Vescovi a Napoli, Zigon: Chiesa, imprese e istituzioni insieme per la rinascita del sud

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“Ridurre le distanze tra Nord e Sud e far crescere le occasioni di impiego per le nuove generazioni costituisce necessità vitale per la nostra Italia”. Sono le parole che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affidato a un messaggio inviato ai vescovi del Sud, riuniti a convengo alla stazione marittima di Napoli (“Chiesa e lavoro”, mercoledì 7 e giovedì 8 febbraio). I prelati sono venuti dalle cinque regioni meridionali e dalla Sardegna per discutere di lavoro, giovani, Mezzogiorno. Problemi su cui anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha rilasciato un messaggio ai presuli riuniti nella capitale del Mezzogiorno, ribadendo che occupazione e Sud sono alcune tra principali sfide dell’Italia, “alle quali il Governo intende dare risposte con più urgenza”. Sono dichiarazioni che si uniscono a quelle di papa Francesco, il quale auspica – in un messaggio a firma del segretario di Stato cardinale Pietro Parolin – che la Chiesa e le istituzioni si adoperino per “ricercare soluzioni alla piaga sempre più estesa della disoccupazione giovanile”.

L’evento di Napoli precede e prepara la settimana sociale di Cagliari, prevista per il prossimo ottobre. Temi al centro del dibattito pubblico, sui quali la Fondazione Matching Energies si è da tempo impegnata, con una serie di iniziative svolte sotto l’egida del Manifesto delle 3 E – Economia, etica ed estetica, considerati fattori chiave per un rilancio di Napoli e del Mezzogiorno. La Fondazione Matching Energies – dice il suo presidente Marco Zigon, che ha partecipato alla conferenza di presentazione del convegno che si è svolta nel Palazzo Arcivescovile di Napoli sabato 4 febbraio – è molto interessata acome i cattolici intendono essere protagonisti di idee e proposte per un Mezzogiorno che torni sui binari della crescita”.

Ingegnere, il Mezzogiorno presenta grandi criticità e sembra allontanarsi sempre più dall’Europa che conta. Non è così?

Con un Pil del Sud è pari al 42% di quello del Nord, un tasso di povertà che è il più alto dell’Europa continentale e la disoccupazione giovanile più diffusa, il Sud ha davvero bisogno di una scossa. Credo che questa sia stata l’intenzione dei vescovi riuniti a consesso nella nostra città.

La Chiesa prova a intercettare i problemi dei giovani, delle famiglie, della società meridionale…

Sì perché non possiamo abbandonare a sé stessa una intera generazione e lasciare il Sud al suo destino. Dobbiamo sapere che senza una crescita economica e sociale del Sud, l’Italia non sfuggirà al rischio concreto di un declino irrefrenabile.

Tutti dobbiamo farci carico della situazione del Mezzogiorno, ma come? Per fare cosa secondo lei?

Quali sono gli obiettivi di una società evoluta ed equa?Per me essenzialmente quattro. Far crescere il benessere delle persone. Far crescere la coesione della comunità. Far crescere l’inclusione sociale. Garantire l’eguaglianza nelle differenze, e cioè: pari opportunità a tutti. Per raggiungere questi obiettivi ci vuole una economia in crescita, una società aperta, una forte cultura del civismo e la condivisione dei valori morali fondativi della comunità.

Sono aspetti che connettono e tengono insieme economia, etica ed estetica?

Certo. Il benessere economico e benessere sociale sono due facce della stessa medaglia. Attenzione: se parliamo del benessere economico sano, e non viceversa del benessere frutto dell’economia illegale. Questa induce al convincimento che il benessere significhi solo possedere beni e status symbol, spesso a scapito di comportamenti improntati al sano civismo. Va sottolineato che solo l’economia legale fa crescere contestualmente anche l’etica pubblica

Combattere la povertà. Perché?

Perché essa è frutto di un eccesso di diseguaglianza economica che non possiamo più tollerare. Combattere la povertà significa inoltre puntare all’obiettivo di un contesto territoriale consono alla nascita e allo sviluppo di attività economiche

Investire in imprese che creano ricchezza e danno lavoro è compito degli imprenditori, non crede?

Noi imprenditori per primi ci battiamo per avere fabbriche che vogliamo più competitive, più grandi e quindi più pronte a dare lavoro.

Da imprenditore quale ritiene che sia il ruolo della Chiesa in questo cimento?

La Chiesa è un cardine fondamentale del contenimento delle povertà e della indigenza. Con gli organismi del volontariato e del terzo settore è sempre in prima linea. Specie in un Mezzogiorno in grande sofferenza, perché è la parte di territorio persistono sacche di arretratezza e di devianza sociale. Ed è un forte presidio di una etica sociale volta al civismo.

Il problema più acuto nel Sud è la nuova emigrazione di giovani, non è così?

Sempre più italiani e sempre più giovani fanno le valigie per lasciare il Paese e cercare lavoro altrove. Quarantamila nel solo 2015, ossia più 30,7% rispetto al 2012.E questo determina un costo sociale molto alto, perché si tratta il più delle volte di giovani laureati. Se consideriamo che la formazione di un giovane fino alla laurea costa mediamente 100.000 euro, si comprende quanto pesi questo esodo per le chance di crescita dell’Italia e, in particolare, dello sviluppo del Sud.

Andare all’estero non è un arricchimento per un giovane in cerca di specializzazione?

Certo, lo è. Una società aperta e libera non alza barriere e non edifica muri. Ricchezza, crescita, sviluppo, benessere sono il frutto di società aperte, orientate ai mercati, capaci di competere e di crescere negli scenari della globalizzazione.

La società evolve solo giovandosi dello scambio di esperienze…

Il trasferimento di competenze è fondamentale in tutti i settori. Siamo convinti perciò che alla “generazione di Erasmus” faccia molto bene il confronto con i giovani di altri Paesi. Sarebbe auspicabile, tuttavia, che essi poi fossero indotti a tornare dopo aver perfezionato all’estero la loro formazione di base. Lavorare all’estero deve essere una scelta e non l’unica possibilità per costruire un futuro.

Qual è il maggiore pericolo, a suo avviso, o il maggior freno della possibile rinascita del Sud?

L’assuefazione e la rassegnazione sono i punti di caduta più pericolosi. Il Sud ha imprese di valore, ha territori e cultura unici al mondo, ha vocazioni e potenzialità. Il Sud non è tutto criminalità, non è tutto sconfitte, non è parassitismo sociale. Per costruire un’idea di futuro migliore non c’è altra via che tornare a essere competitivi su uno scacchiere internazionale. Bisogna andare oltre la dimensione individuale, che poi è quella che ogni giorno ispira l’avventura migratoria.

Un messaggio che sente di lanciare alle istituzioni del Sud?

La condizione e le aspettative di benessere trovano spazio solo all’interno di un processo di aggregazione e crescita delle comunità. E’ molto utile quindi cominciare a ragionare insieme su come costruire una società più equilibrata e un Sud che sia un luogo dove un futuro migliore è possibile. Il tema per gli imprenditori, che sono creatori di ricchezza, è come interagire con la Chiesa, come collaborare come forze sociali, come metterci al servizio di un progetto di rinascita, che parta dal Sud.

Chiesa e lavoro: i vescovi del Sud a Napoli