Usa, i primi abitanti passarono dallo Stretto di Bering: lo studio italoamericano

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Quando e come i primi uomini abbiano raggiunto il continente Americano è una questione che da anni è al centro di un fervente dibattito scientifico. Quello che una volta sembrava essere un fatto noto, ora è stato definito “uno dei più grandi misteri del nostro tempo” (Fen Montaigne). La comprensione di quando, dove e come sia avvenuta questa migrazione può essere affrontata solo dall’insieme di più discipline, quali l’archeologia, l’antropologia, l’oceanografia, la geofisica e la geografia umana.

Ora il lavoro The Bering Transitory Archipelago: Stepping-stones for the first Americans di Jerome E. Dobson (Università del Kansas, USA) Giorgio Spada (Università di Bologna) e Gaia Galassi (Università di Urbino) nato dalla collaborazione tra discipline diverse, propone una soluzione geografica basata su una ricostruzione della paleotopografia dello stretto di Bering. “Per la ricostruzione della evoluzione delle linee di costa, è stato utilizzato un modello geofisico che simula la risposta della Terra allo scioglimento dei ghiacci dall’ultima glaciazione” spiega il professor Spada del Dipartimento di Fisica e Astronomia di Bologna.

“Il modello ha permesso di verificare la presenza di un arcipelago (Arcipelago Transitorio) nel Mare di Bering con una estensione di circa 1400 km, esistito da 30.000 a 8.000 a.C., poi progressivamente inondato a causa della deglaciazione. Le implicazioni della presenza dell’Arcipelago Transitorio sono profonde, e aprono la strada all’analisi di nuovi percorsi di migrazione che avrebbero permesso di evitare il passaggio emerso dello stretto di Bering”. Nel lavoro dei tre studiosi sono state esaminate le ipotesi di migrazione dall’Asia alle Americhe attualmente in discussione, tra cui la “Clovis first”, la “Kelp Highway” e lo “stallo beringiano”, ed è stata avanzata una nuova ipotesi, la “Stepping Stones”, per cui le isole dell’Arcipelago Transitorio sarebbero state utilizzate come mezzo di progressivo spostamento verso ovest.

Per la dottoressa Galassi del Dipartimento di Scienze Pure e Applicate di Urbino “la presenza di numerose isole emerse per un tempo sufficientemente lungo di anni avrebbe rappresentato un’area di sosta ideale per i viaggiatori dell’ultimo massimo glaciale. Le sue coste avrebbero abbondato di iodio, acido docosaesaenoico (DHA) e altri nutrienti essenziali per la salute umana e lo sviluppo del cervello. La ipotesi “Stepping Stones” soddisfa tutti i quattro requisiti necessari ad un’ipotesi di migrazione: una popolazione originaria in Asia, un percorso con abbondante sostentamento, insediamenti in Nord America subito dopo ma non prima e un sufficiente isolamento per permettere una differenziazione genetica delle prime popolazioni”.