Usd, la Fed rimanda l’aumento dei tassi

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A cura di Antonio Arricale Notizie deludenti dalla Cina che vede l’indice Servizi Purchasing Managers redatto da HSBC sempre in zona contrazione, nonostante una leggera salita a maggio. Secondo la lettura A cura di Antonio Arricale Notizie deludenti dalla Cina che vede l’indice Servizi Purchasing Managers redatto da HSBC sempre in zona contrazione, nonostante una leggera salita a maggio. Secondo la lettura preliminare, infatti, l’indice PMI si è portato a quota 49,1 punti dai 48,9 di aprile, ma resta inferiore alle attese degli analisti che si attendevano una salita fino a 49,3 punti. L’indicatore si ferma quindi sotto la soglia dei 50 punti che fa da spartiacque tra espansione e contrazione. Il sottoindice relativo alla produzione è sceso da 50 a 48,4 punti registrando il livello più basso da 13 mesi. Il sottoindice relativo ai nuovi ordini per esportazioni è sceso a 46,8 punti, ai minimi da 23 mesi. La debolezza del settore manifatturiero conferma che gli stimoli lanciati dalla banca centrale cinese non hanno ancora prodotto effetti. Situazione, del resto, già evidenziato da alcuni dati macroeconomici dell’ultimo periodo. Sempre sul fronte macroeconomico, ieri la Federal Reserve ha pubblicato i verbali relativi all’ultima riunione di fine aprile del FOMC, da cui emerge che l’aumento dei tassi previsto per giugno è assai improbabile, dunque rimandato a tempi migliori. Insomma, ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che Banca Centrale americana agisca, sicché il costo del denaro resterà al minimo storico (-0,25%) ancora per un po’. Dai verbali emerge che solo “pochi” membri della Fed sembrano essere favorevoli ad una stretta monetaria, “molti” invece sono apparsi più cauti, in attesa di indicazioni più chiare sulla ripresa economica a stelle e strisce. Nel primo trimestre, infatti, la crescita si è indebolita, anche se le cose dovrebbero migliorare in futuro: i membri del direttivo della Fed prevedono che l’economia tornerà a crescere ad un ritmo moderato. A preoccupare non è più solo il mercato del lavoro, ma anche l’apprezzamento del biglietto verde che scoraggia le esportazioni. Borse asiatiche Seduta sotto tono per la maggior parte delle borse asiatiche, ad eccezione di Shanghai che sta facendo registrare un rialzo superiore al punto percentuale. Tokyo ha chiuso le contrattazioni sui livelli del giorno precedente, Seoul ha perso lo 0,78% mentre Hong Kong arretra dello 0,35%. Sotto la parità anche la borsa indiana che cede lo 0,4% e Taiwan, in calo dell’1,1%. Notizie poco rassicuranti giungono dalla Cina in merito all’andamento dell’economia, che continua a mostrare segni di contrazione. Per il terzo mese consecutivo infatti il Purchasing Managers’ Index (Pmi) elaborato da Markit/Hsbc si è attestato a 49,1 punti, sotto la soglia che separa crescita da contrazione per il settore manifatturiero della Cina, meglio comunque del dato finale di aprile a 48,9 punti (lettura più debole in 12 mesi) e contro attese degli economisti per 49,3 punti. In marzo l’indice aveva fatto segnare 49,6 punti. La fiducia delle aziende cinesi, invece, dopo quattro mesi consecutivi di declino, segna in maggio il primo progresso dell’anno. L’Mni China Business Sentiment, sondaggio condotto mensilmente tra 200 società quotate a Shanghai o Shenzen, segna infatti una lettura 49,7 punti da 48,8 di aprile, dato peggiore dal gennaio 2009 (e prima volta da quella data che l’indice scendeva sotto la soglia di 50 punti che separa ottimismo da pessimismo). L’indice si era attestato a 53,7 punti in gennaio, 52,8 in febbraio e 52,2 in marzo. In Giappone è ripresa a maggio la fase d’espansione del manifatturiero, dopo che in aprile aveva segnato un brusco stop, con l’indice