I Vani d’ombra del giornalista Simone Innocenti: cronaca di un’inquietudine

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In foto lo scrittore-giornalista Simone Innocenti presenta il suo romanzo nella libreria IoCiSto

di Rosina Musella

Giovedì 18 luglio, Simone Innocenti ha presentato il suo terzo libro “Vani d’ombra” alla libreria IoCiSto, nel quartiere Vomero. L’incontro è stato reso più inclusivo grazie alla presenza di interpreti L.I.S. (Lingua dei Segni Italiana) che hanno permesso alle persone sorde presenti di partecipare agevolmente all’evento.
La libreria IoCiSto, attiva da cinque anni nel cuore del quartiere Vomero, conta ad oggi circa 500 soci, 60 dei quali attivi nel sostegno e nella sua gestione e 20 volontari che si dividono nei vari turni settimanali per tenerla aperta. Proprio uno di questi soci ha aperto l’incontro, raccontando brevemente la storia della libreria e passando, poi, il testimone ad Anna Chiara Stellato, interprete LIS della scuola ConsueLis di Napoli, che, però, in questo evento ha preso le vesti di moderatrice della presentazione, intervistando l’autore. Simone Innocenti, giornalista di cronaca nera del Corriere Fiorentino, dorso regionale del Corriere della Sera, ha all’attivo tre libri: la raccolta di racconti “Puntazza”, pubblicata nel 2016 per Erudita editore, la guida letteraria “Firenze Mare”, del 2017 per Giulio Perrone Editore e, infine, il romanzo “Vani d’ombra”, pubblicato quest’anno con la casa editrice Voland.
Innocenti, però, preferisce definire quest’ultimo un lungo racconto. “I racconti mi piacciono, perché si fa poca fatica a scriverli” scherza, raccontando le poche pause sul lavoro dedicate alla stesura di brevi storie. Raccontando la genesi del libro, afferma che sia frutto di una Voce che lo ha tormentato per giorni dicendogli cosa scrivere “All’epoca portavo sempre con me due taccuini, uno per “Firenze Mare” e l’altro che avevo chiamato “Stanza”. In quest’ultimo ho iniziato a scrivere frasi, riflessioni legate al colore bianco che arrivavano da una voce che non è la mia. Quando proposi il titolo a Daniela (Di Sora, editrice per la Voland Editore), mi disse “Fa cagare, cambialo!” (ride, ndr) e così proposi “Vani d’ombra”, ma nella mia testa continua a chiamarsi “Stanza”.”
 “Vani d’ombra” racconta la storia di Michele Maestri, un bambino che vive in un piccolo paese e, d’estate, mentre si annoia, vede con un binocolo la colf del notaio fare sesso tutti i giorni con uomini diversi. Mentre osserva la scena, viene scoperto a causa del luccichio delle lenti e viene portato nell’armadio della camera da letto di questa donna, dove è costretto ad ascoltare l’amplesso tra lei e suo padre. “Questo è l’episodio scatenante, il bianco, la perdita dell’innocenza.” Michele, poi, da grande diventerà un occhialaio, riflettendo nel suo lavoro il trauma subito da bambino. “Nel libro c’è tutta una descrizione minuziosa di come si fanno gli occhiali. Come hai potuto descriverlo?”, chiede la Stellato, “Per caso, parlando con un amico che fa l’occhialaio artigianale. Mi ha spiegato come funziona il suo lavoro. Anche lì c’è un problema di bianco, perché la cellulosa con cui si fanno gli occhiali è bianca. Farsi fare delle lenti da un occhialaio costa una sassata, infatti Michele Maestri ha rapporti con persone abbienti altoborghesi. Alcuni di queste frequentano vizi privati e pubbliche virtù e queste sono cose che arrivano dal mio lavoro. Quando lavori sulle vite degli altri, scopri la qualunque. Ognuno ha i propri vani d’ombra.”
L’incontro è proseguito con un’analisi delle influenze che hanno guidato e guidano tuttora Innocenti nella scrittura, soprattutto “autori inquieti”, dice. Non manca un pensiero ad Andrea Camilleri, scomparso lo scorso 17 luglio “Camilleri per me è un maestro, ha inventato una lingua, un personaggio.”
“Quando uno fa un libro non è più di chi lo fa, ma di chi lo legge. Questo probabilmente lo prendo dal mio mestiere di cronista. Qua mi sono limitato a raccontare. Ciò che arriva dopo non è di pertinenza mia. Per me era dare sfogo alla voce: scrivere mi è servito a depurare ed epurare questa voce bianca e continua.” ha risposto Innocenti alla domanda del pubblico relativa ad un possibile sequel, senza escludere, però, una versione teatrale.