Usa, il museo Getty pronto a discutere con l’Italia su quattro opere contese

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Il Museo Getty è pronto a discutere “in buona fede” con le autorità italiane i risultati delle sue ricerche sulle quattro opere d’arte di cui l’Italia la scorsa settimana ha chiesto di accertare la provenienza. Lo ha detto, in una dichiarazione al New York Times, la vicepresidente del museo californiano per le comunicazioni Lisa Lapin. La Lapin ha spiegato che le quattro opere – la tela del pittore ottocentesco Camillo Miola “L’oracolo di Delfi”, due leoni in marmo d’epoca romana e un Mosaico con Medusa – sono state acquistate dal museo negli anni Cinquanta e Settanta. “Stiamo conducendo ricerche a fondo su queste opere e discuteremo in buona fede con il ministero della Cultura quanto trovato”, ha detto la Lapin aggiungendo che il museo, “come sempre”, prende questo tipo di richieste sul serio: “E come in passato, se gli oggetti risulteranno rubati o scavati clandestinamente, li restituiremo”. Il governo italiano e il Getty sono già impegnati in una disputa legale su una statua di bronzo attribuita a Lisippo, ripescata nel 1964 da pescatori nell’Adriatico, di cui l’Italia, forte da dicembre di una sentenza della Corte di Cassazione, da anni chiede il rimpatrio. Il 9 maggio il ministero ha inviato una lettera al museo americano chiedendo un incontro sui quattro nuovi pezzi: “Vogliamo preservare le relazioni con il Getty e contiamo di risolvere la nuova disputa con gli strumenti della diplomazia culturale evitando le vie legali”, ha detto il portavoce del ministero Giorgio Giorgi. Secondo il ministero, la tela di Miola sarebbe stata rubata dall’Istituto San Lorenzo di Aversa tra il 1943 e il 1946; i leoni di marmo erano nel Palazzo Spaventa di Preturo (Aquila), mentre il mosaico con Medusa verrebbe dal Museo Nazionale Romano. In aprile il ministero aveva annunciato controlli centralizzati sui prestiti al Getty da musei e collezioni italiane, ma una nuova mostra sulla Villa dei Papiri “Buried by Vesuvius” che aprirà il 26 giugno alla Villa Getty comprende pezzi importanti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli e da altre istituzioni italiane. “Non abbiamo interrotto la collaborazione perché il Getty e il Museo di Napoli erano da tempo in trattative”, ha detto Giorgi al New York Times: “Ma abbiamo anche voluto dare il messaggio che sarebbe una buona idea di sedersi attorno a un tavolo a parlare del Lisippo”, che il Getty d’altro canto non ha alcuna intenzione di lasciar partire: pronto – ha ribadito la Lapin – a far ricorso se necessario alla Corte Europea per i Diritti Umani.