Pmi stilato da Markit/Jmma sceso la prima volta in 11 mesi sotto la soglia di 50 punti che separa crescita da recessione. La lettura preliminare relativa al mese in corso, infatti, si attesta a 50,9 punti contro il dato definitivo di aprile a 49,9 punti e oltre i 50,3 punti del consensus. Il sottoindice dell’output sale in maggio a 51,7 punti da 49,3 di aprile e anche quelli di nuovi ordinativi e acquisti sono tornati sopra quota 50 punti. Sempre in Giappone il ministero di Economia, Commercio e Industria ha reso noto che l’indice delle attività industriali in marzo è calato su base mensile dell’1,3% in marzo dopo il progresso dello 0,2% di febbraio e contro la flessione dello 0,4% attesa dagli economisti. Su base annuale l’indice segna un arretramento del 2,4% dopo il calo dell’1,2% in febbraio: si tratta del dodicesimo mese consecutivo di declino. Borsa Usa A New York i principali indici hanno chiuso la seduta poco mossi. Il Dow Jones ha perso lo 0,15%, l’S&P 500 lo 0,09% mentre il Nasdaq Composite ha guadagnato lo 0,03%. La Federal Reserve sembra essere meno convinta di un rialzo dei tassi già nel mese di giugno: è quanto emerge dalle minute relative all’incontro di 29 e 30 aprile del Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione che si occupa di politiche monetarie), con “pochi” membri convinti di un incremento anticipato, rispetto ai “diversi” che lo caldeggiavano nel precedente meeting. Dubbi legati all’evidente fragilità della ripresa economica degli Usa, confermata anche dai dati sulle vendite retail in aprile, piatte nonostante il clima favorevole. Lettura che ha spinto diversi analisti a una revisione della crescita del Pil Usa nel secondo trimestre. E ora c’è chi ipotizza che il rialzo dei tassi possa non avvenire del tutto nel corso dell’estate. Sul fronte societario Staples -1,58%. Il gruppo specializzato nei prodotti per l’ufficio ha annunciato i risultati del primo trimestre 2015. I ricavi sono diminuiti del 6,9% a 5,262 miliardi di dollari mentre l’utile netto è scivolato a 59 milioni contro i 96 milioni di un anno prima. Northrop Grumman +0,42%. L’azienda attiva nel settore aerospaziale e della difesa ha aumentato il dividendo trimestrale del 14% a 0,80 dollari per azione. Target +0,3%. Il retailer ha rivisto al rialzo la previsione di utile per l’esercizio in corso a 4,50-4,65 dollari per azione. Nel primo trimestre i profitti sono aumentati del 52% a 635 milioni di dollari mentre i ricavi sono cresciuti del 2,8% a 17,1 miliardi. American Eagle Outfitters +5,46%. Il gruppo di abbigliamento ha pubblicato una trimestrale più forte del previsto e fornito un outlook convincente. Nel primo trimestre l’utile è aumentato a 0,15 dollari per azione da 0,02 dollari di un anno prima e contro i 12 centesimi attesi. I ricavi sono cresciuti dell’8,3% a 699,5 milioni contro i 692 milioni indicati dal consensus. Per il trimestre in corso l’utile per azione è atteso tra 0,11 e 0,14 dollari. Lowe’s -4,64%. La catena di negozi specializzata nel fai da te ha annunciato una trimestrale inferiore alle attese. L’utile per azione si è attestato a 0,70 dollari (consensus 0,74 dollari) su ricavi per 14,13 miliardi (consensus 14,3 miliardi). Computer Sciences +2,35%. Il gruppo dei servizi informatici si dividerà in due. Europa Inizio di seduta incerto per i mercati europei: il Dax30 di Francoforte cede lo 0,15%, il Cac40 di Parigi lo 0,12% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,1%. Poco sopra la parità il Ftse100 di Londra (+0,05%). I meeting di oggi e domani a Riga si apriranno tra crescenti tensioni sul caso greco. Il ministro dell’Economia greco Yanis Varoufakis ha dichiarato al britannico Channel che gli impegni domestici del governo rimangono la priorità del governo. “Se il 5 giugno potremo ripagare il Fondo monetario internazionale e pensioni, salari e le altre obbligazioni nazionali, lo faremo. Se no daremo priorità ai pensionati e ai lavoratori del settore pubblico”, ha dichiarato il ministro facendo riferimento alla tranche da 300 milioni di euro che nelle prima settimana del prossimo mese Atene dovrebbe versare all’Fmi. Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha affermato di non potere più garantire che la Grecia non faccia default, implicitamente dimostrando la volontà di non scendere a ulteriori compromessi sul pacchetto di aiuti da 245 miliardi di euro architettato dall’Europa negli ultimi anni e dal quale dipende la possibilità della Grecia di evitare il fallimento. In Francia, Markit Economics ha reso noto che il dato preliminare dell’Indice PMI Manifatturiero, nel mese di maggio, si è attestato a 49,3 punti, oltre le attese degli addetti ai lavori che avevano stimato un indice pari a 48,5 punti. Il dato è risultato in crescita rispetto alla rilevazione precedente pari a 48,0 punti. Il dato preliminare dell’Indice PMI dei servizi nel mese di maggio è cresciuto a 51,6 punti, dai 51,4 punti di aprile, segnalando una accelerazione della crescita delle attività nel settore dei servizi. L’Indice PMI Composito si è attestato a 51 punti, in crescita rispetto al dato precedente di 50,6 punti. Acquisti sui minerari e sulle Telecom mentre perdono terreno tecnologici, banche e settore auto. Italia Il Ftse Mib segna -0,39%, il Ftse Italia All-Share -0,41%, il Ftse Italia Mid Cap -0,63%, il Ftse Italia Star -0,34%. Deboli i bancari con Banca MPS (-3,7%) sotto pressione dopo l’ok della Consob al prospetto dell’aumento di capitale da 3 miliardi di euro. L’operazione dovrebbe partire lunedì prossimo e nel pomeriggio potrebbe tenersi il cda chiamato a determinare prezzo di sottoscrizione delle nuove azioni (e quindi l’atteso sconto sul TERP). In netto calo anche Banca IFIS (-3,2%) e Banca Carige (-3,6%). Vendite sul lusso con Luxottica (-1,6%), Yoox (-1,4%), Moncler (-1%). Mediaset (+1,4%) in rialzo nonostante la decisione dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) di aprire un’istruttoria nei confronti delle società Sky Italia, Rti-Mediaset, Infront Italy e della Lega nazionale professionisti di Serie A sull’assegnazione dei diritti televisivi per il Campionato di calcio nel triennio 2015-2018, volta a verificare se siano intervenuti “accordi spartitori” fra Sky e Mediaset. Azimut Holding (+1,4% a 27,70 euro) tenta un rimbalzo dopo il -5,01% di ieri in scia al collocamento di azioni presso investitori istituzionali effettuato da Timone Fiduciaria pari a circa il 5,26% del capitale sociale, ad un prezzo di € 27,90 per azione, in seguito a una procedura di bookbuilding accelerato. Citigroup porta il giudizio su Azimut a “buy” dal precedente “neutral” e fissa il target price a 32,50 euro.


I dati macro attesi oggi Giovedì 21 maggio 2015 03:35 GIA Indice PMI manifatturiero (prelim.) mag; 03:45 CINA Indice HSBC PMI manifatturiero (prelim.) mag; 06:30 GIA Indice di attività composito mar; 09:00 FRA Indice PMI manifatturiero (prelim.) mag; 09:00 FRA Indice PMI servizi (prelim.) mag; 09:30 GER Indice PMI manifatturiero (prelim.) mag; 09:30 GER Indice PMI servizi (prelim.) mag; 10:00 EUR Indice PMI composito (prelim.) mag; 10:00 EUR Indice PMI manifatturiero (prelim.) mag; 10:00 EUR Indice PMI servizi (prelim.) mag; 10:00 ITA Salari contrattuali apr; 10:30 GB Vendite al dettaglio apr; 10:30 GB Indice BCI attese ordini industria mag; 13:30 EUR Verbali BCE; 14:30 USA Richieste settimanali sussidi disoccupazione; 15:45 USA Indice Markit PMI manifatturiero (prelim.) mag; 16:00 EUR Indice fiducia consumatori mag; 16:00 USA Indice anticipatore apr; 16:00 USA Indice Philadelphia Fed mag; 16:00 USA Vendite abitazioni esistenti apr; 19:30 EUR Intervento Draghi (BCE).