Welfare: Ugl Pensionati, nuovo housing sociale non cambia nulla per deboli

23

Roma, 24 mag. (Labitalia) – “Il ‘nuovo corso’, che l’housing sociale avrebbe dovuto rappresentare di nuovo, da noi ha davvero poco. Per i deboli e per gli ultimi non cambia nulla, se non che i casi, sono lievitati a dismisura. Non si contano più coloro che dormono in macchina, dentro vecchi catorci abbandonati; coloro che utilizzano box, cantine, baracche pericolanti, o riparano sotto i ponti a rischio della stessa vita. I più fortunati recuperano cartoni in prossimità dei cassonetti e con essi trovano rifugio e protezione nei pressi delle stazioni o sotto i portoni”. A dirlo Annamaria Albano, componente del comitato consultivo nazionale della Ugl Pensionati.

“L’elenco dei modi in cui queste persone -spiega- ricorrono per fare fronte alle mille avversità cui sono vittime è inesauribile. Costruttori e banche includono nei loro progetti tutti, ricchi e ultimi; aggiungono, alla categoria dei senza casa, situazioni sicuramente più gravi, per le quali non sarà certo un’abitazione a consentire una svolta alla loro esistenza. Tutto questo è fumo per occhi delle istituzioni, che in qualche modo devono contribuire, sia pure in parte, al finanziamento dell’utopia grandiosa, quanto rivoluzionaria, di quello che, per certo, non è housing sociale, ma più semplicemente becero pseudo housing sociale, che continuerà a sfornare abitazioni a caro prezzo soltanto per coloro che se le possono permettere”.

Potrebbe anche capitare, “come spesso è accaduto, che nuove cattedrali – avverte – verranno abbandonate nel cosiddetto deserto, perché non è più appetibile completare le opere progettate o, più semplicemente, è cambiata la situazione politica e i nuovi preferiranno pensare a coloro che li hanno sostenuti; oppure, i traguardi economici hanno raggiunto risultati talmente importanti da non rendere interessante andare avanti, per la serie: il progetto ha già dato”.

“Il nostro paese -fa notare Annamaria Albano- trabocca di case mai finite, di caserme dismesse, di ospedali abbandonati che cadono a pezzi; e che dire delle migliaia di case abbandonate, appartenenti al patrimonio pubblico residenziale in disuso, prima gestite dall’ex Iacp, adesso inutilizzate da conduttori, che a vario titolo se ne sono appropriate, che comunque, non le abitano perché dispongono della loro casa e, per ovvi motivi, non possono essere gli assegnatari. Recuperare gli immobili in disuso è ‘conditio sine qua non’ per dare un senso all’housing sociale vero, quello che potrebbe realizzare anche il sogno di coloro che, altrimenti, non avranno mai una casa. Costruttori e banche, per ottenere i sospirati finanziamenti, utilizzano argomenti convincenti, atti a rendere appetibili e generosi i loro progetti. E ci riescono pure, sapendo già che molte cose dette sono soltanto funzionali al loro successo, ma non saranno mai realizzate”.

“Fare housing sociale -sottolinea la sindacalista- significa produrre sul posto i servizi necessari agli abitanti: asilo per i bambini, supermercato, pronto soccorso, poste, parcheggio. Fare housing sociale significa ricostruire la comunità, combattere la miseria mentale, il pregiudizio, la solitudine, abolire le distanze, dare la mano a chi ha bisogno di non sentirsi escluso. Fare housing sociale significa non dimenticare le persone, specialmente i pensionati ‘normali’, che, per varie motivazioni, non sono nelle condizioni di accendere un mutuo, o di pagarsi un affitto per quanto ragionevole, questo, possa essere”.

“I pensionati -sostiene- che hanno aiutato figli e nipoti per tutta la vita continuano a farlo; molto spesso, capita comunque che anch’essi potrebbero avere bisogno di una casa, magari per non disturbare l’intimità dei figli, o più umanamente per vivere in libertà la propria. L’housing sociale diventerà tale soltanto quando i protagonisti di queste iniziative (governi compresi) riconosceranno nobile e indispensabile occuparsi, anche, di situazioni meno allettanti, e le istituzioni preposte decideranno di vegliare su di esse con l’onestà intellettuale che la situazione richiede, nel rispetto delle loro responsabilità e di chi ha bisogno”.