Zucco (Tea Party): Vi spiego i vantaggi del Bitcoin, la moneta virtuale sicura e rispettosa della privacy

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Semplici da utilizzare, sicuri e capaci di garantire la privacy. Ma anche troppo giovani per impedirne la volatilità o il potenziale utilizzo per attività che Semplici da utilizzare, sicuri e capaci di garantire la privacy. Ma anche troppo giovani per impedirne la volatilità o il potenziale utilizzo per attività che in Italia sono considerate illegali dai legislatori o addirittura in operazioni criminali. A tracciare un profilo dettagliato, tra vantaggi e rischi potenziali, dei “Bitcoin”, la nuova moneta virtuale creata nel 2009 e che sta prendendo piede anche in Italia (solo in Campania già sei esercizi commerciali ne fanno uso), è Giacomo Zucco, portavoce nazionale del Tea Party Italia, movimento che si batte contro gli eccessi del fisco e per la promozione del libero mercato. Tea Party è anche il primo e a oggi l’unico movimento in Italia che accetta donazioni in Bitcoin: una scelta, spiegano gli organizzatori, “dettata senza dubbio da motivi di praticità: i trasferimenti in Bitcoin sono un processo semplice, istantaneo, rispettoso della privacy e virtualmente gratuito a livello di commissioni”. Ma dietro questa decisione c’è anche a una presa di posizione ideale: “quella a favore della concorrenza in campo monetario”. Quali sono secondo lei le ragioni del boom del Bitcoin anche in Italia? Crede che possa servire davvero a far fronte alla crisi di liquidità del Paese? Non c’è il vantaggio di una risposta ai problema di liquidità: i bitcoin non possono essere creati dal nulla, esistono in numero finito nel protocollo e possono essere “estratti” in numero sempre decrescente fornendo potenza di calcolo per certificare le transazioni altrui…un’attività, questa di “minare i bitcoin”, che poteva essere fatta da ognuno con il proprio pc qualche tempo fa, ma che ora è appannaggio di business specializzati che richiedono grossi investimenti in hardware (per fare un paragone: se in California c’è un fiume pieno d’oro, i primi cercatori possono raccogliere intere pepite semplicemente passeggiando sulla riva. Chi arriva dopo può tirare su qualche pagliuzza organizzandosi con un setaccio. Chi arriva dopo anni di “sfruttamento” del fiume, se vuole minare oro, dovrà investire in costosi macchinari per scavare in profondità per inseguire filoni sotterranei). Quindi: se un negoziante o un cliente vogliono bitcoin, e non sono dei “minatori”, li devono comprare. Nessuna liquidità facile! E allora quali sono i vantaggi di questa moneta elettronica? Esiste il vantaggio della semplicità: una transazione in bitcoin puó essere fatta in pochi istanti utilizzando due cellulari con l’opportuna app installata. Nessuna necessità di spiccioli o resto. Si tratta di un sistema pratico come una carta di credito (se non di più: nessun macchinario pos specializzato da collegare alla rete telefonica, basta solo un comune cellulare), ma a differenza della carta di credito non ha sostanzialmente costi di transazione (per spese piccole si puó decidere anche di fare transazioni senza pagare nulla. Su spese più grosse, per motivi di sicurezza, si puó aggiungere una piccola fee, di qualche frazione di centesimo di euro di valore, per incentivare la rete a validare più in fretta la transazione un numero maggiore di volte). Ma non finisce qui. Ci sono altre ragioni alla base del boom dei Bitcoin. Quali? Il bitcoin ha il vantaggio della sicurezza: non è possibile clonare un “portafogli” bitcoin, e rapinare un negoziante di un suo conto bitcoin è decisamente complicato, anche perché é impossibile sapere se sta consegnando o meno al ladro tutti i suoi bitcoin oppure solo una parte minuscola di essi. E ancora: esiste il vantaggio della privacy. Privacy su internet? Anche se tutte le transazioni in bitcoin e tutti i saldi dei “portafogli” sono completamente in chiaro e visualizzabili facilmente da internet, i “portafogli” non sono nominali, e nessuno puó sapere a chi appartiene l’uno o l’altro, comprese le autorità statali. La rete bitcoin garantisce sostanzialmente a negoziante e cliente ancora più riservatezza e privacy dei contanti. Il bitcoin sta diventando anche uno strumento di marketing per molti esercizi commerciali. E’ così? Infatti, un ulteriore vantaggio del bitcoin è proprio il marketing: ad oggi esiste una comunità molto coesa e entusiasta attorno al mondo dei bitcoin, e un cartello “si accettano bitcoin”, oltre ad attirare l’attenzione e incuriosire qualcuno che ne ha sentito parlare vagamente, può portare un determinato esercizio commerciale ad essere scelto rispetto ad altri da gruppi di appassionati. Il primo bar di Roma ad avere deciso di accettare pagamenti in bitcoin ogni giovedì, per esempio, è diventato un punto di riferimento oramai fisso e tradizionale di decine e decine di “bitcoiner” della capitale, garantendo sicuramente un indotto maggiore. Questo