Vedere con il cuore. In Abruzzo il primo campetto di calcio a 5 per ipovedenti e non vedenti

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di Emilia Filocamo
Le coincidenze sono incroci di energia, passaggi che, un attimo di disattenzione potrebbe vanificare o addirittura annullare. Le coincidenze, per natura, arrivano all’improvviso e creano connessioni, ramificazioni, orizzonti nuovi. Con Giulia Cipriani la coincidenza è stata la lettura di un articolo in cui si raccontava un progetto straordinario, la realizzazione a Roccaraso del primo campetto di calcio a 5 per ipovedenti e non vedenti.  Ho letto e riletto il testo, mi sono soffermata sul titolo, poi ancora sulle prime righe e poi ho desiderato subito entrare nella storia, nelle ragioni e nell’intuizione che hanno portato ad un progetto così prezioso. Complice un trait d’union , perché solitamente le connessioni derivano da altre connessioni, mi sono ritrovata a parlare con Giulia Cipriani, nutrizionista e anima del progetto, una giovane donna con un’energia  e una forza di volontà invidiabili. Giulia, nella nostra breve chiacchierata, mi ha aperto un mondo bellissimo in cui il parallelismo scontato e spesso troppo abusato tra disabilità e impossibilità è  stato del tutto scardinato in favore di una visione nuova, moderna, consapevole.  Giulia Cipriani mi ha rivelato che nulla è impossibile laddove le difficoltà si guardano dal punto di vista giusto e laddove si crede fermamente in ciò che si sta facendo e nel messaggio che si vuole diffondere.  Così nelle sue parole piene di entusiasmo sono arrivati i nomi di atleti, di riconoscimenti, vittorie,  un pallone sonoro, la gioia di persone disposte a mettersi in gioco e la disabilità che, finalmente,  non è più barriera ma trampolino, coraggio. Il nostro discorso inizia così, con una trasferta a Courmayeur fissata per agosto e con i dettagli di un mondo che è solo apparentemente “ buio”.
Giulia, ci racconti come è nato questo progetto, credo capofila in Italia, e in che modo sei coinvolta?
Sono una nutrizionista  e, ad un certo punto, ho avuto l’opportunità di lavorare nella FISPIC,  la Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e ciechi. Lì ho conosciuto tanti atleti che oggi sono i miei compagni di avventura. Sicuramente il nostro è un progetto unico: in Italia i campi sono adibiti a questo tipo di disciplina e questo rende spesso più dispendioso e faticoso “ adattarli”. La scelta di Roccaraso per realizzare il primo campo di calcio a 5 per ipovedenti e non vedenti è stata dettata da una molteplicità di motivi: innanzitutto è piaciuta la location, poi la posizione centrale che permette di raggiungere la regione da più parti d’Italia e, di certo, il clima. Soprattutto in estate è sicuramente più piacevole allenarsi con il nostro clima rispetto all’afa del  sud o delle grandi città.
Si parla spesso di inclusione, di abbattimento delle barriere architettoniche, ma quanta fatica si fa oggi nel portare avanti simili progetti?   Tanta, soprattutto perché più che abbattere le barriere architettoniche bisognerebbe abbattere quelle che sostengono tanti preconcetti e pregiudizi. Mi è capitato, in fase di organizzazione di eventi, di riscontrare una certa ritrosia da parte degli imprenditori perché magari timorosi di non avere tutto a norma e realizzato ad hoc per persone disabili. In realtà basta poco per arrivare all’obiettivo perché i disabili chiedono di essere visti e trattati come persone normali. Faccio un esempio: molto spesso quando vediamo una persona in sedie a rotelle ci viene spontaneo aprirle la porta. Ecco, questo è il tipo di comportamento che, al di là della bontà del gesto, pone già una barriera: le persone disabili riescono ad orientarsi facilmente con una capacità di schematizzazione e memorizzazione dei percorsi incredibile. Oltre agli eventi sportivi, la nostra associazione, la SportAbility Roccaraso,  organizza anche cene al buio. Quello è il momento in cui ci si rende conto quanto è importante comunicare diversamente da come si fa di solito e come potenziare sensi come udito, olfatto e gusto quando manca la vista.
Dedicarsi agli altri è una missione. Quando hai capito che era anche la tua missione?
Probabilmente ho questa inclinazione sin da bambina, ma il tutto si è indirizzato nel verso giusto quando nella mia vita è entrata una persona molto importante, in sedia e rotelle, un atleta che ho avuto il piacere di accompagnare in giro per il mondo durante le varie gare. E’ stato lui a farmi capire che le difficoltà e le barriere sono soltanto quelle che poniamo noi. E poi sicuramente ha anche contribuito un’esperienza personale: la perdita di mio fratello quando avevo solo 5 anni a causa di un aneurisma. Da questi due momenti emblematici nella mia vita ho capito che entusiasmo, resilienza, tenacia, coraggio sono i veri alleati e che non esistono barriere quando si possiede tutto ciò.
Come sarà sfruttato il campo durante la prossima stagione estiva? 
Ci auguriamo che a maggio tutto sia pronto, visto che dal 7 al 12 agosto abbiamo in programma di ospitare gli allenamenti della nazionale non vedenti, che saranno in gara per l’Europeo, categoria B1, che si svolgerà a Strasburgo. E poi abbiamo in progetto di ospitare una Nations Cup ma dal prossimo anno. Inoltre voglio sottolineare che il nostro direttivo è composto da atleti di grande valore che contribuiscono al progetto e che ogni giorno ci ricordano quanto è importante il lavoro di squadra,  che sfidano le difficoltà quotidiane con determinazione, da Francesco Cavallotto, numero 10 della Nazionale, a Paul Iyobo, bomber della Nazionale, fino a Valerio Arancio Febbo, il difensore.
Se potessi ridare la vista ad uno degli atleti solo per pochi istanti, cosa vorresti che vedesse come prima cosa?
Vorrei che vedesse chiaramente tutto l’amore che lo circonda, tutto quello che stiamo facendo e che continueremo a fare per questo progetto. Un progetto che non è per pochi ma per tutti. La disabilità, in questo caso legata alla vista, non deve essere considerata come un tabù, un disagio, come spesso avviene anche nei centri più piccoli, ma come un’opportunità. Se mi fosse possibile, darei questo dono a chi non ha mai visto e gli spiegherei che sono loro, e non noi, a “ vedere” davvero le cose. L’intervista con Giulia Cipriani si chiude qui, ma ci siamo promesse di restare in contatto per altri progetti. Oggi è lei che mi ha aperto gli occhi e mi sembra che tutto quello visto fino ad ora sia sempre stato incompleto, offuscato. Oggi so che  c’è  chi, seppure apparentemente al “ buio”, vede da sempre tutto  con il cuore.