Università alla Parthenope economisti a confronto sulla riforma delle Bcc

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I pro e i contro della riforma delle Banche di Credito Cooperativo sono al centro del dibattito maturato in occasione del convegno ‘Per un’ipotesi ricostruttiva della riforma delle BCC’ organizzato dall’Universita’ Parthenope. Tra i nodi piu’ discussi la possibilita’ che le Bcc perdano lo stretto legame con il territorio. ”Con la riforma – ha spiegato Diego Rossano, docente della Parthenope – questi istituti sono obbligati ad aderire a un gruppo bancario ed e’ escluso per i soci il diritto di recesso. Il gruppo bancario, guidato da una banca capogruppo, avra’ poteri incisivi, penetranti sulla governance, sulle politiche di concessione del credito, sulla gestione del conflitto di interesse e su altri punti nevralgici per cui il dubbio e’ che si vada verso l’estinzione del credito cooperativo”. Dubbi e critiche sono state mosse in particolare alla riforma nella parte in cui prevede che le Bcc, come gli altri istituti di credito, non siano piu’ sotto la vigilanza della Banca d’Italia ma sotto la vigilanza della Bce. ”Con la riforma – ha affermato Francesco Capriglione, dell’Universita’ degli Studi ‘G.Marconi’ di Roma – le Bcc hanno perso definitivamente la loro autonomia essendo sottoposte a eterogestione della capogruppo. Pertanto le Bcc del domani saranno solo dipendenze di una magmatica impresa bancaria e come tali sottoposte ai controlli della Banca Centrale Europea. Questa riforma, fatta per motivi contingenti legati alla ricerca di una stabilita’ degli appartenenti alla categoria, – ha sottolineato – e’ stata realizzata in modo che si colpisce negativamente la specialita’ operativa di queste banche la cui essenza valoriale e’ sempre stata fondata sulla mutualita’, sul legame con il territorio diventando vere e proprie banche locali destinate ad essere integratori dei sistemi industriali e finanziando le piccole e medie imprese”. Tra gli aspetti positivi della riforma, che da alcuni e’ considerata ”indispensabile”, la capacita’ di rafforzare dal punto di vista patrimoniale gli istituti di credito cooperativo ormai per la maggior parte in una situazione di difficolta’.