Visitare un museo è come assaporare una nuova pietanza

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Qualcuno conosce il Sir John Soane’s Museum a Londra? È, insieme al Geffrye Museum, il più piccolo museo nazionale britannico. E’ costituito dagli eccentrici interni della residenza londinese dell’architetto Soane (1753-1837). E’ pieno della sua eclettica collezione di sculture, quadri, curiosità. Ben 120 000 visitatori l’anno entrano gratuitamente in questa piccolissima struttura. Non male davvero. La cappella Sansevero, che attua una virtuosa gestione privata, ha chiuso il 2015 con 366 mila biglietti a pagamento staccati, e ha ricevuto più volte il Premio Travellers’ Choice Attractions per la gestione capace di realizzare cotanto flusso di visitatori. Inghilterra- Italia 0 a 1. E’ un successo enorme se si paragona questo numero ai 364 297 (2015) visitatori del Museo Archeologico Nazionale, che pure è nella top 30 dei Musei statali italiani più visitati. Stiamo paragonando qualche migliaio di metri quadri a un piccolissimo museo privato, Cappella Sansevero, che da solo riceve ogni anno quasi la metà dei turisti del Museo Archeologico. Fatte le dovute proporzioni è evidente: qualcosa non funziona. Non si tratta certamente del pregio di quanto è esposto nell’uno come negli altri due musei. E’ sempre e solo questione di gestione, cari. E se non si vogliono paragonare la Cappella Sansevero e il Museo Archeologico perché privata l’una e statale l’altro, paragoniamo pure il Soane’s con il nostro Museo Archeologico. Il primo era una tipica townhouse in stile vittoriano di circa 600 mq distribuiti in cinque piani mentre il secondo consta di una superficie espositiva complessiva di 12.650 mq. Non c’è partita. La piccola struttura inglese stravince per numero di visitatori. Come mai? Le opere esposte al Museo Archeologico sono uniche, interessanti, in ottimo stato di conservazione. Eppure, secondo le dichiarazioni del nuovo direttore, rispetto al 2015 si è registrato un incremento di visitatori del 15% rispetto all’anno precedente. In sostanza i visitatori sono diventati 418 941,55 cioè 35 000 al mese. Con il boom turistico in città che tanto si declama a ogni occasione? L’Hamburger Bahnhof Museum è il più importante tra gli spazi espositivi berlinesi dedicati unicamente all’arte contemporanea dal 1950 a oggi. Consta di 13000 mq d’esposizione. Custodisce le opere più sperimentali e concettuali della sterminata collezione berlinese e poichè la sua posizione geografica, dove una volta passava il Muro, non lo rendeva affollato di visitatori, la politica di avvicinamento dei cittadini agli artisti loro co-evi col racconto di come si lavorasse negli atelier, con la rottura di alcuni stantii nodi intellettuali ha messo i visitatori nella condizione di apprezzare o criticare un marmo greco o un ritratto verdognolo degli espressionisti. La gestione che si avvale delle tecniche dell’interpretazione riesce a fare tanto in ogni struttura museale: privata o pubblica, grande o piccola. La mancanza di comprensione e conoscenza delle esigenze e delle aspettative dei visitatori è un fattore significativo perchè responsabile del fallimento della gestione di un bene culturale. Non sarebbe a questo punto utile cercare di capire cosa un visitatore del Museo Archeologico si aspetta di ricevere dalla sua visita? Senza grandi e costose indagini, un semplice questionario distribuito all’ingresso potrebbe fornire un valido materiale di studio. Sarebbe in questo modo possibile comprendere i diversi modi che i visitatori hanno di percepire quanto esposto e che di certo dipende molto dall’età, dal livello culturale, dalla sensibilità. Si scoprirebbe che ognuno ha una conoscenza preconcetta e una quantità d’informazioni memorizzate su cui ha costruito le proprie aspettative prima della visita. Bisognerebbe esaminare le questioni d’interpretazione, di gestione che nascono dall’impatto dei media popolari sul museo. Una cosa di cui si tiene poco conto nei musei o nelle semplici esposizioni di opere d’arte è la segnalazione a terra del miglior punto d’osservazione dell’opera. Un valido esperto potrebbe individuarlo per ogni opera e farlo indicare sul pavimento con un segnale. Niente più abbagli, massima esaltazione dell’opera e la curiosità nel pubblico di scoprire le viste da altre angolazioni. La visita deve essere assaporata, come quando a una pietanza nuova si aggiunge un po’ di condimento in più, poi lo si toglie. Il gusto di fare propria l’esperienza. E insomma! Il pubblico se ne gioverebbe. Sia lo scatto fotografico che la semplice visione potrebbero offrire spunti d’interesse sia per l’opera sia per la modalità d’esposizione. Importante a questo punto la formazione del personale, a partire dalla massima dirigenza. In Inghilterra un direttore di un museo deve fornire a uno specifico ufficio anche il proprio progetto d’interpretazione del sito, come intende offrirlo al pubblico. Nulla può essere lasciato al caso e non basta la conoscenza, anche la più profonda, dell’arte o dell’architettura a fare un buon direttore.