Vito Grassi apre “Making The Future”: Generare talenti a Napoli è il più grande valore aggiunto per le imprese

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in foto Vito Grassi

“C’è una Campania vitale che anche grazie all’innovazione cerca di affermarsi all’estero. Una Campania che ha visto incrementare l’export di quasi 8 punti percentuali nei primi 9 mesi del 2019”. Così Vito Grassi, presidente dell’Unione Industriali Napoli, ha dato il via a “Meeting the future, Città e Imprese nella Società Digitale”, questa mattina al Polo di San Giovanni a Teduccio dell’Università Federico II. L’evento ha rappresentato la giornata di lancio del progetto elaborato dal Gruppo Tecnico Innovazione e Trasformazione Digitale dell’Unione Industriali, supportato da alcune delle aziende più impegnate sul fronte dell’innovazione, come Q8, Hitachi Rail Italy, Gematica e SMS Engineering e Protom. “Oggi – ha spiegato Grassi – parliamo di futuro nel “tempio” dell’innovazione, perché la Federico II, con il Polo tecnologico di San Giovanni a Teduccio, ha ben capito che generare talenti sul territorio è un valore aggiunto. L’alta formazione è organica alla produzione. La scelta di innovare e internazionalizzare mai come oggi risulta vitale per la sopravvivenza e la competitività delle imprese: la sfida l’ha già vinta chi ha deciso di puntare su questi due driver. Bisognerà, pertanto, investire sempre di più sulla formazione delle risorse umane. Ci occorrono nuovi profili professionali ma anche aggiornamento di competenze. E’ un mondo che cambia per non autodistruggersi”.

Tra i dati citati nel corso delle testimonianze anche quelli emersi da uno studio della Boston Consulting Group che dimostrano come l’efficienza operativa e l’offerta digitale siano asset imprescindibili per la crescita delle aziende e che se non si investe almeno in uno di questi due fattori l’azienda decresce. L’innovazione che proietta l’azienda nel futuro e la “salva” dal fallimento è stato il tema cruciale dell’intervento di Maurizio Manfellotto, Vice Presidente dell’Unione Industriali di Napoli, e coordinatore del gruppo di lavoro dedicato alla diffusione della cultura digitale. Manfellotto parte dal racconto vissuto sulla propria pelle, quando l’azienda Ansaldo Breda dal 2008 al 2011 perdeva 2 miliardi, circa 300 milioni l’anno. “È stata necessaria una profonda ristrutturazione aziendale – ha spiegato Manfellotto – rinnovammo l’azienda, facemmo cultura, investimmo in tecnologie e metodi che aumentarono l’efficienza. I primi a reagire furono gli operai. In due anni abbiamo lanciato un piano che ha portato Hitachi a comprare l’azienda. L’azienda che perdeva due miliardi oggi opera in 20 Paesi. Abbiamo creato servizi ferroviari che consentono il 70 per cento di riduzione di CO2”.

Ma per quali ragioni le aziende faticano a fare innovazione? Lo spiega Fabio De Felice, presidente di Protom e tra gli ideatori dell’evento. “Ci sono sicuramente ragioni culturali – spiega De Felice – ma a queste si aggiungono una pubblica amministrazione che non è attrezzata per recepire l’innovazione e poi le resistenze del management. Tuttavia possiamo uscire da questa empasse con anche grazie alla connettività perché quanto più sono connessi i processi più efficienti sono i processi che governiamo. Le connessioni creano un incremento di creatività utile non solo a trovare risposte ma soprattutto a fare le domande giuste”.

In teleconferenza è intervenuto anche Gaetano Manfredi, ministro della Ricerca e dell’Università. “La transizione digitale ci aiuta ad abbattere i gap anche sociali. È una occasione per dare opportunità a tutti. Penso a una grande alleanza di tutte le forze positive della società, e a Napoli e in Campania ne abbiamo tante. Penso a un Campus di San Giovanni 4.0. Dobbiamo puntare a un modello di investimento in ricerca integrato, che metta insieme le risorse regionali, nazionali e europee e capace intercettare anche le politiche della formazione e quelle industriali”.