“Il velo di Iside” di Fiorella Franchini, il mistero dell’anima che travalica i secoli

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“La storia nostra è storia della nostra anima; e storia dell’anima umana è la storia del mondo”. Un romanzo storico narra quello che nessuno ricorda, il dramma personale di uomini e donne che hanno vissuto un tempo lontano eppure ci sono vicini con le loro emozioni, i sentimenti, i pensieri segreti. Presentato nella raffinata cornice della galleria d’arte “Al Blu di Prussia” di Giuseppe Mannajuolo da Raffaele Messina, Angelo Petrella, Annella Prisco con le letture di Annamaria Ackermann, Il Velo di Iside di Fiorella Franchini – Homo Scrivens editore – racconta l’incontro di Cassia Livilla, sacerdotessa di Iside, con il navarco della flotta di Miseno, Valerio Pollio Isidorus. “Vederla fu amarla, amare solo lei, amarla per sempre” e quando dall’intera flotta si era levato un saluto echeggiante in tutto il bacino di Miseno, il cuore del navarco si era riempito di orgoglio e di malinconia. La Classis era sempre stata la sua ragione di vita, prima d’esser ferito dagli strali di Cupido. I suoi classari avrebbero lasciato famiglie e amici, eppure egli mai aveva pensato che potessero avere un’altra vita fuori dalla Schola. Un amore sacrilego e un complotto contro Roma. Siamo nel 77 d.C. e alla vigilia del Navigium Isidis, alcuni stranieri progettano una strage di romani. Ben presto le indagini del navarco condurranno al vero obiettivo dell’attentato, non il popolo in festa per l’apertura della nuova stagione della navigazione ma una tragica, sanguinosa umiliazione per l’immenso potere imperiale. Iside, terribile e misericordiosa, potente dea proveniente dalla terra di Ra, sfida gli dei dell’Olimpo. L’amore viene travolto dalla sete di vendetta e dagli intrighi del potere. Chissà se Cassia Livilla avrebbe più rivisto Valerio Pollio: ”Anch’io ti amo tanto” gli aveva confessato ricambiando quel bacio infinito.
L’ambientazione storica segue coordinate precise che s’intersecano tra i decumani di Neapolis, il porto di Puteoli, la flotta romana di stanza a Miseno con ben 10.000 uomini e il culto isiaco sacro all’Imperatore Vespasiano e ampiamente diffuso a Roma e in Campania.
L’autrice, scrittrice e giornalista, imbastisce con dovizia di particolari e uno stile scorrevole, un racconto avvincente in cui il senso del dovere si confronta con le ragioni del cuore e le vicende individuali e collettive diventano mistero dell’anima che travalica i secoli.
Una storia d’amore e d’avventura che fonde il fascino dell’epopea romana con le suggestioni del patrimonio archeologico di Napoli e dei Campi Flegrei, suscitando attraverso il mezzo narrativo una curiosità intellettuale che riscopra e valorizzi i beni culturali e storici della terra del mito.