Vivere come un olivo
favola di una scrittrice

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A cura di Ermanno Corsi Nella metà di maggio di 750 anni fa (vuoi vedere proprio oggi?) nacque Dante. Il rapporto con lui e la Divina Commedia A cura di Ermanno Corsi Nella metà di maggio di 750 anni fa (vuoi vedere proprio oggi?) nacque Dante. Il rapporto con lui e la Divina Commedia è stato, e continua ad essere, sempre molto personale. Così sono innumerevoli i modi per celebrare l’affascinante ricorrenza. Una scrittrice di fantasiosa sensibilità come Rosanna Bazzano ha addirittura uno scatto gioioso. “Per me – dice subito – Dante e la sua opera sono stati folgoranti con la musicalità delle parole, una musica che rapisce. Non smetto mai di essere innamorata di queste parole”. Poi una pausa per rivisitare il percorso esistenziale e poetico che ha condotto la scrittrice (siciliana e napoletana) a una notevole maturità espressiva. Sulla strada della sua formazione un altro incontro decisivo: quello con la grande letteratura moderna rappresentata da Anna Achmatova, poetessa russa del Novecento (“una donna forte che ho tradotto in partenopeo per sentirla più vicina; ci rivela un universo femminile fatto di persone non deboli e non remissive che rispettano e chiedono rispetto”). Nella vita di Rosanna Bazzano, Sicilia e Campania sono legate da due città: Floridia e Arzano. In provincia di Siracusa la nascita, in quella napoletana l’abitazione. La scrittrice ci scherza piacevolmente sopra: “Floridia è il paese della moglie morganatica di Ferdinando IV che a lei donò lo straordinario complesso monumentale e paesaggistico del Vomero. E pensare che a me basterebbe soltanto, di tutto questo bendiDio, unpezzetto piccolo piccolo!”. Poi viene Arzano, il paese alle porte di Napoli famoso per il libro del maestro Marcello D’Orta “Io, speriamo che me la cavo”. E allora, Rosanna Bazzano è riuscita a cavarsela? Sembrerebbe proprio di sì vista la considerazione di cui gode, da anni, nel campo culturale non solo napoletano. La nascita a Floridia è legata agli spostamenti lavorativi del padre Sebastiano. È dipendente dellaTelecomche lo invia aNapoli per un seminario formativo. “Qui conosce mia madre Anna.Tornano a Siracusa e lì sono nata io”. Gli spostamenti non sono però finiti”. Per un buon periodo ho abitato a Rimini che resta una parentesi molto formativa. Del resto mio padre voleva portare via noi figli perchè pensava, così, di darci un futuro migliore”. Da Arzano, invece, non vanno più via. Rosanna Bazzano ha un bel ricordo della sua prima formazione scolastica (“la mia maestra delle elementari è sempre, tuttora, in prima fila quando si presentano i miei libri. Lei mi ha scoperto. Diceva che avevo uno stile di scrittura personale e molto giornalistico”). Quando si tratta di proseguire gli studi, lei vorrebbe andare al liceo classico. Prevale invece la volontà del padre che sceglie Ragioneria (“diceva che questo era il futuro”). Ottenuto il diploma, lei incomincia a lavorare nel settore gestionale e organizzativo. Viene il momento in cui, conquistata una certa autonomia, può però decidere di “andare via da casa” e di mettersi in proprio. Quella di vivere da sola è una bella sfida. Ora Rosanna racconta: “Ho fatto 21 anni di lavoro. Magari non era quello il massimo delle aspirazioni, tuttavia sopravvivevo bene e potevo anche aiutare la mia famiglia. Inoltre avevo buoni datori di lavoro”. Ecco una piacevole svolta: “Lavoravo e scrivevo per conto mio. Ero nella Libera edilizia napoletana. L’ingegnere che dirige il settore, nell’ora dell’intervallo mi sorprende a scrivere al computer. Legge