Università: più donne iscritte e laureate, ma fanno meno carriera degli uomini

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Le donne rappresentano stabilmente ben oltre il 50% della popolazione di riferimento a tutti i livelli: esse sono il 55,5% degli iscritti ai corsi di laurea; il 57,6% del totale dei laureati; il 50,0% degli iscritti ai corsi di dottorato ed il 51,8% del totale dei dottori di ricerca. Il successivo passaggio dalla formazione universitaria alla carriera accademica mostra invece che la presenza femminile diminuisce man mano che si sale la scala gerarchica: nel 2017 la percentuale di donne si attesta al 50,3% tra i titolari di assegni di ricerca, al 46,6% tra i ricercatori universitari (Grade C), al 37,5% tra i professori associati (Grade B) e al 23,0% tra i professori ordinari. Sono alcuni dei dati che emergono dal Focus ”Le carriere femminili in ambito accademico” stilato dal Miur.
La distribuzione per genere e area di studio evidenzia che l’ambito di studio scelto da uomini e donne non è neutro. Nell’anno accademico 2017/2018, su 1.659.855 iscritti ai corsi di laurea, le studentesse rappresentano più della metà della popolazione studentesca, sia complessivamente (55,5%), sia in quasi tutti gli ambiti. Si registra un picco nell’area ”Humanities and the Arts” (77,6%), tradizionalmente scelta dalle studentesse, mentre la loro presenza diminuisce negli ambiti di carattere più scientifico o tecnico raggiungendo i livelli più bassi nell’area ”Agricultural and veterinary sciences” (48,1%) e soprattutto nell’area ”Engineering and technology” (27,4%). Analoghe osservazioni si possono fare relativamente alla distribuzione delle laureate per settore di studi. Nel 2017 il 57,6% dei 317.792 laureati sono donne e, anche in questo caso, agli estremi della distribuzione troviamo da una parte l’area ”Humanities and the Arts” (79,5%) e dall’altra l’area ”Engineering and technology” (30,9%; Graf. 2). E’ da sottolineare, tuttavia, che in tutti gli ambiti – incluso ”Engineering and technology”- in percentuale, il numero di laureate rispetto agli uomini risulta superiore a quello delle iscritte, ad indicare un probabile maggiore successo delle donne rispetto agli uomini nel completamento degli studi.
La segregazione orizzontale che emerge dai dati su iscritti e laureati , rileva il Focus, indica ancora la permanenza di stereotipi culturali che inducono donne e uomini a scegliere percorsi tradizionali; un’analoga tendenza si osserva anche a livello dei corsi di dottorato. Nell’anno accademico 2016/2017 da dati di fonte Eurostat si osserva che, su 32.947 iscritti ai corsi di dottorato, le dottorande sono poco più della metà sia in totale (50,6%) sia nella maggior parte degli ambiti. Nell’area ”Medical and health sciences” le dottorande rappresentano circa i 2/3 (66,1%) del totale di studenti afferenti all’area, mentre la loro presenza si riduce a meno della metà nell’area ”Natural sciences” (48,3%) e a poco più di 1/3 nell’area ”Engineering and technology” (34,6%). La distribuzione delle studentesse che hanno conseguito il dottorato di ricerca per settore di studi evidenzia che nel 2016 su 9.803 unità il 51,8% sono donne e che si distribuiscono per aree di studio in modo analogo alle dottorande, con percentuali che vanno dal 64,3% nell’area ”Medical and health sciences” al 34,7% nell’area ”Engineering and technology”. Un confronto in ambito europeo evidenzia che, nel 2016, in media nei 28 paesi dell’Unione il 48% del totale di studenti che hanno conseguito il titolo di dottore di ricerca è di genere femminile. Tra i dottori di ricerca che afferiscono alle aree Stem le donne sono il 39%. L’Italia consegue risultati superiori alla media europea sia per la percentuale di donne che concludono con successo il percorso di dottorato di ricerca (circa il 52%), sia per la buona percentuale di afferenza di donne ai settori tecnicoscientifici delle aree STEM (44%). Passando dalla formazione universitaria alla carriera accademica, la situazione cambia drasticamente. Nel 2017 le donne rappresentano complessivamente il 40,2% dei 67.917 docenti e ricercatori, con delle differenze tra i vari livelli della carriera accademica: rappresentano poco più della metà (50,3%) del totale del Grade D (equivalente ai titolari di assegni di ricerca), mentre sono appena il 23,0% del totale del Grade A (equivalente al ruolo dei professori ordinari). Fin dall’inizio della carriera accademica si ripropone una disomogenea distribuzione delle donne negli ambiti disciplinari. Tra tutti coloro che beneficiano di un assegno di ricerca nell’ambito ”Medical and health sciences” le donne sono oltre il 70% mentre scendono a poco meno di un terzo (32,5%) nell’ambito ”Engineering and technology” (Graf. 5).Una simile distribuzione la ritroviamo anche per le ricercatrici a tempo determinato di tipo A e B, figure introdotte dalla Legge 240/2010, che sono più della metà degli afferenti all’ambito ”Humanities and the Arts” (52,9% e 51,5% rispettivamente) ma non raggiungono il 30% nell’ambito ”Engineering and technology” (27,2% e 28,4% rispettivamente). In generale, la quota delle docenti e delle ricercatrici nelle aree STEM è bassa in tutti i Grade (36% in totale) e soprattutto al livello più alto della carriera: l’afferenza delle donne alle cosiddette ”scienze dure” è oltre il 40% nei Grade D e C (41% e 43% rispettivamente) e si riduce al 19% nel Grade A.