Via della Seta, occorre crederci

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In foto Li Junhua, ambasciatore della Cina in Italia

La Cina non rappresenta “né una sfida né una minaccia, piuttosto un’opportunità per l’Europa”. L’ambasciatore di Pechino a Roma, Li Junhua, risponde così alle dichiarazioni dal G7 e dal vertice Nato che hanno definito la Cina “ una sfida sistemica” . La Cina ha sempre perseguito lo sviluppo pacifico e considerarla una `sfida sistemica´ è sicuramente un errore di valutazione – sostiene Li, in un’intervista all’Adnkronos
– “Il motivo potrebbe essere rintracciato nel fatto che alcuni si attengono ancora al pensiero della Guerra fredda, hanno pregiudizi ideologici e desiderano creare `cerchie ristrette´“. “Il mondo è bello per la sua pluralità – sottolinea l’ambasciatore – Paesi diversi hanno storia, cultura e peculiarità nazionali diverse, quindi la strada giusta è adattarsi al proprio sviluppo e ottenere il sostegno del popolo. Lo sviluppo cinese è volto a consentire a tutta la popolazione di vivere bene, non ha alcun interesse a sfidare gli altri Paesi. Il premier Draghi dopo il vertice aveva parlato della Cina come una “autocrazia che non aderisce alle regole multilaterali e non condivide la stessa visione del mondo delle democrazie”, spiegando che “bisogna essere franchi, cooperare ma essere franchi sulle cose che non accettiamo”. Oggi l’ambasciatore sottolinea che tra Italia e Cina possono esserci divergenze su alcuni temi, come è normale che sia tra partner e amici, ma per superarle servono più dialogo e cooperazione. Il diplomatico ricorda che sia la Cina che l’Europa hanno civiltà antiche, la Cina e l’Ue sono partner strategici globali, affrontano sfide comuni in ambiti quali la risposta ai cambiamenti climatici, il miglioramento della governance globale e la promozione dello sviluppo sostenibile, quindi possono assolutamente rafforzare il coordinamento e la cooperazione, recando beneficio su scala globale». Li ammette che ci sono differenze di prospettive e punti di vista tra Cina ed Europa», ma allo stesso tempo «tra loro la cooperazione è maggiore rispetto alla concorrenza e l’identità di vedute supera di gran lunga le divergenze. Sul piatto c’è la Via della Seta, l’accordo firmato due anni fa dal governo Conte I, che Draghi ha già detto di voler esaminare con attenzione, anche se il presidente americano Biden non gli ha chiesto esplicitamente di abbandonarlo. “La Belt and Road è nata dalla Cina, ma appartiene a tutte le parti coinvolte. Questa iniziativa mira a ottenere mutui benefici e vantaggi reciproci attraverso l’interconnessione e la congiunzione dello sviluppo di ogni soggetto – sottolinea l’ambasciatore – “Tutti i Paesi e le organizzazioni che partecipano a questa iniziativa hanno un atteggiamento positivo”. Per l’ambasciatore, l’Italia sa quali sono i vantaggi derivanti dall’accordo che potrebbe essere sostituito: “Sono passati oltre due anni da quando Cina e Italia hanno firmato il memorandum sulla costruzione congiunta della Belt and Road e questo ha portato risultati tangibili alle aziende italiane e alle persone”. Il rappresentante di Pechino a Roma ricorda, per esempio, che «lo scorso anno le esportazioni di prodotti agricoli italiani verso la Cina sono aumentate del 12%. Nei primi cinque mesi di quest’anno, il volume degli scambi bilaterali tra Cina e Italia è stato di quasi 28,5 miliardi di dollari, con un incremento del 50,2% su base annua e un aumento del 74,9% delle esportazioni italiane in Cina».