Washington (ri)chiama Atene, oggi forse la svolta

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A cura di Antonio Arricale Adesso basta, la questione Grecia va risolta. Con un accordo, naturalmente. Ad alzare la voce – nei contenuti, almeno, se non nel tono A cura di Antonio Arricale Adesso basta, la questione Grecia va risolta. Con un accordo, naturalmente. Ad alzare la voce – nei contenuti, almeno, se non nel tono – è l’America. Ieri il Segretario del Tesoro USA, Jack Lew, ha chiamato il Ministro delle Finanze ellenico Yanis Varoufakis spiegandogli, semmai non l’avesse compreso, che un default di Atene, dunque, un mancato accordo con l’Ue danneggerebbe sia la Grecia che l’Europa. E non solo, forse. Ovviamente, la preoccupazione, ma sarebbe più corretto dire, il richiamo degli States è stato manifestato anche alla Commissione europea, come subito si è incaricato di farci sapere lo stesso Varoufakis attraverso il suo profilo Twitter. Dunque, a questo punto, la firma del compromesso non dovrebbe tardare ad arrivare. Al momento, le posizioni indicano il Governo Tsipras favorevole ad un allungamento dei tempi del rimborso dei prestiti, ma non al piano di risanamento imposto a suo tempo dalla Troika (Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea) come invece, da parte sua, continua a chiedere l’Ue. Ad ogni modo, oggi Atene invierà al presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, la richiesta di un’estensione di sei mesi del programma di aiuti con deliberazioni che puntano ad un compromesso tra i diktat dell’Europa e le esigenze della Penisola ellenica. Intanto, la BCE ha deciso di estendere per altre due settimane l’emergency liquidity assistance, il programma di finanziamento alle banche elleniche meglio noto come Ela. Si tratta di un fondo dal quale la Banca Centrale greca può attingere per fornire liquidità agli istituti di credito del Paese. Da notare, che l’Eurotower ha anche deciso di portare il plafond a disposizione a quota 68,3 miliardi di euro. Insomma, tutto fa pensare che il compromesso non dovrebbe essere lontano. E le borse ci credono. Borse asiatiche In una seduta caratterizzata dalla chiusura di molti mercati asiatici per le festività del nuovo anno lunare, il Nikkei ha fatto registrare un rialzo dello 0,36% salendo nel corso della giornata ai nuovi massimi da oltre 14 anni. La convinzione che nell’area Euro possa essere trovata una soluzione alla crisi Greca ed i buoni dati relativi soprattutto alla bilancia commerciale nipponica hanno agevolato gli acquisti sui titoli delle società esportatrici e su quelli delle compagnie di trasporto marittimo. Nello specifico il ministero delle Finanze giapponese ha reso noto, come detto, il dato relativo alla bilancia commerciale che in gennaio ha segnato un calo del 60% circa su base annua risultando migliore delle attese. L’export è cresciuto del 17,0% su base annua dopo il progresso del 12,8% di dicembre e a fronte del 13,5% di incremento atteso dagli economisti. L’import è calato del 9,0% dopo il progresso dell’1,9% in dicembre e a fronte della flessione del 4, 9% del consensus. Secondo quanto comunicato dall’Ufficio di Gabinetto giapponese il dato finale di dicembre dell’indice anticipatore si attesta a 105,6 punti, rivisto al rialzo dalla lettura preliminare di 105,2 (valore coincidente con le attese degli economisti) e contro i 103,9 punti di novembre. L’indice di coincidenza si è invece attestato a 110,7 punti in dicembre, livello più alto dal maggio 2014 che conferma la lettura preliminare, contro 109,2 punti di novembre (109,9 in ottobre). La Bank of Japan (Boj) vede una costante, seppur moderata, ripresa dell’economia nipponica. Nel suo rapporto mensile Recent Economic and Financial Developments, la BoJ ha sottolineato che la ripresa dei consumi resta fiacca in alcuni settori. L’istituto centrale ha migliorato il suo outlook in termini di export e produzione industriale. L’inflazione prevista è intorno allo 0,5% contro lo 0,5-1% stimato in precedenza. Rivista anche la stima di crescita dei prestiti delle banche da 2,5-3% a 2,5%. Mercoledì, la BoJ aveva confermato le sue politiche monetarie e il riacquisto di asset per 80.000 miliardi di yen, pari a 588 miliardi di euro, l’anno. Valore deciso lo scorso 31 ottobre. Borsa Usa A New York Dow Jones e S&P 500 hanno chiuso in ribasso rispettivamente dello 0,1% e dello 0,66% nonostante le rassicurazioni sui tassi di interesse da parte della Fed. Il Nasdaq Composite ha invece guadagnato lo 0,14%. Dalle minute del Fomc è emerso che la Fed non intende correre il rischio di anticipare troppo un incremento del costo del denaro per non mettere in pericolo la crescita economica. Deludenti i dati macroeconomici pubblicati in giornata. Il Dipartimento del Lavoro ha comunicato che l’indice grezzo dei prezzi alla produzione ha evidenziato, nel mese di gennaio, un calo dello 0,8% rispetto a dicembre, dopo il calo dello 0,3% della rilevazione precedente. Su