I venti del cambiamento

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di Ugo Righi

Le organizzazioni vincenti sono tali perché ottengono risultati che sono determinati da comportamenti di valore. Quindi fattore chiave è la capacità di generarlo. I sistemi più capaci in questa “produzione” sono quelli che attraggono, sviluppano e trattengono i “talenti”, al fine di assicurarsi sul mercato le persone che fanno la differenza, in termini di know-how e di potenziale trasformato in prestazioni. Com’è noto da noi, in Italia e soprattutto ora, invece se ne vanno perché attratti da altre realtà che consentono i sogni, anzi, li promuovono. Le imprese che vorrei definire “generative”sono guidate da leader eccellenti nello sviluppare nuovi leader e che considerano questa la loro missione principale. Oggi c’è da noi una grande mancanza della leadership, non del potere che è presente ma negativo incapace di produrre valore. Il punto critico è che la leadership non è insegnabile ma rappresenta un dato di carattere che poi l’apprendimento di tecniche manageriali può affinare, ma è soprattutto una qualità personale. Un leader non gestisce il cambiamento ma favorisce il desiderio che accada, non trasforma le strutture ma permette agli altri di poterlo e volerlo fare, non interpreta da solo la realtà ma lo fa con chi guida e deve poi agire. Sono di esempio comportandosi in modo utile e virtuoso. I leader vivono e guidano la complessità dei “venti” del nostro tempo: Il vento della “quotidianità, “dove vale il comportamento di ogni giorno; quello della “permeabilità al contesto”,dove vale la capacità di essere ricettivi e interpretativi; quello del “policentrismo”dove vale la capacità di sviluppare visioni d’assieme e lettura delle interdipendenze; e infine il vento delle “competenze”dove vale la capacità di azione intelligente e abile. Questo nostro periodo storico è in parte gestito, ma certamente è poco guidato. Un’azienda (, o un sistema in genere, come una città ad esempio, ma anche una nazione) di successo crede nella “centralità dell’individuo”: la persona è sempre più protagonista, attraverso un crescente coinvolgimento nei processi di valutazione, apprendimento, carriera, comunicazione. Si sente appartenente a un sistema perché ne ha parte, incide nella storia che la riguarda. Altrove in culture più evolute si affermano con forza i criteri di riconoscimento delle competenze, delle performance, del talento, della tenacia che produce innovazione incrementale e l’accettazione del rischio come condizione inevitabile. Nelle realtà guidate da leader, diventa critica e discriminante la capacità di “capitalizzare sul successo” con l’applicazione di logiche di diffusione e messa in comune delle migliori “prassi” e “esperienze”, sia ai fini dell’innovazione, sia ai fini dell’allineamento dei comportamenti sugli standard più avanzati. I “venti” dello scenario del nostro complicato e pericoloso periodo domandano quindi un potere positivo, lievitativo, generativo che promuova azione e condivisione (non semaforico e ripartitivo per vantaggi di pochi a scapito di molti) perché la quotidianità chiede vision e desiderio e azioni forti e convincenti; l’orizzontalità chiede integrazione e fiducia reciproca; la permeabilità chiede innovazione e apprendimento.

Il vero leader impara per insegnare.