Yemen, il difficile compito della diplomazia internazionale

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Il Presidente Sergio Mattarella con S.E. la Signora Asmahan Abdulhameed AL-TOQI, Ambasciatore della Repubblica dello Yemen, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)
Da Euronews.com il polso di una situazione inaccettabile contando che non tutte le nazioni dello scacchiere mondiale hanno tratto vantaggio dalla globalizzazione: Lo Yemen è sull’orlo della peggiore carestia degli ultimi decenni, questo il grido d’allarme lanciato dall’Onu è sostenuto dall’Ambasciata in Italia di cui l’Ambasciatore Asmahan Abdulhameed Al-Toqi.  Lo Yemen è in “pericolo imminente” di cadere nella “peggiore carestia che il mondo abbia visto da decenni”, ha avvertito venerdì il diplomatico e segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, chiedendo un’azione immediata per salvare milioni di vite. La crisi, secondo le Nazioni Unite, è il risultato della forte riduzione dei fondi forniti alle operazioni umanitarie nel Paese, della mancanza di supporto esterno all’economia yemenita e dell’impatto del conflitto armato e degli ostacoli posti alle agenzie di aiuti umanitari, oltre alle inondazioni e agli effetti di un’infestazione di locuste. Guterres, in una dichiarazione, ha chiesto un’azione urgente per evitare una “catastrofe” e ha esortato tutte le parti ad astenersi da qualsiasi azione che possa peggiorare la situazione. “Rischiamo una tragedia non solo per l’immediata perdita di vite umane, ma anche per le conseguenze che si faranno sentire indefinitamente in futuro”, ha detto il diplomatico portoghese. Guterres ha anche messo in guardia contro qualsiasi “iniziativa unilaterale” che potrebbe rivelarsi negativa in un momento così fragile, con il rischio di carestia e con l’ONU che cerca di mediare per arrivare a una soluzione politica al conflitto tra il governo yemenita e i ribelli Houthi. Quando in conferenza stampa gli è stato chiesto della possibilità che gli Stati Uniti sanzionassero gli insorti, legati all’Iran, Guterres ha risposto: “Penso che non dovremmo smuovere le acque in questo momento”, ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite.
Guterres ha sottolineato il fatto che le Nazioni Unite sono in stretto contatto con tutte le parti per cercare di farle incontrare e adottare un cessate il fuoco e stabilire un dialogo politico, in un momento in cui c’è un “drammatico degrado della situazione umanitaria”. Il rischio, ha detto, è una carestia che “probabilmente non avrebbe paralleli nella storia recente, con l’eccezione della famosa carestia in Etiopia decenni fa”. Questo mese i servizi di emergenza delle Nazioni Unite avevano già avvertito del pericolo di una grande carestia a breve termine nello Yemen, dove ci sono livelli di malnutrizione nella popolazione mai visti prima e un bambino su quattro ne soffre. Il direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale, David Beasley, ha recentemente dichiarato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che nello Yemen “c’è una combinazione tossica di violenza in aumento, un crollo sempre più profondo dell’economia e della valuta e del covid-19”, che sta portando la miseria a un altro livello. Il Paese è da anni teatro della più grande crisi umanitaria del mondo, risultato del conflitto armato iniziato nel 2014, quando i ribelli Houthi hanno impugnato le armi contro il governo del presidente Abdo Rabu Mansur Hadi e hanno preso la capitale, Sana’a, rendendo vana ogni reazione ed iniziativa di tipo diplomatico.  Nel marzo 2015, una coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha iniziato il suo intervento militare a sostegno di Hadi, provocando l’escalation della violenza. Ciò a dimostrazione che in certi luoghi la diplomazia non può fare nulla anche perché non è sostenuta dalle nazioni che formano organizzazioni internazionali per la pace, quando la guerra è il principale strumento di vita nello Yemen.