napoli con i sindacati, convinti che sia necessaria un’azione unitaria di tutta la filiera del lavoro e della produzione per rilanciare lo sviluppo. Mi auguro che questo impegno rimanga anche da parte delle tre Confederazioni: non posso escludere dopo la presentazione del decreto Dignità che da parte loro emerga qualche nuova posizione ma io credo che la premialità vera sarà quella degli accordi contrattuali di secondo livello. Qui verificheremo se l’intesa potrà andare avanti”.
Le Zes saranno un primo terreno di confronto. “Non credo – aggiunge il leader dell’Unione Industria di Napoli – che a nessuno farebbe piacere tornare ai vecchi, lunghissimi contenziosi sul lavoro che il Jobs act è riuscito a ridurre dell’85%. Né penso che in materia di delocalizzazioni si possa tornare indietro proprio quando al contrario il mercato chiede sempre più mobilità negli investimenti e più flessibilità. Cosa dovrebbero pensare le pmi del Sud che senza rinunciare al loro ruolo sul territorio nazionale hanno allargato i loro confini produttivi a Paesi come la Serbia o il Sud dei Balcani e ora rischiano di dover restituire gli incentivi?”.
Da dove partire allora? «Dalla detassazione delle start up – conclude Grassi – rilanciata proprio di recente da grandi studiosi ed economisti non italiani. La mia azienda ha scommesso sull’innovazione digitale e sta ottenendo risultati importanti a riprova del fatto che anche il Sud può essere molto competitivo su questi versanti. La Campania, oltre tutto, è la regione meridionale con il maggior numero di aziende innovative, spesso alle prese con problemi di sopravvivenza determinati dai costi finanziari: una leva fiscale ad hoc garantirebbe la loro ulteriore crescita con evidenti ritomi anche occupazionali”.