Walter Nudo: “La vita accade” anche a teatro

di Emilia Filocamo

Ci sono interviste di cui si comprende l’intensità dal primo istante. Si palesano con una forma, un contenuto e una potenza, un’immediatezza che non conoscono filtri, barriere. Quella all’attore Walter Nudo è una di queste interviste. Durante la nostra chiacchierata telefonica, le parole nudità, sincerità, maschera e i verbi vestirsi, spogliarsi, indossare, interpretare sono stati elementi guida e costanti. La chiacchierata si è quindi trasformata in una sorta di vera e propria “svestizione” da cui è emerso il ritratto di un uomo, non solo di un artista, con certezze ma anche fragilità, dunque non perfetto, inarrivabile, con successi e cadute, difficoltà e paure. Un uomo e un artista che decide, grazie al teatro e a un percorso complesso, di farsi quasi “paradigma” per gli altri.

Walter Nudo è lo spettacolo che ha portato in scena fino a maggio e che riprenderà per toccare diverse regioni italiane: Nudo ma si fa per dire, un one man show scritto e diretto con Fabio Corradi, è tratto dal libro di Walter “La Vita Accade Per Te”. Il suo è un viaggio letterario e scenico che si concretizza in una costante e continua sottrazione di finzioni, ruoli da interpretare per piacere, accontentare, di maschere da indossare, fino ad arrivare al cuore di sé stessi e degli altri, in altre parole, della vita.

Quando Walter Nudo si sente davvero nudo? Paradossalmente, sono nudo quando non devo dimostrare nulla. Nella vita ho indossato tante maschere: quella del bello, del vincente, dell’artista di successo. Oggi ho la possibilità di dire chi sono davvero. Il Walter che porto in scena non è una persona che si contempla dall’alto dei propri successi ma un uomo che racconta il proprio percorso, le fragilità, le cadute. Il registro dello spettacolo non è drammatico, anzi, si gioca sull’ironia, e i momenti leggeri vengono sapientemente alternati a quelli più profondi.

Nel tuo percorso professionale e artistico ci sono stati momenti in cui hai avuto dei dubbi e pensato di aver intrapreso il viaggio sbagliato? Altro che momenti! Parlerei piuttosto di anni, di interi cicli della vita. Ho avuto l’opportunità di fare tante cose: lo sport, a livello agonistico, il karate, fiction di successo, reality, ho conosciuto la fama, la depressione, la bancarotta, il fallimento. Il viaggio è stato ricco di momenti diversi e la cosa più bella è stata scoprire che sono proprio le strade sbagliate a indicare quella giusta. È una cosa che dico anche durante lo spettacolo. Chi arriva non si trova davanti un vincente ma la verità, non la perfezione ma la vita per quello che è, con i suoi imprevisti, le cadute, le fragilità.

La tua infanzia, l’adolescenza sono state molto diverse dal tuo percorso artistico e la tua immagine lontana da quella che il pubblico conosce. Quando è avvenuto il cambiamento e quando hai deciso di dare una svolta alla tua vita? Anche in questo caso non posso parlarti di un momento preciso. Certo, da bambino ero molto diverso da quello che sono diventato. Ero cicciottello, balbettavo, ho scoperto poi solo 10 anni fa di essere dislessico. Forse è stato proprio il desiderio di rivalsa, il voler dimostrare che ero altro a spingermi verso la svolta, a cambiare. Volevo diventare qualcuno e ci sono riuscito. Ma poi, con il tempo, ho capito che si diventa qualcuno non quando ci si chiede cosa gli altri vogliano che diventiamo, ma quando decidiamo di essere così come vogliamo. Ecco perché nel mio spettacolo parlo del bambino che sono stato, delle sue insicurezze, ma non in modo drammatico. È una sorta di terapia che pratico e che vuole invogliare chi mi guarda e mi ascolta, il pubblico, a guarire. Io getto via la maschera e chiedo al pubblico di fare altrettanto.

