Villa Comunale, verde cittadino: senza un protocollo c’è la tempesta

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In foto: volontari al lavoro in Villa Comunale a Napoli

La notiziona: La Villa Comunale “ceduta” alla stazione Anton Dohrn. La gestirà con i privati.
Pagine, virtuali e non, sono impegnate da qualche giorno, a segnalare la svolta nella gestione, fino ad oggi più che discutibile, del giardino storico dalle vicende più controverse della città: la Villa Comunale, l’antico Real Passeggio di Chiaia. L’istituzione scientifica Anton Dohrn insieme al “Premio Green Care” si occuperà del recupero alla vita di questo giardino. Entrano in scena i privati. Bene, benissimo, oppure no. Oppure no. Il Comune ha rinunciato alla dissennata gestione e manutenzione della Villa Comunale. Anni di battaglie civiche, pioggia di denunce di associazioni, giornali e privati.
Nel 2019 la resa: “Bando di richiesta alle associazioni di manifestazioni d’interesse per la realizzazione, senza oneri per l’amministrazione e la cittadinanza, di un piano di interventi per la manutenzione del bene comune, Villa Comunale.” Così come era stato fatto con l’affidamento della manutenzione delle aiuole ai commercianti. Una dovuta presa d’atto.
Dopo due anni, la scelta tra i concorrenti è stata fatta, Habemus auctor. Dubbi e interrogativi legittimamente chiedono una risposta: la Città Metropolitana ha già assegnato specificamente alla Villa Comunale di Napoli qualche spicciolo: due milioni di euro. Sciocchezze. La manutenzione della Villa è conteggiata anche tra i 13,5 milioni di euro di fondi europei destinati ai parchi comunali. Quisquilie al quadrato. Considerato che questi soldi sono destinati specificamente alla Villa Comunale non è malizioso chiedersi ora che fine faranno. Saranno comunque presi e in qualche modo devoluti, al medesimo scopo, al nuovo affidatario o rientreranno nelle casse degli enti erogatori. Indovinala grillo. Eppure sembrerebbe che l’affidatario compirà lavori per circa ottocentocinquanta mila euro. Un impegno economico piuttosto sbiadito a fronte di quanto andrebbe perso con i finanziamenti assegnati.
La collaborazione tra stato e privati per la manutenzione e la valorizzazione dei beni culturali nei paesi anglosassoni è una realtà piuttosto antica: English Heritage amministra per conto dello stato monumenti, palazzi e giardini pubblici, Il National Trust, a causa del suo status speciale, è in grado di acquisire proprietà fornite dai proprietari al posto delle tasse. Il risultato è un insieme spettacolare di parchi e giardini ben tenuti, frequentatissimi e, uditeudite, produttori di reddito. Se un bene culturale è messo a reddito il problema della manutenzione non è più tale: entra nei costi di esercizio dell’impresa e dunque non ha bisogno di enti benefici o di fondi annuali. Anche un biglietto d’accesso a questi giardini diventa una legittima richiesta da parte del gestore che offre un esperienza fatta di bello ben conservato, di piacevolezza, di emozione.
In Italia la prudenza suggerirebbe all’ente proprietario, prima di affidare il bene, di stilare un rigido protocollo che eviti gestioni dissennate e dequalificanti. L’Italia non è l’Inghilterra, ha leggi e organismi diversi per cui non è pensabile ripetere in tutto e per tutto il modello inglese anche se splendidamente funzionante. Full stop. Non c’è solo la Villa Comunale, Napoli è piena di verde, di alberi e giardini, tutti con il comune denominatore di una pessima manutenzione.
Un comunicato stampa del Consiglio Comunale, nell’agosto 2020, chiariva che:” i giardinieri del servizio Verde sono diminuiti dalle 150 alle 50 unità, un terzo del personale, e la stessa dinamica si è ripetuta nelle Municipalità.” La riduzione di personale in un settore che denuncia di fatto crepe enormi, è stato il sintomo della resa incondizionata all’abbandono per incapacità gestionale di un problema. I beni culturali e ambientali hanno bisogno prima di tutto di competenza perché anche a fronte di una carenza di risorse economiche ci sia una possibilità di mantenimento e sviluppo dei beni culturali, in questo caso giardini e parchi, di una città. Gli addetti al verde di un amministrazione non sono solo i giardinieri, materiali esecutori di direttive: per preparare un piano di gestione di un giardino storico servono competenze in progettazione ambientale, orticultura, storia del paesaggio, storia dell’architettura e gestione.
Il National Trust ha in Inghilterra 450 addetti alla manutenzione dei giardini di cui è proprietario o gestore. Si tratta però di professionalità che rispondono ai disegni di un piano gestionale. Esso scaturisce da una visione programmatica e da un successivo sviluppo. Sono previsti quattro livelli d’azione. Prima di tutto visione a lungo termine: Messa a punto dell’immagine e dell’uso futuri dell’oggetto dell’intervento. Sono di scena i progettisti ambientali e gli storici. Punto secondo: Programmazione tattica dell’intervento Spazio alla progettazione esecutiva, all’orticultura, al cronoprogramma. Terzo punto: Individuazione delle competenze necessarie: un lavoro a cura dei tecnici dell’amministrazione e i gestori del personale. Quarto punto: ciack si gira, azione. Via libera ai materiali esecutori: giardinieri e imprese. Una volta pronto il protocollo, c’è spazio per tutti i privati che vogliano intervenire a favore di quel giardino, bene culturale, ambientale storico.
Sic stantibus: avanti, march!