Violenza, complicità e incoscienza: chi più ne ha, piu ne metta

Quanto è accaduto in Piemonte nelle scorse ore si commenta da se. Può essere d’aiuto tentare di fare ancora qualche considerazione a tal riguardo, anche perche l’episodio non è un esordio, ma si colloca in un punto – alto – della sequenza di manifestazioni, che, disgraziatamente, non lascia intravedere segnali di inversione di marcia, tanto meno, intenzioni di rallentemento, neanche lieve. La prima conclusione a cui si giunge è che il Movimento NO TAV è evidentemente tutt’altro che un manipolo di esaltati che, alla prima occasione, imbracciano le armi per combattere un nemico dichiarato, il Progresso, che, a dire di quegli esagitati, attenterebbe all’ equilibrio dell’ ambiente. Più precisamente, a quanto vive e opera sopra e sotto la superficie del suolo che sostengono, nel modo peggiore, di voler proteggere. Non bastasse, se del caso, operare per salvare dallo scempio prodotto dal genere umano, più precisamemte adoperarsi per ritornare agli albori della civilta. Scappa così a quegli eroi dei doppi binari che altrove in Europa e oltre la stessa, in situazioni analoghe, il fenomeno dell’ innovazione è accompagnato anche dalla constatatazione dei consistenti ritorni economici che sovente ne seguono. Molto spesso essi non sono nemmeno comparabili ai risultati, anche se di genere diverso, il più delle volte anche lusinghieri, solo prodotti con metodi ancien règime. Quei facinorosi descritti avanti si comportano molto peggio del personaggio interpretato da Ernesto Calindri nella pubblicità degli anni ’60, di un amaro. Questi invitava il pubblico a berlo, aggiungendo che esso era ciò che occorreva per tener lontano il logorio della vita moderna. Ora chi è alle spalle dei “no tav”, per il tramite degli stessi, vorrebbe far credere agli italiani che la realizzazione di quell’ opera può essere paragonata a un apocalisse in forma ridotta, pur sempre oltremodo distruttiva. Salvo a leggere e/o a vedere le decisioni che prenderanno il Governo e la Magistratura, per orà sarà bene mettere da parte i cani sciolti e adoperarsi alla ricerca di chi li ha liberati.
Nel frattempo, per rispondere a tono, la macchina burocratica che gestisce quella realizzazione dovrebbe essere accelerata il più possibile: alla fine varrà il detto “cosa fatta, capo ha”.