Viaggiare nel Sud è un labirinto della mente

54

Elegia di viaggio

Tutto è mio, niente mi appartiene, nessuna proprietà per la memoria, e mio finché guardo. Dee appena ricordate, già incerte delle proprie teste .Della città di Samokov solo la pioggia, nient’altro che la pioggia. Parigi dal Louvre

Elegia di viaggio

Tutto è mio, niente mi appartiene, nessuna proprietà per la memoria, e mio finché guardo. Dee appena ricordate, già incerte delle proprie teste .Della città di Samokov solo la pioggia, nient’altro che la pioggia. Parigi dal Louvre fino all’unghia si vela d’una cateratta. Del boulevard Saint-Martin restano scalini e vanno in dissolvenza .Nient’altro che un ponte e mezzo della Leningrado dei ponti. Povera Uppsala, con un briciolo della grande cattedrale. Sciagurato ballerino di Sofia, corpo senza volto. Ora il suo viso senza occhi, ora i suoi occhi senza pupille, ora le pupille di un gatto. L’aquila del Caucaso volteggia sulla ricostruzione d’una forra, l’oro falso del sole e le pietre finte. Tutto è mio, niente mi appartiene, nessuna proprietà per la memoria, e mio finché guardo. Innumerevoli, inafferrabili, ma distinti fino alla fibra,al granello di sabbia, alla goccia d’acqua- paesaggi. Neppure un filo d’erba conserverò visibile. Benvenuto e addio in un solo sguardo. Per l’eccesso e per la mancanza un solo movimento del collo.

Wislawa Szymborska 


Sto percorrendo da alcuni giorni le strade sconosciute della Calabria. Sono partito da Napoli e ho percorso circa 2000 chilometri facendo un viaggio senza meta, ma con l’idea della scoperta e della perdita, in un luogo d’Italia orribile e meraviglioso. il turismo potrebbe essere il nostro petrolio, si continua a dire, e mentre percorro questa costa straordinaria e guardo sulla destra il mare, penso che sia così ma se mi volto e guardo sulla sinistra vedo la totale distruzione di una regione e mi accorgo che questo petrolio è solo bitume e catrame sporco. Decine di chilometri con casermoni, case, alberghi abbandonati o mai finiti, ristoranti chiusi, bar chiusi e luoghi di ogni tipo diroccati, abbandonati e questo per quasi tutta la costa calabra. Dico bene: quasi per tutta la costa! Ma si sapeva, solo che vederlo fa un altro effetto e il dolore della consapevolezza dell’irreversibilità, dell’irrecuperabilità. Tutto compiuto dall’imbarbarimento che qui si esprime a livelli altissimi ma che è diffuso in quasi tutta la nostra nazione, soprattutto al sud. Entro nell’interno e mi sembra data l’eterogeneità degli stimoli e la dissonanza di essere in un labirinto della mente più che geografico. Il labirinto può essere considerato come una metafora della vita, della complessità, delle molte dimensioni della realtà, il labirinto, un paradosso che può essere spaziale, temporale, estetico, sonoro, logico, matematico, linguistico. Sono ora un viaggiatore che sta vivendo una situazione che diventerà memoria e sarà raccontata. Il rapporto tra ricordo e memoria: il dialogo tra il pensiero che riflette, usando il ricordo, e la memoria, è un altro labirinto soprattutto se avviene in un labirinto. La memoria ricorda ma il pensiero, la feconda cercando tracce di perdita con il desiderio del ritorno e percezione di scomparsa. E’ un procedere all’indietro nel labirinto, in questo labirinto, è colorare un eco remoto, rendere dinamica un’assenza inventando mentre si ricorda. La memoria orienta il ricordo ma il pensiero desiderante e nostalgico la feconda con grumi emotivi disorientanti, e labirintici. Si vuole rivivere ancora compiendo un eterno ritorno all’uguale della memoria, un ritorno impossibile ma desiderato e a volte quasi inconsciamente progettato. Io in questo viaggio sto progettando un ritorno, in questo luogo, che conterrà una correzione del ricordo modificando, con il desiderio di bellezza, quello che di mostruoso ora vedo, conservando e amplificando, invece, la straordinarietà. Questi sono i territori esistenziali di un viandante, io ora, che non consuma il viaggio compiendolo ma, al contrario, proprio facendolo alimenta la mancanza di ciò che è stato e di ciò che ancora non c’e’. S’intrecciano passato e futuro, destino e progetto, sogno e realtà, ripetizione e variazione. Si ri-nasce, si ri-mangia, ri-abita, ri-ama, e così via. C’e’ ripetizione, ma in questa ripetizione non si ritrova l’origine, anche se è questa che paradossalmente si ricerca e forse si progettano desideri. Il bisogno, di qualcosa o qualcuno, spinge il comportamento verso la ricerca di ciò che può eliminarlo attraverso il consumo, per raggiungere l’appagamento, la sazietà, la quiete, il desiderio è diverso. Il desiderio è inquietante, permanentemente. Il desiderio alimenta la propria mancanza, si alimenta della mancanza, la inventa per esistere come desiderio, la crea, la cerca. Quindi si tenta di ritornare verso una mancanza di prime volte, d’effetti speciali dell’anima, ma sempre ci si accorge che il ritorno è impossibile e sempre tutto è una prima, unica volta che potenzialmente sarà una nostalgia. Si vive così coltivando la mancanza e il desiderio di quella mancanza, dove la nostra rappresentazione (mentale ed emotiva) diventa causa ed effetto della sua impossibilità realizzatrice. Solo chi è arido può ritornare e trovare la stessa cosa che ha lasciato. La consapevolezza del viandante, di chi percorre la via, diventa quindi il principale euforico – depresso processo di pensiero. Si desidera vivere vivendo la vita: in un labirinto, in un percorso senza uscita dove lo smarrimento, insieme al piacere della paura, sono una scelta contro la paura del piacere. Dipende da come siamo fatti, da quelle che sono le cose che desideriamo. Chi desidera si trova in un labirinto. Ci si può fermare all’entrata perché prevale la paura, o entrare con un filo d’Arianna o scegliere di perdersi. Perdersi nel labirinto vuol dire accettare il grande paradosso, come dicevo, di una ricerca che tenta la completezza e che si alimenta producendo incompletezza. E’ vivere poeticamente, e per alcuni la vita vale la pena di essere vissuta solo poeticamente. Nella memoria si tenta di ri-trovarsi, un ritrovarsi che non completa il viaggio ma lo rilancia. Nel ritrovarsi ci s’incontra ancora con altri e con se stessi, con la consapevolezza che questo contiene insieme variazione e ripetizione. Solo l’amore per la vita, può rendere vivibile la vita e fare in modo che la nostalgia coltivi il ricordo che colora il presente e guarda il futuro come un tempo pieno di potenziale ricordo di vita. Il turismo potrebbe essere un petrolio per la nostra nazione se riuscisse a far progettare desideri di ritorni infiniti fondati prevalentemente sulla bellezza che c’è anziché sulla speranza di non ritrovare la bruttezza. In questo secondo caso il desiderio di ritorno è debole. Non so se tornerò in Calabria, troppo dolore.