“Vade retro Salvini”, l’affondo di Famiglia Cristiana

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Roma, 25 lug. (AdnKronos) – Una mano che si leva verso il volto di uno sconcertato ministro degli Interni; sotto, il titolo: ‘Vade retro Salvini’. È la copertina del prossimo numero di Famiglia Cristiana, domani in edicola. “Niente di personale o ideologico – precisa il settimanale dei Paolini – si tratta di Vangelo”.

Dopo l’ennesima (le vittime sono già 1.490 dal primo gennaio al 18 luglio), Famiglia Cristiana fa il punto sull’impegno della Chiesa italiana. Il giornale apre l’inchiesta con le riflessioni della presidenza della Conferenza episcopale italiana: “Come pastori non pretendiamo di offrire soluzioni a buon mercato. Rispetto a quanto accade non intendiamo, però, né volgere lo sguardo altrove, né far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi. Non possiamo lasciare che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto”.

Famiglia Cristiana riprende poi le frasi più significative di numerosi vescovi. Tra loro, Mario Delpini (Milano, “Vorremmo che nessuno rimanga indifferente, che nessuno dorma tranquillo, che nessuno si sottragga a una preghiera”), Matteo Zuppi (Bologna, “Le Ong non sono complici degli scafisti, se stanno lì vuol dire che c’è un problema”), Corrado Lorefice (Palermo, “Siamo noi i predoni dell’Africa! Siamo noi i ladri che, affamando e distruggendo la vita di milioni di poveri, li costringiamo a partire per non morire: bambini senza genitori, padri e madri senza figli”), Cesare Nosiglia (Torino, “Fa parte del problema anche l’esplodere di polemiche, l’aver trasformato certo dibattito pubblico in un’arena in cui chi vince non è questo o quel gladiatore, ma sempre il ‘padrone del circo’, il controllore dei canali mediatici, il manipolatore delle opinioni e dei sentimenti”), Antonio Staglianò (Noto, delegato per le migrazioni della Conferenza episcopale siciliana, “Salvini sbaglia a dire: ‘Prima i poveri italiani e poi quelli africani’. Noi non dovremmo neppure averne. Gli stranieri hanno sempre il diritto umano di essere accolti”).