Usa-Iran, tempo sospeso o impasse? La prima temibile, la seconda pericolosa

Per tentare almeno di percepire lo stato attuale della governance iraniana, si può fare ricorso al paragone di seguito riportato. Tre giorni orsono la situazione socio politica a Teheran e in tutto l’Iran era tesa come una tenda trasparente atta a coprire senza oscurare la situazione sottostante. Domenica su quella nazione, sulla capitale in special modo, si è abbattuta una tempesta molto simile a quelle di sabbia, che ha quasi oscurato, a livello di buio totale, quanto stava accadendo in quella che fu la gloriosa Persia. Fino al manifestarsi del fenomeno accennato, era ancora possibile avere l’idea di come fosse articolato il potere di chi governava seduto, solo con la fantasia, su quello che fu il “trono del pavone”. Ancora oggi, a tre giorni dall’ inizio degli scontri con l’alleanza USA – Israele, non è possibile capire chi e in che modo succederà a Kamenhei. È questo passaggio quello che sgombrerà dal dubbio l’intera umanità, che potrà cosi capire se si trova in tempo sospeso o di fronte a una paurosa impasse. La situazione politica resta così nello stato magmatico, mentre le conseguenze, soprattutto quelle economiche e finanziarie, si stanno già mostrando in tutta la loro negatività. Ieri i prezzi del greggio hanno subito impennate più che consistenti su tutti i mercati. L’ andamento di cui sopra ha avuto conseguenze completamente tossiche nelle borse di tutto il mondo, in particolare per i titoli legati alle attività petrolifere. Un vecchio detto rispettato pedissequamente nel mondo rurale, soprattutto in occasione dei mercati settimanali, invita i vari soggetti, venditori e compratori, a osservare la regola riportata di seguito.
Quando il mercato è fortemente agitato, per motivi di ogni genere, conviene vendere, evitando, nello stesso tempo, di comprare. È riferito, tale consiglio, a episodi occasionali, mentre la situazione attuale è ben diversa. I rapporti commerciali di questi prodotti hanno caratteristiche particolari, che li assimila ai contratti di somministrazione. Vale a dire che due stati si accordano, uno in qualitá di venditore, l’altro di compratore, sulla fornitura di uno o più tipi di idrocarburi. Essi sono determinati per contratto, durata e quantità, non il prezzo. Un solo commento: tale relazione ricorda molto da vicino il patto leonino. Per sola memoria, esso è quello che si stabilisce quando la forza contrattuale di uno dei contraenti è sproporzionatamente superiore se messa al confronto con quella dell’altro contrarnte. È evidente che in tali situazioni le leggi di un mercato che voglia definirsi libero, non valgano granché. Basta già far rinvio a una situazione del genere, quale attualmente è la guerra in Iran, per poter ritenere che molte regole di ogni genere sono destinate a essere sostituite. E non è detto che quelle che saranno adottate porteranno più vantaggi, in particolare per gli acquirenti. Intanto la pace nel mondo tende a essere un obiettivo sempre piu difficile da centrare.
C’è solo da sperare in bene.