Valutazione delle performance, al Comune di Napoli è scontro tra dipendenti e dirigenti

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in foto Palazzo San Giacomo, sede del Comune di Napoli

Comune di Napoli in subbuglio per le valutazioni delle performance effettuate negli ultimi tempi dai dirigenti. Decine i dipendenti che hanno fatto ricorso contro i giudizi loro riservati e la vicenda, adesso, potrebbe avere degli strascichi in sede giudiziaria. Della vicenda si sta interessando anche il Difensore Civico della Regione Campania, Giuseppe Fortunato, a cui alcuni dipendenti del Municipio hanno inviato una dettagliata documentazione. Il meccanismo di valutazione delle performance dei dipendenti del Comune di Napoli relative agli anni che vanno dal 2015 al 2017 è regolamentato dalla delibera di giunta numero 210 del 10 maggio 2019. “Il Comune di Napoli – si legge nel documento – con il presente regolamento, disciplina il sistema permanente di misurazione e valutazione delle performance individuali, collettive ed organizzative del personale non dirigente dell’ente e, attraverso la sua applicazione, afferma il principio in base al quale, nell’ambito della propria organizzazione, il riconoscimento e l’attribuzione di qualsiasi incentivo economico, lavorativo o di carriera è subordinato agli accertamenti e alle attestazioni che valutino e misurino il merito delle prestazioni contrattuali del dipendente”. Sintetizzando: queste valutazioni sono determinanti per ottenere scatti di carriera e maggiorazioni in busta paga a titolo di premio o incentivo. “Il problema – spiegano alcuni lavoratori al Denaro.it – è che non esiste una vera possibilità di opposizione a questi giudizi”. L’articolo 6 della delibera spiega che “avverso il punteggio attribuito nelle schede di valutazione ovvero avverso la collocazione in graduatoria è ammesso ricorso motivato e documentato al dirigente valutatore, per la sola rettifica di errori istruttori o materiali”. Di contestazione per i soli errori materiali si fa riferimento anche nel successivo articolo 7 “ma in entrambi i casi – protestano i ricorrenti – si tratta di definizioni troppo generiche, il che lascia spazio a una sorta di arbitrarietà del dirigente che tradisce, a nostro modo di vedere, la volontà di effettuare delle valutazioni politiche e non a norma di regolamento”. E infatti a leggere alcuni dei carteggi intercorsi tra dipendenti che hanno fatto opposizione e i rispettivi dirigenti valutatori si scopre che le richieste vengono sempre respinte per “inammissibilità derivante dalla mancata ricorrenza delle condizioni previste dagli articoli 6-7 del Regolamento”. La vicenda è comunque solo agli inizi.