e resta sorpreso. Avevo improvvisato una favola. Mi dice che è bella e che sono brava. Decide di presentarmi al direttore della ‘Voce di Arzano’,Salvatore De Rosa, che da quel momento mi fa collaborare in modo più professionale. Mi interessavo di cultura e costume. La scrittura mi riempiva, dava un senso pieno alla mia esistenza”. Il racconto che aveva scritto al computer vinse un premio. Il lavoro non soffoca la sua doppia vocazione: scrivere e studiare. Sente forte il dovere di completare il percorso che ha come filo conduttore il giornalismo. Meglio allora frequentare, alla Federico II, Scienze Politiche o Lettere Moderne? Ma come conciliare famiglia,lavoro e università? Rosanna Bazzano è donna di orgogliosa volontà (“mi alzavo alle cinque del mattino; stavo tre ore sui libri e poi via all’ufficio”). Ne dà prova anche quando le cose non vanno bene dal profilo della salute, per lei e il marito. Alla fine degli anni Novanta entrano in depressione e però l’uscita dal tunnel è una bella vittoria. Allora la facoltà di Lettere consente a lei di dedicarsi al giornalismo letterario (“il professore Raffaele Giglio diceva che ero bravissima a fare i titoli”). Ma quando si legge Dante la commozione è irresistibile (“si coglieva tutta la profondità di un genio insuperabile”). Risolti problemi che in altri avrebbero spento ogni entusiasmo, la scrittrice si misura con i libri. “L’Olivo saraceno” è un’autobiografia poetica (“compiuti i quarant’anni, io e mio marito ci facemmo questo regalo”). Scomparti ordinati raccontano l’autrice: radici, vita, sentimenti. Seguono i racconti lirici di “Lune d’agosto”, una contemplazione leopardiana molto introspettiva (“è la storia di una persona che giunge alla maturità attraverso sofferenza e amore scanditi dalle fasi lunari”). Ineludibile resta il richiamo favolistico per lei che ne era stata presa fin da quando aveva quattro anni. Alla figlia Miriam dedica “Gelsomina e il pupazzo di neve” mentre per le ricette di Rosanna Marziale (regina della gastronomia creativa) scrive piacevoli filastrocche. C’è poi, nella sua produzione letteraria, un aspetto particolare, l’incrocio fra la lingua italiana e la lingua napoletana (“mi piace questa contaminazione perché mi affascinano i dialetti, da quello siciliano a quello napoletano”). E c’è anche, sul piano artistico, la pittura dal vero (“sì, ho fatto pure alcune mostre; però ho poi abbandonato appena mi sono convinta d’essere più scrittrice che pittrice”).Tuttavia riconoscimenti, da un campo all’altro, non sono mai mancati ed è stata una successione in varie parti d’Italia. ATorino, nel 2004, l’ambìta “Penna d’autore”. I premi non sono mai, tuttavia, la soddisfazione di una vanità né un momento di autoreferenzialità. Hanno invece una precisa funzione psicologica e didattica. Confessa infatti Rosanna Bazzano: “Ho sempre preso, e rafforzato la fiducia in me, proprio dalla stima e dalla fiducia che mi vengono dagli altri”. I libri sono sempre, nello stesso tempo, un confessionale che aiuta e rivelarsi e uno specchio che rimanda la propria identità. Per Rosanna Bazzano “L’Olivo saraceno” non è soltanto il titolo di un bel libro. È anche una simbologia e una metafora. L’olivo è infatti una pianta forte e lei ci si identifica pienamente “perchè è bello nonostante sia deforme”. Si contorce ma non perde di attrazione e resa produttiva. Ma fa anche buon olio? La scrittrice coglie subito la maliziosa domanda allusiva e con prontezza risponde:”Io ci provoma nel mio lavoro non c’è ancora niente di definitivo”. Con un garbato sorriso fissa gli occhi sull’interlocutore mentre il suo sguardo va lontano.