è un vantaggio che verrà meno nel tempo (e che è marcato solo nelle zone molto urbanizzate con un bacino di utenti potenziali ampio), man mano che sempre più esercizi adotteranno questa forma di pagamento, ma al momento può essere rilevante. Parliamo ora degli svantaggi. A quali pericoli si può andare incontro accettando pagamenti in bitcoin? Bitcoin è una valuta ancora giovane: l’invenzione del protocollo è di pochi anni fa, e solo l’anno scorso era così poco utilizzato che un bitcoin valeva sul mercato solo pochi centesimi euro. Oggi un singolo bitcoin vale oltre 500 euro. Ed essendoci volumi ancora relativamente bassi e mancando strumenti di finanza speculativa a stabilizzare il mercato, il prezzo in euro è ancora abbastanza volatile. La volatilità si riduce ogni mese, ma esiste, e rende molto poco pratico, per esempio esporre i prezzi di beni o servizi direttamente in bitcoin (occorrerebbe modificarli come minimo ogni pochi giorni e in alcuni momenti di tensione sui mercati del cambio anche parecchie volte al giorno). Anche tenere una riserva in bitcoin, da parte di cliente e negoziante, rappresenta certamente ancora un rischio data l’instabilità del prezzo (ma d’altra parte anche un’opportunità: un negoziante che avesse venduto una pizza a 400 bitcoin l’anno scorso, si troverebbe ora con l’equivalente in bitcoin di oltre 200.000 euro sul “portafogli” solo grazie a quella transazione. Tuttavia anche se il prezzo sul lungo termine è sempre salito, nel breve puó scendere, anche notevolmente). Questo svantaggio nel tempo si ridurrà (si è già ridotto di molto negli ultimi mesi), ma servirà aspettare che il mercato si ingrandisca e che nascano i necessari strumenti di stabilizzazione (futures, nss, ecc.). E le insidie legate alla privacy? Proprio l’estrema privacy del sistema bitcoin, oltre a rappresentare un indiscutibile vantaggio, può nascondere alcune insidie. In particolare i bitcoin (come i contanti, ma con ancora maggiore facilità per certi versi) possono essere utilizzati per attività che in italia sono considerate illegali dai legislatori, o addirittura in atti intrinsecamente criminali. Questo potrebbe creare, sulla base di episodi particolari, un clima di pubblicità negativa sullo strumento, con conseguente percezione negativa in clienti e avventori ed eventualmente anche con conseguenze sul piano di divieti e proibizioni da parte delle istituzioni (anche se eventuali misure restrittive sarebbero difficilissime, se non impossibili, da applicare nella pratica, come nel caso del file-sharing peer-to-peer che preoccupa le major dell’entertainment). Ci possono essere rischi di speculazione? Una delle caratteristiche del protocollo bitcoin è che è “open source”: vuol dire che qualunque informatico può leggere il codice, e qualunque utente può chiedere a un “informatico di fiducia” di farlo per lui, al fine di sapere esattamente cosa fa il sistema e perché! Anche se l’identità dell’ideatore del protocollo rimane un mistero, il modo in cui funziona è chiaro a tutti, senza alcuna incognita. Se di “speculazione” si tratta, dev’essere una speculazione così geniale che nessuno, pur potendo spulciare ogni singola riga di codice, ha mai rilevato. Anche economicamente parlando non vedo particolari meccanismi che possano giustificare una simile supposizione. Una delle criticità dei bitcoin è il pericolo hacker. Essendo delle semplici stringhe possono essere rubati facilmente dai pirati informatici. Ha senso per un comune cittadino correre rischi di questo tipo? La piattaforma bitcoin, dalla sua creazione in versione alfa, non è mai stata hackerata. Mai. Nemmeno una volta. Sono stati hackerati siti di exchange online, o comunque servizi di terze parti. E i pericoli di servizi informatici di terze parti nati attorno al mondo Bitcoin sono del tutto paragonabili a quelli che caratterizzano Paypal o sistemi di Home-banking (phishing, truffe basate sull’interazione “umana”, ecc.). La crittografia che protegge le chiavi private nel protocollo Bitcoin è tanto solida quanto quella dei sistemi bancari e finanziari in genere, con la differenza che, venendo a mancare la necessità di fiducia in “terze parti” (con Bitcoin ognuno può essere facilmente la banca di se stesso), sono ridotti anche i rischi di furti o imbrogli tramite “ingegneria sociale”. I Bitcoin sono stati riconosciuti dagli Stati Uniti e dalla Germania e questo ha contribuito a far lievitare le loro quotazioni da sotto 200 dollari a oltre 1000. In Italia la Consob sta ancora studiando la materia. Crede che il riconoscimento ufficiale arriverà anche da noi? Non so quando il riconoscimento arriverà anche in Italia. Temo, dai confronti che ho visto fino ad ora tra esperti del settore ed enti di regolamentazione, che i burocrati italiani si trovino particolarmente spiazzati ed in alto mare davanti a questa innovazione tecnica, che per sua stessa natura è difficilissima (se non quasi impossibile, almeno a livello di sistema) da imbrigliare.