Usa, “Matilde’s Tiramisù”: i dolci italiani che spopolano in America

334

E’ stata quella del tiramisù la ricetta più realizzata durante il lockdown. Lo conferma il gruppo Vincenzi che ha visto raddoppiare le vendite dei suoi savoiardi che collocano l’azienda scaligera in vetta all’export di questo tipo di biscotto e che, insieme ad altri prodotti dolciari dell’azienda, dagli amaretti ai millefoglie, le hanno fruttato nel 2019 una quota di 38 milioni di euro dall’export, grazie ad una presenza commerciale in 110 paesi. Il mercato americano è il primo per le vendite nel mondo, grazie all’intuizione di aprire oltreoceano la Matilde’s Tiramisù, una particolare business unit che si occupa di ristorazione e che sul mercato a stelle e strisce propone prodotti mirati come il “Matilde’s traditional tiramisù”, il “Tramisù with lemon and limoncello”, la “Peach and amaretti d’Italia” ed una versione della cheesecake. Il tutto venduto in store dedicati in Florida, nei centri commerciali di Orlando, Miami ed Altamonte. Ma i dolci Vincenzi arrivano anche sugli shop tedeschi, francesi, inglesi, spagnoli, in quelli Medio Oriente (Arabia, Emirati, Oman, Israele e Palestina) e dell’Estremo Oriente (Cina, Hong Kong, Thailandia e Giappone). L’azienda nasce quando Matilde Vicenzi, nel 1905, a San Giovanni Lupatoto, in provincia di Verona, apre un negozio con laboratorio di pane, pasticceria e alimentari che si espande fino all’acquisto della prima linea automatizzata nel 1968. Nel 1970 cambia il nome e da Matilde Vicenzi & Figli, diventa Vicenzi Biscotti. Inizia così il processo di industrializzazione ed ampliamento dell’offerta nel mercato della pasticceria industriale, creando uno stabilimento sempre a San Giovanni Lupatoto, specializzandosi nella produzione nell’amaretto ed introducendo successivamente la Vicenzovo, una linea di savoiardi che contengono il 30% di uovo (percentuale maggiore di tutti gli altri presenti sul mercato). Nel 1975, in seguito ad un viaggio in Giappone, viene acquistato un macchinario adatto alla produzione della sfoglia italiana e nasce il millefoglie. Il gruppo, così come si conosce oggi, si forma nel 2005 quando Giuseppe Vicenzi, erede della famiglia, decide di acquisire tutto il ramo da forno Parmalat, compresi i due noti marchi Grisbì e MrDay.

Altro fattore fondamentale per l’internazionalizzazione del brand è stata la presenza nei mercati di un mix strategico di diversificazione distributiva, che va dalla classica GDO ai negozi di delicatessen, dal canale Ho.re.ca al vending, ai bar e aeroporti con monoporzioni e prodotti cortesia, per arrivare anche alle piattaforme dell’e-commerce Alibaba ad Amazon. Oltre a esportare la migliore tradizione italiana, il Vicenzi Group si impegna per la sostenibilità ambientale. Nel 2019, ha ottenuto una riduzione dei consumi di energia elettrica, pari all’illuminazione annuale di una città di 2mila abitanti, e di gas naturale, equivalente al consumo medio annuo di 100 famiglie. In più sullo stabilimento di San Giovanni è stato installato un nuovo impianto fotovoltaico che, l’anno scorso, ha prodotto 137MWh di energia elettrica, abbattendo le emissioni di CO2. Una attenzione rivolta anche al packaging avendo rimosso, dalla confezione dei savoiardi Vicenzovo da 400 grammi, il caratteristico “ciuffo” che per oltre 50 anni ha contraddistinto il prodotto e che consentirà di ridurre del 27% la plastica utilizzata per l’imballo ed eliminare milioni di laccetti usati per chiudere la confezione. Oggi la Vicenzi ha 354 dipendenti, un fatturato 2009 di 124 milioni di euro e tre stabilimenti, uno a San Giovanni Lupatoto, dove si trova la storica sede, a Bovolone, sempre in provincia di Verona ed a Nusco in provincia di Avellino. Commenta il presidente Giuseppe Vicenzi, con una punta di commozione: “La nostra è una di quelle storie che meritano di essere raccontate. Una storia di qualità, vista come un mantra, di passione per l’arte pasticcera, e anche di ambizione, che ci ha fatto puntare sin dall’inizio ai mercati internazionali. Valori fondanti che non si limitano solamente alla creazione di prodotti, ma permeano la visione del ruolo dell’azienda all’interno del territorio. Un territorio che ha dato tanto in termini di cultura, dedizione, umanità, materie prime di qualità e al quale l’azienda vuole restituire creando ricchezza, benessere e indotto economico”.