Unità bugiarda, i prof che riscrivono il Sud

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La verità è un’opinione, La verità è un’opinione, spesso vincolata a prospettive e interpretazioni. Principio che rivoluziona gli esiti e le fondamenta di uno stesso evento, un identico movimento politico, una specifica rivoluzione e, ovviamente, della più controversa delle dimensioni: l’identità. È possibile riscrivere l’identità di un popolo, di un territorio? Per farlo bisognerebbe certamente iniziare un lungo cammino, i primi passi dai banchi di scuola. Un suggerimento urlato a piena voce da una comunità raccolta, nel titolo e negli intenti, sotto un’ambizione “Riscrivere i testi di Storia” nel seno del progetto Fonte Sud (www.fontesud.it). “La comunità – spiega Donato Crescenzo, animatore di Fonte Sud e responsabile del Centro Formazione Convegni Inail – è formata da persone che condividono e perseguono lo stesso ideale, senza voler costituire un centro di potere politico o un’associazione. Alcuni già membri di circoli culturali, sono professionisti privati o della pubblica amministrazione, impegnati da moltissimi anni nella ricerca e diffusione della nostra storia e cultura, antecedente l’Unità d’Italia con pubblicazioni ed interventi nelle scuole o nei convegni”. Prossimo appuntamento è oggi: “Con il lancio – aggiunge Crescenzo – della petizione ‘Riscrivere i testi di Storia e reinserimento degli Autori meridionali nei programmi scolastici’ che si svolgerà in videoconferenza interregionale con le altre sette sedi regionali meridionali, al quale parteciperanno tanti insegnanti delle istituzioni scolastiche”. Temi fondamentali per la comunità, l’importanza che aveva assunto la valorizzazione della persona nei centocinquanta anni antecedenti l’Unità d’Italia, di cui sono espressione il sistema sanitario e la psichiatria positiva di Biagio Miraglia, le teorie democratiche del Filangieri e la costituzione partenopea di Mario Pagano. “Non intendiamo animare sentimenti recriminatori o di rivincita – precisa Crescenzo – ma formulare una legittima richiesta di riconoscimento della nostra identità e intendiamo farlo in maniera serena e diffusa su tutto il territorio nazionale, per evitare che la conoscenza della nostra storia venga riproposta in maniera strumentale a certi interessi personali, se non addirittura malavitosi. Vogliamo che sia lo Stato a proporre una riscrittura della storia dell’Unità d’Italia, ritenendo necessario affermare una Unità che si basi sul reciproco rispetto delle diverse culture regionali, tutte di pari dignità”. Insomma una storia che riscatti le eccellenze del Meridione già dai primi anni di formazione a scuola. “Il progresso di una collettività non è scollegato della narrazione degli accadimenti che hanno offerto le fondamenta storiche di una identità sociale, economica, ambientale”. La storia che lo Stato continua a insegnare a tutti gli italiani rappresenta il Sud borbonico come un territorio arretrato culturalmente, economicamente e socialmente. La cancellazione della memoria storica e culturale è una pratica, retaggio della politica coloniale, applicata dai paesi invasori subito dopo la conquista armata. “Una prassi sin troppo diffusa che, se un tempo era per certi versi comprensibile, oggi significa autolesionismo”. “Il Mezzogiorno da tempo è stato vittima di una storia negata, reinterpretata, dimenticata e ha visto le proprie radici strappate e gettate via. Il nostro obiettivo è – conclude Crescenzo – ridare vita a tutto questo, riproporre fatti e personaggi che hanno fatto grande il nostro passato per recuperare il senso della nostra cultura e trarre ispirazione da esempi diretti che possano guidarci in questa epoca di crisi”.