Vico e Leopardi: pensieri, poesia e mito nei testi autografi. In mostra i tesori della Biblioteca nazionale

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 “Il corpo dell’idea. Immaginazione e linguaggio in Vico e Leopardi” è il titolo della mostra che si inaugura giovedì 21 marzo nella Sala Dorica di Palazzo Reale. Organizzata dalla Biblioteca Nazionale di Napoli (diretta da Francesco Mercurio) con il sostegno della Regione Campania – e in collaborazione con il Polo Museale della Campania e con il Palazzo Reale di Napoli (diretti da Anna Imponente e Paolo Mascilli Migliorini) –  l’esposizione curata da Fabiana Cacciapuoti  ricostruisce le esperienze intellettuali di Vico e Leopardi attraverso due testi fondamentali quali La Scienza Nuova e lo Zibaldone di pensieri, di cui i potranno vedere i testi autografi  conservati assieme a tanti altri dei due autori alla Biblioteca Nazionale.  “La mostra – spiega  Mercurio – vuole avvicinare il pubblico al pensiero dei due autori, un pensiero in grado di fornire risposte anche ai grandi temi della società contemporanea, valorizzando e rendendo fruibile al tempo stesso il patrimonio scientifico posseduto da questa biblioteca”. Un pensiero, quello dei due grandi intellettuali italiani, composito e dalle saldissime radici: nella cultura classica, e non solo; e proprio per questo capace di  sviluppi imprevedibili e addirittura temerari per le epoche nelle quali vissero.  DI qui la necessità di allargare il contesto espositivo, con le statue provenienti dal Museo di Palazzo Reale e dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli.   “La narrazione si sviluppa partire dalle origini del mondo –  continua Mercurio -:  attraverso un itinerario tra gli Dei, gli Eroi e gli Uomini. Mitologia, filologia e poesia si intrecciano attraverso le parole di Vico e Leopardi in un dialogo tra i due che sembra non appartenere ad un tempo e uno spazio finito. Ma prosegue oltre, in un flusso senza soluzione di continuità, che giunge fino a noi, uomini del XXI secolo”.  Un itinerario antropologico, dunque,  che dal mito delle origini approda – passando per i primi canti arcaici e per Omero – al linguaggio e alla costruzione delle civiltà:  il cui eccesso – eccesso di ragione – conduce, per i due autori,  alla barbarie alla decadenza e alla corruzione.

In foto un grafico realizzato da Kaos Produzioni di Stefano Gargiulo, autore del progetto multimediale della mostra

Il progetto multimediale della mostra è a cura di Kaos Produzioni, con la direzione artistica di Stefano Gargiulo, mentre quello delle strutture espositive è di Giancarlo Muselli. Il catalogo, a cura di Fabiana Cacciapuoti, è edito da Donzelli.
L’inaugurazione sarà preceduta da un incontro nella Sala Rari della Biblioteca Nazionale, nel quale interverranno: Francesco Mercurio, direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania; Patrizia Boldoni, consigliere del Presidente per la Cultura; Anna Imponente, Paolo Mascilli Migliorini e Al’ambasciatore Giuseppe Balboni Acqua, presidente del Comitato nazionale per il Bicentenario della poesia L’Infinito. Prevista la presenza della contessa Olimpia Leopardi, discendente del poeta, di Fabio Corvatta, presidente del Centro nazionale di Studi leopardiani, di Manuela Sanna, direttore dell’Ispf (Cnr), di  Paolo Giulierini, direttore del Museo archeologico nazionale di Napoli, e di Rosanna Purchia, sovrintendente della Fondazione Teatro di San Carlo.

IL PROGETTO
L’idea della mostra nasce nell’ambito della convenzione stabilita nel 2016 tra la Biblioteca nazionale di Napoli , il Centro nazionale di Studi leopardiani e l’Ispf (Istituto per la storia del pensiero filosofico e scientifico moderno del Cnr) per definire le confluenze tra il pensiero di Giambattista Vico e quello di Giacomo Leopardi, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto antropologico.
Il progetto rientra nelle attività promosse dal Cnsl per il bicentenario della composizione dell’Infinito, tra cui appunto la formazione di un Comitato Nnazionale per le celebrazioni, presieduto da Giuseppe Balboni Acqua.
Le manifestazioni legate al bicentenario dell’Infinito (il cui primo autografo, datato appunto 1819, com’è noto si conserva nel fondo leopardiano della Biblioteca Nazionale di Napoli, fondo che costituisce in assoluto la più completa raccolta di carte leopardiane) avranno una durata di tre anni (2019-2021). Periodo nel quale il Cnsl intende valorizzare con mostre, pubblicazioni e convegni internazionali, ma anche con procedimenti didigitalizzazione dei materiali, l’opera leopardiana a partire dell’Infinito. L’autografo dell’Infinito del 1819 è quindi la prima versione del testo, di cui si conosce una bella copia identificabile nell’autografo di Visso (1825).

 

In foto il programma della mostra: l’immagine è di Oreste Zevola, artista napoletano di fama internazionale scomparso prematuramente qualche anno fa
In foto il testo autografo dell’Infinito, la poesia di Giacomo Leopardi della quale, quest’anno, ricorre il duecentesimo anniversario: è conservato nella Biblioteca nazionale di Napoli