Università, patto contro la violenza di genere: via al Protocollo Napoli

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in foto Valeria Valente

Attivare l’Università come ente di formazione alla perizia, alla Ctu nei casi di violenza di genere. È questo l’obiettivo della Federico II illustrato in occasione dell’iniziativa ‘Violenza di genere e vittimizzazione secondaria oltre una risposta universitaria. Il Protocollo Napoli’ durante il quale è stato illustrato il rapporto della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femmicidio e su ogni forma di violenza di genere e di vittimizzazione secondaria.

“Stiamo lavorando – ha spiegato Caterina Arciadiacono, coordinatrice del corso di perfezionamento in perizia e Ctu – per l’applicazione della convenzione di Istanbul e per rendere operative le risultanze della Commissione parlamentare attivando l’Università come ente di formazione alla perizia, alla Ctu per gli operatori della giustizia, per psicologi, assistenti sociali che si occupano di casi di violenza di genere.

Con il Protocollo Napoli – ha aggiunto – vogliamo creare sinergie istituzionali con tutti gli attori impegnati su casi di violenza di genere con l’obiettivo di consapevolizzarli sul tema dell’invisibilità della violenza maschile di cui nessuno si fa carico e i cui effetti si vedono sulle donne e sui figli”.

Secondo i numeri forniti, in Italia su 320 omicidi l’anno, 120 sono femminicidi, pari a un terzo.

“Questi numeri – ha sottolineato Arcidiacono – sono una grave sentinella d’allarme perché si tratta di donne uccise per mano di ‘fuoco amato’ e riteniamo sia nostro compito muoverci nella società civile per promuovere tutte le attività e le risorse necessarie per far fronte al fenomeno”.

In sala i rappresentanti delle forze dell’ordine, della magistratura ordinaria e minorile.

“Il ruolo delle Università può essere decisivo – ha evidenziato Valeria Valente, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio – perché significa partire dai luoghi in cui si possono formare e specializzare in modo adeguato gli attori che poi arriveranno nelle aule di giustizia non solo giudici, ma anche avvocati, assistenti sociali, psicologi e consulenti. È tutto un sistema che se formato può interpretare al meglio le leggi ed evitare fenomeni drammatici come la vittimizzazione secondaria”.

Tra i protagonisti dei casi giudiziali di affidamento e di responsabilità genitoriale non solo la magistratura e le forze dell’ordine ma anche categorie professionali tra cui gli psicologi.

“Riteniamo – ha concluso il presidente dell’Ordine nazionale degli psicologi, David Lazzari – che sia molto importante separare le situazioni in cui c’è violenza da altre situazioni di conflitto familiare e dedicare procedure specifiche per casi in cui sia presente la violenza”.