Base annuale il PPI ha registrato una variazione nulla, inferiore alle attese fissate su un incremento dello 0,3%. L’indice core (esclusi energetici ed alimentari) e’ invece sceso dello 0,1% su base mensile (consensus +0,1%). Su base annuale, l’indice Core ha fatto segnare un incremento pari all’1,6%. I nuovi cantieri residenziali sono diminuiti nel mese di gennaio passando da 1.087 mila unità a 1.065 mila unità. Il dato e’ inferiore alle attese degli analisti che si aspettavano un valore pari a 1.070 mila unità. In calo anche le licenze edilizie passate da 1.060 mila unità a 1.053 mila unità (consensus 1.069 mila unità). Nel mese di gennaio la Produzione Industriale ha evidenziato un incremento dello 0,2% rispetto al mese precedente. Il dato e’ risultato inferiore alle stime degli addetti ai lavori (pari a +0,3%), in calo dal dato precedente pari a +0,3%. Il tasso di utilizzo della capacità produttiva si e’ attestato al 79,4%, in linea con la rilevazione precedente. Europa Le principali Borse europee hanno aperto la seduta in ribasso. Il Dax30 di Francoforte cede lo 0,3%, il Cac40 di Parigi lo 0,5%, il Ftse100 di Londra lo ,3% e l’Ibex35 di Madrid lo 0,6%. Capgemini +6%. Il gruppo specializzato nei servizi alle imprese nel 2014 ha migliorato il margine operativo più del previsto al 9,2%. Nel 2015 è atteso un ulteriore incremento al 9,5-9,8%. Il board ha proposto un dividendo di 1,20 euro per azione, in crescita rispetto a 1,1 euro di un anno prima. Essilor +1,5%. L’utile del produttore di lenti da vista nel 2014 è aumentato del 6,5% a 642 milioni di euro. Proposto un dividendo di 1,02 euro per azione (+8,5%). Randstad +4%. Lo specialista del lavoro interinale ha chiuso lo scorso trimestre con un Ebitda di 199 milioni di euro, in crescita del 26% rispetto allo stesso periodo di un anno prima e superiore alle attese (consensus 192 milioni). Il giro d’affari è aumentato del 5% a 4,5 miliardi. Italia Il Ftse Mib segna -0,39%, il Ftse Italia All-Share -0,35%, il Ftse Italia Mid Cap -0,06%, il Ftse Italia Star +0,10%. Avvio debole per Tenaris (-2,2%) che ha chiuso il quarto trimestre con ricavi pari a 2,677 miliardi di dollari, sostanzialmente stabili rispetto al quarto trimestre 2013 e in aumento dell’11% rispetto al trimestre precedente. L’Ebitda è calato del 4% su base annua a 712 milioni mentre il risultato operativo è diminuito a 350 milioni (-41% a/a, -19% t/t). L’utile netto passa da 409 milioni del quarto trimestre 2013 a 195 milioni. In rosso anche gli altri petroliferi Eni (-1%) e Saipem (-0,9%) a causa della correzione del greggio, con il WTI tornato sotto area 51 dollari/barile (dai quasi 55 dell’altro ieri) e il Brent sotto i 59 (da 63). L’indice EURO STOXX Oil & Gas segna -1,8%. Non accenna fermarsi invece il rally di Saras (+4,6% a 1,26 euro) che punta ormai apertamente al massimo del 2014 a 1,32 euro, resistenza strategica: sopra questo riferimento si prospetterebbe un notevole miglior amento del quadro grafico di lungo periodo (primo obiettivo a 1,50/1,55). Gli operatori attendono con impazienza il 24 febbraio, giorno in cui la società dei Moratti presenterà i conti 2014 ed eventualmente una revisione al rialzo dei target e il ritorno al dividendo. Incerti i bancari con l’indice FTSE Italia Banche a -0,5% e l’EURO STOXX Banks a -1%. Si indebolisce il BTP (rendimento +2 bp) a favore della sicurezza offerta dal Bund (-2 bp), con spread in conseguente rialzo di 4 bp a 127, nel giorno in cui la Grecia dovrebbe presentare una richiesta di estensione dei prestiti fino a sei mesi. Il ministro delle finanze ellenico, Yanis Varoufakis, si è detto fiducioso di ricevere l’approvazione dell’Eurogruppo domani in teleconferenza. Le divergenze al momento restano ancora forti: Atene chiede infatti una proroga ma solo dei finanziamenti, mentre l’Eurogruppo insiste affinchè l’estensione comprenda tutto il pacchetto di sal vataggio concordato a suo tempo con la Troika (UE, BCE e FMI), incluse quindi le misure di austerity (riforme e vincoli di bilancio). A Milano correggono Intesa Sanpaolo (-1,3%), UBI Banca (-0,1%), mentre sale ancora Banca MPS (+1,8%). RCS MediaGroup (+3,1%) prolunga il rally di ieri dopo che su richiesta Consob la società editoriale ha confermato le indiscrezioni circolate nella seduta precedente: il cda ha ricevuto una manifestazione di interesse da parte di Mondadori (+2,1%) in relazione alle attività librarie del Gruppo RCS.


I dati macro attesi oggi Giovedì 19 febbraio 2015 00:50 GIA Bilancia commerciale gen; 05:30 GIA Indice attività composito dic; 06:00 GIA Indice anticipatore (finale) dic; 08:45 FRA Inflazione gen; 10:00 EUR Verbali BCE; 10:00 EUR Bilancia partite correnti dic; 12:00 GB Indice CBI attese ordini industriali feb; 14:30 USA Richieste settimanali sussidi disoccupazione; 16:00 EUR Indice fiducia consumatori (flash) feb; 16:00 USA Indice anticipatore gen; 16:00 USA Indice Philadelphia Fed feb; 17:00 USA Scorte settimanali petrolio e derivati.