Zamboni e l’amor mundi

“Sentire e scrivere la natura” è l’ultimo, interessante libro di Chiara Zamboni, docente di filosofia teoretica presso l’Università di Verona, che sarà presentato sabato 20 novembre, presso l’Istituto per gli Studi Filosofici, in occasione dell’inizio del corso di Counseling filosofico della Scuola di Alta Formazione “Metis”, diretta dalla docente di filosofia morale Giovanna Borrello.
Esponente dell’ecologia femminista e co-fondatrice insieme a Luisa Muraro, Adriana Cavarero e Wanda Tommasi, della Comunità femminile Diotima di Verona, nata dall’idea di “essere donne e pensare filosoficamente”, Chiara Zamboni coniuga nei suoi scritti l’amore per la filosofia pratica con un forte legame per il pensiero e la politica del movimento delle donne. La sua riflessione si sviluppa in perfetta sintonia e continuità d’intenti con la filosofa del pensiero della differenza sessuata Giovanna Borrello, che è stata tra le principali interpreti napoletane di tale fucina culturale femminile. Per la Zamboni sono essenziali le pratiche trasformative della realtà che richiedono partecipazione attiva, reti relazionali, circolazione di idee al femminile, di cui ne è un’interprete significativa la giornalista Stefania Tarantino, che interverrà al dibattito. La Zamboni, che nei suoi studi ha sempre posto in primo piano l’ordine simbolico della madre e il tema dell’origine, propone un rapporto di fiducia con la terra, con l’elemento biologico vivente che ci custodisce e ci permette di vivere. In sostanza, per l’autrice non bisogna lasciare più spazio né al dualismo cartesiano soggetto-oggetto, né all’ideologia tecnocratica. Il forte legame con la Natura, che per la filosofa si traduce nel binomio Ecologia-Femminismo, trova una sintesi superlativa anche grazie alle riflessioni condivise con la scienziata, ecologista e politica, Laura Conti, che ha studiato personalmente gli effetti devastanti sulla popolazione del disastro chimico di Seveso. Secondo la Conti bisogna rifiutare la conoscenza scientifica neutra e farsi coinvolgere singolarmente e sensibilmente, mediante una ragione pratica, radicata al femminile, al fine di realizzare un vero impegno etico, volto a rendere più bella la terra e a migliorare le condizioni di salute di tutte le creature umane e non umane del pianeta. L’amor mundi è, dunque, la chiave di lettura dello scritto della Zamboni che illumina il lettore con il suo sguardo incantato, sessualmente incarnato e relazionale nei confronti della Natura, distinta in Natura naturans e Natura naturata, che è energia e processo infinito, movimento generativo e germinativo in perenne divenire, e lo invita a riflettere. In realtà, pensare la Natura consente di costeggiare il sacro, il che significa “ascoltare il venire alla luce della parola segretamente coinvolta con il sentire che noi abbiamo delle cose”. È l’aurora, lo stato nascente di un nuovo movimento di luce, segno di una parola generante che Zamboni anela a scrivere, in quanto parola in perenne divenire, percepita come inseparabile dalle cose, dai vegetali, dagli animali. Per l’autrice, si tratta di ricercare una ragione saggia e mediatrice dei segreti chiaroscurali della Natura, non più di far riferimento ad una ragione solare per la quale la Natura va completamente illuminata e dominata. Il linguaggio mistico che parla da essere a essere, antica pratica di pensiero, non spinge ad interpretare i segni della Natura ma fa vivere i legami con essa, come qualcosa che riguarda intimamente l’individuo. Il legame di fiducia con la terra non è frutto di conoscenza, bensì è una disposizione relazionale con essa, fatta della risonanza delle cose del mondo nell’anima. Se l’anima è “la risonanza del gustare, toccare, vedere, più in generale sentire la natura”, Meister Eckart mette in guardia rispetto al solo sentire che allarga ed intensifica il mondo. Nelle sue Prediche racconta di Marta, che, secondo il Vangelo di Luca, ha la capacità di stare presso le cose senza che le cose occupino tutto lo spazio dell’anima. In tal modo, il filosofo mistico invita l’uomo a preservare la propria libertà, ad evitare la dispersione nel molteplice sensibile, risucchiato dalle cose, andando in giro a passeggiare con i cinque sensi, dimentico della salute della sua anima, frammento di cosmo nell’uomo, spinta dal desiderio di capire e non solo di sentire la Natura, avvertita come casa di un’esperienza stabile e sicura che può garantire qualità di vita, nutrendo. In Terra Madre la filosofa indiana Vandana Shiva critica il paradigma razionalista occidentale che, matematizzando la Natura, l’ha resa solo un campo d’indagine scientifica, manipolabile mediante la tecnologia, invece di sottolineare la dipendenza dell’uomo dalla Natura per vivere bene, sentirsi bene. Ecologia e femminismo s’intrecciano nel libro mediante la trattazione di illustri pensatori, quali Ingeborg Bachmann, Anna Maria Ortese, María Zambrano, Maurice Merleau-Ponty, il cui sentire diviene sempre più saggezza e scrittura, ricchezza simbolica ed espressiva. Tutti condividono l’inquietudine attuale per la Natura e “scrivono la Natura”, portando a comprensione il legame tra la parola germinativa e l’enigma dell’esperienza. “Il sentire è ciò che ci fa fare esperienza del bordo tra le cose nel loro apparire e il lato viscerale, inconscio della natura”. L’ecologia mostra che tutto il mondo, anzi tutto il cosmo è relazione, interconnessione, ma è una relazione incarnata, spesso inconscia, e solo la pratica della scrittura può aumentare il senso di realtà della terra, stabilendo un continuum tra cultura e Natura.