Che effetto fa raccontarsi al pubblico, aprirsi e dimostrarsi fragili, non vincenti come appare in tv o nei social? Che sensazione si prova appunto nello “spogliarsi” di ogni sovrastruttura?
Sicuramente la paura è la prima sensazione perché temi il giudizio e il riscontro del pubblico: hai il terrore di non piacere più, di non essere accettato. Ma vincere un reality di successo, interpretare il personaggio più amato di una fiction seguitissima, sono aspetti semplici, facili da vivere e comunicare. La vera difficoltà è riuscire a raccontarsi con le proprie debolezze, è questa la vera sfida. Mi sono accorto però che più mi racconto in modo genuino, sincero, più rendo palesi le mie paure e le mie fragilità, e più il pubblico ride, mi apprezza. In fondo, quella che racconto sul palcoscenico non è soltanto la mia storia ma la storia di tutti. Lo spettatore a un certo punto non guarda me ma, attraverso me, guarda sé stesso. Se il pubblico ha paura di mostrarsi per quello che è, di calare la maschera, allora lo faccio io per primo, io per loro, sperando che appunto serva a invogliarli a fare altrettanto. Ecco perché al termine del mio spettacolo mi intrattengo a parlare con gli spettatori: ho bisogno di raccogliere le emozioni, le sensazioni, di sapere come è arrivato il mio messaggio e cosa ha lasciato.

Raccontaci qualcosa in più di Nudo si fa per dire, del tuo spettacolo. Quando riprenderà il tour?
Come sai lo spettacolo, scritto con Fabio Corradi, è tratto dal mio libro La Vita Accade per Te. All’interno c’è tutto, c’è la mia storia, c’è il mio mondo, ci sono la musica, il bambino che sono stato, il reality, i viaggi, l’India. Ma il modo in cui mi racconto deve permettere agli spettatori di trovare nella mia vita un pezzo della loro. Ecco perché quando il tour ripartirà ho intenzione di portare lo spettacolo ovunque in giro per l’Italia. Sono stato in scena fino a maggio, ho interrotto a giugno e riprenderò presto. Ci sono poi altri progetti in cantiere ma di cui preferisco non anticipare nulla.

La musica ha una parte importante nello spettacolo. Il tuo rapporto con la musica e come sostiene e accompagna il tuo lavoro?
Per me la musica arriva dove le parole non riescono: non è semplicemente un sottofondo, è una protagonista capace di cambiare le emozioni della storia, di sottolinearle, evidenziarle. Le scelte musicali dello spettacolo sono state fatte davvero con il cesello per esaltare i momenti più importanti del racconto. Da sempre ho con la musica un rapporto quasi fisico, ho cantato, fatto concerti. La musica ti fa entrare nelle parole e ti offre e garantisce l’immediatezza delle emozioni. È come il teatro: il teatro è esattamente quello che accade in quel momento e lì, e la musica collabora a quell’istante. Ho cominciato il percorso teatrale non molto tempo fa, posso dirmi giovane in questo campo ma sono felice di averlo fatto in un momento in cui avevo il massimo della consapevolezza. Il teatro non conosce le pause e quando si spengono le luci e si alza il sipario, il momento accade e non puoi intervenire, correggerlo. Proprio come la vita, che si evolve, cambia ogni giorno, ti presenta gioie, dolori, imprevisti.

Prossimi progetti?
Il mio progetto adesso è questo spettacolo e la ferma volontà di portarlo in tour il più possibile. Per tanti anni sono stato davanti a una telecamera e ciò che mi mancava davvero era il rapporto diretto con il pubblico. Il pubblico cambia ogni sera, ogni sera interagisce in modo diverso, proprio come nella vita. Ogni giorno puoi incontrare nuove persone, imbatterti in sorprese o in difficoltà, imprevisti, a teatro si manifesta ad esempio con un problema tecnico, e devi affrontarlo in quel momento.

Un consiglio per chi somiglia al Walter Nudo del passato? Di cosa coprirsi davvero non per essere vincenti, perché nella vita si perde anche, ma soprattutto per essere felici?
Per anni ci insegnano cosa aggiungere per diventare qualcuno: soldi, fama, bellezza, successo. Ho capito che il segreto non è chiedermi cosa aggiungere ma cosa togliere. È un gioco di sottrazioni, e la vita non è una gara in cui si è sempre vincenti. La vittoria arriva se togli prima di aggiungere, bisogna calare la maschera, essere autentici, senza paura di mostrarsi per ciò che si è. E questo è il cuore di tutto il mio spettacolo.

Nudo, schietto, sincero, sottrazione, onestà, cuore. Quante parole, nel corso di questa intervista, hanno assunto un valore nuovo e intenso. Ma lo avevo anticipato in fondo, sin dalle prime battute. Spogliarsi, nel senso metaforico del termine, non è mai stato così chiaramente un invito a “coprirsi” di verità. Grazie Walter Nudo.