Il volto, ospizio ristretto dell’anima

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di Ugo Righi

Bisogna scegliere personalità appropriate e formarle all’accoglienza se vogliamo che il turismo decolli veramente, la vera competenza di chi fa ospitalità dev’essere soprattutto emotiva.
La reception di un albergo è il primo e ultimo contatto che il cliente vive; è dove si forma la prima impressione che influenzerà il resto del soggiorno e l’ultima impressione che influenzerà il desiderio di tornare.
Chi occupa questa posizione ha una per il successo dell’importanza strategica determinante per il successo dell’hotel.
Il ricevimento è il punto dove si entra in casa e l’albergo è una casa provvisoria che se resa ambiente per l’ospite, può creare un’appartenenza, anch’essa provvisoria ma che finche dura vale e che comunque l’ospite racconterà.
Un cliente non acquista un luogo, una camera per dormire ma acquista un’esperienza di benessere e si aspetta una relazione (soprattutto in certi ambienti belli e costosi) amichevole e vitale e l’accoglienza fa parte fondamentale di quello che acquista.
Una delle competenze principali di chi accoglie è il sorriso, può valere molto di più aspetti tangibili per far star bene l’ospite. E non costa nulla.
Infatti, il tratto dominante dell’accoglienza è una forma di competenza comunicativa che inizia con l’espressione del volto.
Il volto è come la vetrina della personalità, è un segnalatore di comportamento, è uno spazio ristretto dell’anima.
I volti belli sono tali perché sono amichevoli, hanno “quel certo non so ché”che ti fanno sentire subito bene.
Osservando la mimica facciale, lo stile di comunicazione e di comportamento sociale ci si rende immediatamente conto se c’è un’accoglienza fatta con la testa o con il cuore.
Certo è fuori dubbio che la spontaneità di un sorriso non s’impara quando c’è
avviene una comunicazione di valore, uno scambio che mette, appunto, in comune un senso, in questo caso il senso dell’accoglienza.
E’ l’intelligenza emotiva a fare la differenza tra chi utilizza in modo competente
gli strumenti della comunicazione ottenendo buoni risultati in termini di approvazione sociale e consenso e chi, invece la compromette irrimediabilmente con il suo sguardo torvo.
Consiglio a tutti ma soprattutto a chi si occupa di accoglienza di farsi queste domande: cosa ti viene in mente come prima cosa pensando al tuo volto?
Qual è la tua espressione prevalente?
Che cosa pensi di trasmettere con il tuo viso agli altri?
Pensateci se fate un mestiere di contatto, potete essere uno dei principali motivi di successo o di fallimento della vostra impresa.